Un’Aula sorda e grigia da talk show
29 Novembre Nov 2019 0600 29 novembre 2019

Scene da un Parlamento fascio-leghista prossimo venturo

Una giornata alla Camera mostra il vero volto del populismo nazionalista. I sondaggi dicono che a breve sarà anche maggioranza, ecco perché far continuare la legislatura e, magari, passare al proporzionale

Rissa In Parlamento Twitter_Linkiesta

Oggi la Lega ha 124 deputati su 630. Se a questi aggiungiamo i 35 di Fratelli d'Italia fanno 159. Una minoranza in grado di fare un gran casino in Aula, come si è visto mercoledì sera. Ma comunque è una minoranza. Ipotizziamo invece che, vincendo nuove elezioni, i "legamelonisti" arrivino a 300, 350, di più ancora: l'aula di Montecitorio potrebbe davvero diventare un bivacco di manipoli, secondo l’orribile ma vivida espressione usata da Benito Mussolini nel famoso discorso alla Camera del 16 novembre 1922.

D’altra parte la scena è stata davvero penosa per un’istituzione parlamentare già sfibrata di suo. Di incidenti la storia parlamentare è costellata, e tuttavia quella dell’altra sera ha colpito anche e soprattutto per la sua gratuità: in fondo si discuteva del Mes, non esattamente una questione che lacera le coscienze. Tutti hanno potuta vederla sui social. Ma chi ha potuto visionare le immagini ben più complete e esaurienti realizzate dal circuito interno della Camera dei deputati ha detto che la gazzarra è stata anche peggio.

Alcune deputate sono state pesantemente insolentite. Che qualche colpo è volato (Mulè di Forza Italia è caduto è si è fatto pure male). Soprattutto, che il presidente Roberto Fico è stato attaccato persino da un membro dell'ufficio di presidenza di Montecitorio, il leghista Marzio Liuni, mentre l’ultrà atalantino Belotti guidava i suoi verso il centro dell’aula con a fianco due ex sottosegretari, Molteni e Giorgetti, proprio quello che vuole scrivere le regole del gioco con gli altri partiti. Ha cominciato male.

E allora, per esempio, un vecchio parlamentare come Bruno Tabacci sconsolato mormorava: «Questi sono fatti così, non c'è niente da fare». Altro che tavolo delle regole.

La parola “fascisti" l'hanno pensata in molti anche se pronunciata in pochi, perché evidentemente non è tanto à la page, e tuttavia sono ormai in parecchi nella maggioranza di governo e segnatamente nel Pd a pensare che andare a votare sarebbe davvero un rischio troppo alto

La parola “fascisti" l'hanno pensata in molti anche se pronunciata in pochi, perché evidentemente non è tanto à la page, e tuttavia sono ormai in parecchi nella maggioranza di governo e segnatamente nel Pd a pensare che andare a votare sarebbe davvero un rischio troppo alto: pensando a quello che potrebbero fare "questi" se stravincessero le elezioni (che allo stato dei fatti non è davvero ipotesi di scuola).

Ormai nelle aule parlamentari succede di tutto e nessuno se ne meraviglia più. Un gigantesco talk show si svolge davanti al prezioso fregio di Aristide Sartorio, nei banchi dove discussero i Nenni, i Terracini, ma anche, in tempo meno lontani, i Pannella, i Napolitano, i De Mita. Adesso nessuno ascolta nessuno, oppure ci si dà sulla voce come da Del Debbio o Giletti, si impugnano gli smartphone, si entra, si posa lo zainetto - com’erano più dignitose le vecchie cartelle di cuoio! - si esce, “ma a che ora finisce la seduta?”. In aula, grossomodo, o non c’è nessuno o si fa casino.

«Facce ‘na foto/ Sensi/ facce ‘na foto», gridavano in stile curva sud i meloniani con la mano a paletta verso il deputato del Pd che spesso immortala e posta sui social angosciose foto di un’aula deserta

«Facce ‘na foto/ Sensi/ facce ‘na foto», gridavano in stile curva sud i meloniani con la mano a paletta verso il deputato del Pd che spesso immortala e posta sui social angosciose foto di un’aula deserta. E poi può capitare la buñueliana scena dell’onorevole Flavio Di Muro (leghista pure lui) chiedere la parola «sull’ordine dei lavori» e chiedere inopinatamente alla fidanzata presente in tribuna «Elisa, mi vuoi sposare?»con tanto di anello tirato fuori. Ma dove siamo arrivati.

Ma - follie a parte - dalla rissa di mercoledì sera ("stigmatizzata" da una conferenza informale dei capigruppo, presupposto di misure disciplinari vedremo quanto severe) emerge un "bipolarismo d'aula" che contrappone il Pd alla Lega con i Cinque stelle che fischiettano, rappresentazione plastica di un bipolarismo politico destra (Lega)-sinistra (Pd) che va caratterizzando lo scenario italiano, mentre la vacuità dei grillini risalta nella sua opacità - con tanti saluti al “politico” Beppe Grillo, nel frattempo ri-sparito.

Ed è proprio in forza di questa rappresentazione ormai anche fisica che Zingaretti propugna un sistema elettorale a doppio turno. Peccato che proprio la gazzarra dell'altra sera evochi, come detto, i fantasmi di un'aula sorda e grigia dominata con tutti i mezzi dalla nuova destra italiana, muscolare e in fin dei conti antiparlamentare proprio come quella dei suoi “nonni”.

Ora sarà da vedere se la sceneggiata di mercoledì potrà indurre il Pd a rifare i conti e a chiedersi se non sia meglio una legge proporzionale che in qualche modo contenga i rischi, per non rassegnarsi al peggio, all’incubo del bivacco dei manipoli.

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