Luca De Cristofaro
Il labirinto di Cnosso
1 Febbraio Feb 2016 2106 01 febbraio 2016

Sfottere i mafiosi: un modo efficace per contrastarli

Silenzio 11

Come avete saputo, è andato in onda sabato 30 gennaio, in seconda serata, nel format “Cose Nostre” di Rai Uno, la puntata dedicata a Pino Maniaci, fondatore e conduttore di Telejato Notizie, emittente televisiva di Partinico, paese di trentamila abitanti della provincia palermitana e nel mezzo tra Cinisi e San Giuseppe Jato.

Telejato – Operativa dal 1999 e gestita dalla famiglia Maniaci, l’emittente, ha come bacino d’utenza non soltanto Partinico, ma diversi altri comuni della provincia di Palermo e si estende fino a Corleone.
Si caratterizza in quanto Telejato è da sempre stata il megafono dell’antimafia, un occhio sulla città in merito a fatti relativi alle questioni ambientali, amministrative, speculative ed economiche.
Tra i collaboratori però un elemento di spicco è Salvo Vitale, amico di Peppino Impastato e conduttore insieme a Peppino della trasmissione “Onda Pazza” su “Radio Aut”. L’emittente è stata più volte bersaglio dei Fardazza (che in siciliano si traduce in ‘straccio vecchio’), cosca mafiosa locale della famiglia Vitale. Nella puntata trasmessa su Rai Uno, Pino Maniaci, che oggi vive sotto scorta, racconta che il figlio del boss nel 2008 ha tentato di strozzarlo con la sua stessa cravatta e Pino si sarebbe salvato per il doppio nodo, insegnamento di suo padre. Nel 2014 invece i Fardazza hanno toccato i sentimenti di Pino, come egli stesso ha raccontato a ‘Cose Nostre’, impiccando i suoi due cani, a cui Pino era molto legato. Oggi, per fortuna, la redazione di Telejato ‘ospita’ altri cani, altrettanto affettuosi e coccolati.

Dunque, il giornalismo di Maniaci è un giornalismo di frontiera, di strada, fatto di ‘attributi’ e di inchieste.
Ma l’asso nella manica sembrerebbe essere la capacità di Pino di sfottere, nel pieno senso della parola, attraverso un linguaggio forte e crudo, la mafia e i mafiosi. Un po’ come faceva Impastato su Radio Aut. Risulta essere un’arma vincente poiché i mafiosi si sentono feriti nel loro ‘onore’. Ad esempio, Pino, i mafiosi li chiama “PDM”, cioè, “Pezzi di merda”, dice di loro, nel suo dialetto, che sono “nuddu miscatu cu nenti” (una persona che non conta nulla). Inoltre, si rivolge ai mafiosi con ironia. E questa sembra sia la seconda ‘arma bianca’ di Pino. Usata a dovere ieri, 31 gennaio, con un video sulla sua pagina Fb nel quale fa gli auguri di buon compleanno a Bernardo Provenzano.
Questo tipo di comunicazione andrebbe esportata in altri contesti antimafia in Italia, in sostituzione di un improduttivo e finto buonismo, anche nei confronti di chi, mafioso, si traveste da persona onesta. E, quando finalmente la verità verrà a galla, i mafiosi, come dice il “giornalista giornalista” partinicese, andranno "emarginati, schifiati, sputati”.

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