Francesco Floris
Occident Ex-Press
15 Ottobre Ott 2015 1521 15 ottobre 2015

Milano: Prefetto, Aler e Comune non si parlano e sgomberano la famiglia sotto tutela speciale

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Sembra una storia di case popolari milanesi uguale a tante altre, ma non lo è.

La mattina di mercoledì 14 ottobre è stato tentato uno sgombero nei confronti di una famiglia di tre persone, composta da padre lavoratore, madre disoccupata e con problemi di salute, e la loro figlia di dieci anni.

Sono occupanti abusivi da diversi anni, in una delle case Aler di via Ucelli di Nemi, vicino alla tangenziale est nella zona di Ponte Lambro. I metodi con cui si è effettuato lo sgombero sono quelli abituali: il marito è uscito di casa alle 8 del mattino per andare a lavoro, la moglie è uscita dieci minuti dopo per accompagnare la figlia a scuola e ha notato due persone appostate fuori dalla sua abitazione che non erano facce abituali della zona. Quando è rientrata alle 8:30, le due persone si sono palesate come poliziotti, intimandole di consegnare le chiavi di casa. La donna ha dato in escandescenza rifiutandosi di collaborare e, soffrendo di problemi d'asma, ha avuto un attacco senza avere la possibilità di entrare in casa per prendere il proprio inalatore. Dopo l'ennesimo rifiuto di consegnare le chiavi, le forze di polizia hanno sfondato la porta di casa e staccato immediatamente i contatori di luce e gas.

Peccato che la famiglia in questione rientrasse in un programma di tutela speciale, in fase di sperimentazione su 30 famiglie in tutta la città di Milano: 26 nuclei familiari nelle case di proprietà del Comune in via Rilke e altre 4 famiglie negli alloggi Aler di via Ucelli di Nemi.

Il regime di tutela ha uno di quei nomi in burocratese: si chiama 34 comma 8, tradotto significa "stato di necessità accertato dall'autorità giudiziaria o dai servizi sociali del Comune". Si tratta dell'unica vittoria ottenuta dai sindacati degli inquilini all'epoca del varo della legge regionale 27 del 2009, o Testo unico regionale in materia di edilizia residenziale pubblica. Targato epoca Formigoni, l'articolo 34 viene approvato la prima volta nel 2007 per poi essere definitivamente ratificato il 4 dicembre del 2009, e prevede l'applicazione di canoni d'affitto molto favorevoli nel caso di famiglie a basso reddito e basso patrimonio. La famiglia sgomberata stava proprio aspettando il responso della commissione incaricata di valutare la loro domanda.

Aler, Prefettura e Comune sgomberano una famiglia di occupanti abusivi dopo che gli stessi Aler, Prefettura e Comune hanno inserito quella famiglia in un elenco di 30 famiglie tutelate speciali, in base al Testo unico regionale del 2009. Quanto è costato questo teatrino?

Nel 2012 l'ex assessore alla Casa del Comune di Milano, Lucia Castellano - oggi capogruppo in regione con "Ambrosoli Presidente Patto Civico" - firma un protocollo d'intesa per provare a rendere efficace lo "stato di necessità" sul territorio milanese. Poi nel 2013 viene eletta al Pirellone e sostituita al Demanio dall'attuale assessore, Daniela Benelli - la discussione viene ritardata e, fra uno slittamento e l'altro, si arriva fino al 2014 con in mano un pungo di mosche e una legge regionale di fatto inapplicata da cinque anni.

Un anno fa scoppia a Milano "l'autunno caldo" delle case popolari, che colpisce con forza diverse periferie cittadine: dal Giambellino al Corvetto, non si contano le manifestazioni di protesta contro gli sgomberi e gli scontri con le forze dell'ordine. E allora, a fine novembre dello scorso anno, la Prefettura meneghina convoca un tavolo per la programmazione degli sgomberi. In corso Monforte si comincia a valutare con largo anticipo la situazione degli occupanti abusivi e torna in auge l'ipotesi di sperimentare la clausola prevista dalle legge regionale nei confronti di famiglie in particolare difficoltà economica. A quel tavolo siedono il Prefetto, Francesco Paolo Tronca (o un suo delegato), Aler, la Questura, l'assessorato alla Casa di Daniela Benelli e saltuariamente anche i delegati degli assessori alla Sicurezza, Granelli, e alle Politiche sociali, Majorino.

Nessuno, fra gli attori presenti al tavolo, tutti muniti della lista completa dei 34 comma 8, si è accorto dell'errore che si stava commettendo la scorsa mattina? Improbabile.

Resta il fatto che lo sgombero è proseguito fino a quando i sindacati degli inquilini non hanno alzato il telefono per chiamare in Prefettura e denunciare l'accaduto. A quel punto le forze di polizia sono state bloccate e anche il clima di tensione è svanito.

Oltre all'imbarazzante danno d'immagine e un caso che sarebbe grottesco se non fosse drammatico, rimane una domanda: quanti soldi è costato alle casse pubbliche, fra uomini, camionette e carte bollate, questo banale errore? Rimaniamo in attesa di una risposta.

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