Caos di cittadinanza
26 Novembre Nov 2019 0600 26 novembre 2019

Ancora niente stabilizzazioni per i precari di Anpal. E ora spunta pure un’infornata di data scientist

Dopo l’ennesimo incontro tra le delegazioni dei precari, l’agenzia ha riproposto il piano di stabilizzazioni solo per 400 di loro, nonostante il dl salva imprese preveda tutt’altro. E ora spunta anche il progetto di assumere, nello stesso concorso, un certo numero di esperti di Big Data

Anpal Linkiesta
(Foto di Andrea Pirri)

Continua la saga dei 654 operatori precari di Anpal Servizi, che da oltre un anno, tra scioperi, sit-in e incontri ministeriali, chiedono la stabilizzazione all’interno dell’azienda che la scorsa estate ha assunto i 2.980 navigator del reddito di cittadinanza. Con la novità che ora la contrattualizzazione degli storici operatori delle politiche attive è prevista pure nel decreto salva imprese, da poco convertito in legge. Ma c’è un “ma”: nonostante nel decreto si parli della stabilizzazione di tutti i lavoratori, compresi i collaboratori e i 40 già lasciati a casa per effetto del decreto dignità, l’agenzia guidata al prof italoamericano esperto di Big Data, Mimmo Parisi, nell’incontro del 25 novembre ha riproposto invece il piano iniziale. Quello che prevedeva solo 400 stabilizzazioni, con contrattualizzazioni automatiche per tutti i tempi determinati e concorso riservato per soli 200 collaboratori su 520.

Con una novità: tra le nuove 400 assunzioni che dovranno avvenire tramite concorso, sarebbe previsto anche un certo numero di data scientist di cui l’agenzia dice di avere bisogno, probabilmente per occuparsi del futuro software che dovrà incrociare domanda e offerta di lavoro. E proprio la questione software ieri, nella stessa giornata dell’incontro con i rappresentanti dei precari, ha agitato pure le acque del cda dell’agenzia, dopo che una consulenza richiesta a Ernst & Young ha messo nero su bianco che il costo di realizzazione della piattaforma informatica sarebbe di meno di 1 milione di euro anziché i 25 messi a bilancio nel decreto del reddito di cittadinanza.

Sarebbe previsto anche un certo numero di data scientist di cui l’agenzia dice di avere bisogno, probabilmente per occuparsi del futuro software che dovrà incrociare domanda e offerta di lavoro

Ora, mentre gli stessi senatori e deputati di maggioranza sono pronti a presentare diverse interrogazioni all’indirizzo della ministra del Lavoro Nunzia Catalfo per chiedere che venga rispettato quanto previsto nel salva imprese (soprattutto a fronte dei possibili risparmi sulla realizzazione del software), gli storici operatori delle politiche attive – tutti in scadenza di contratto entro settembre 2020 – tornano a farsi sentire. In particolare il gruppo che si raccoglie attorno alla sigla Clap (Camere del lavoro autonomo e precario), primo sindacato di Anpal con 157 iscritti, che però l’azienda non vorrebbe riconoscere come rappresentativo avendo tra i propri iscritti soprattutto collaboratori e non dipendenti. Tanto da aver chiesto agli operatori iscritti alle Clap, che hanno scioperato lo scorso 20 novembre, di giustificare l’assenza mediante l’utilizzo di ferie o permessi.

Dopo l’infornata estiva dei navigator cococo, ad oggi Anpal Servizi risulta la società in house con più precari d’Europa. Ora il destino degli storici operatori delle politiche attive a termine dipende anche dal piano industriale, che non è stato ancora approvato. Nonostante il ruolo centrale di Anpal nella realizzazione della fase due del reddito di cittadinanza, quella della ricerca del lavoro per i beneficiari del sussidio. D’altronde, la circolare di Anpal sulle prime istruzioni destinate ai centri per l’impiego in vista del decollo della fase due è arrivata solo lo scorso 15 novembre, a otto mesi dalle prime erogazioni del reddito.

Gli storici operatori in scadenza di contratto, intanto, hanno contribuito pure a formare i navigator senza esperienza selezionati nel quizzone estivo. E ora, dopo aver ottenuto la stabilizzazione per legge, davanti al muro di Anpal servizi, chiedono che il tavolo della trattativa torni al ministero del Lavoro, da dove era partito lo scorso settembre, in modo da applicare il piano di stabilizzazioni del salva imprese. E su questo si è mostrato favorevole anche Giovanni Capizzuto, capo della segreteria della ministra nonché membro del cda di Anpal. Che però potrebbe presto annunciare le sue dimissioni. In un clima di scontro all’interno del cda di Anpal, che ieri ha fatto annullare tutti gli appuntamenti di giornata al presidente Parisi.

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