Simone Paoli
Actarus
10 Luglio Lug 2016 1841 10 luglio 2016

La Riforma Costituzionale for dummies. Parliamone

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Il Voto sulla Riforma Costituzionale si avvicina. Una guida semplice per capire su cosa ci esprimeremo.

Impazza ormai da tempo (pure troppo) la campagna elettorale in vista del Referendum Costituzionale di Ottobre (Novembre?). Le tifoserie in campo hanno da subito impostato il tutto come La battaglia campale e gli eserciti sono già sul campo. Qui però, sappiate che troverete le idee di chi al momento non ha ancora deciso e vuole semplicemente discutere.

Permettetemi di condividere alcune premesse, che mi paiono doverose:

  1. Nonostante il disperato e dannosissimo tentativo di farne un test sul Governo (o meglio, sul Presidente del Consiglio) da parte dello stesso Renzi e dei suoi oppositori, questo referendum è molto più importante.
  2. Non finiremo “nella più buia delle dittature” se passa il Sì, non “arriveranno millemila piaghe d’Egitto” se vincerà il No (a meno che non lavoriate per il Centro Studi di Confindustria)
  3. “Chi vota sì è Fascista e chi vota no è di Casa Pound” è una colossale sciocchezza, altrettanto lo sono patenti di Partigiani veri e falsi
  4. Non è vero che se non passa questo Referendum non si potranno fare altre riforme, tant’è che questa è la terza molto rilevante in 15 anni, e molte piccole correzioni sono state fatte. E’ vero che questi processi di riforma non sono immediati e richiedono tempo. In particolare la riforma del 2006 poi bocciata da un analogo Referendum era a mio avviso simile e migliore. Chi allora votò no, per logica dovrebbe opporsi ancor di più a questa, se nel frattempo non ha cambiato radicalmente idea.
  5. E’ importante che tutti vengano coinvolti nelle discussioni. Perché il mio voto vale quanto quello di un Costituzionalista, sia esso per il Sì, sia esso per il No. E finché verrà loro permesso, votano pure gli anziani e quelli senza laurea (basta o serve un master?)
  6. Italicum sì o Italicum no? Il referendum non c’entra nulla con la legge elettorale, se non nella previsione che a partire dall’Italicum saranno tutte sottoposte a vaglio preventivo della Corte Costituzionale. Quindi bisogna valutare la Riforma in modo indipendente dalla legge elettorale, modificabile con legge ordinaria.

E’ fondamentale che tutti comprendano come si stia parlando delle regole fondamentali del nostro Stato, che non avranno la durata di un batter di ciglia e l’effetto di una cura omeopatica. Questa riforma va a toccare 45 articoli su 139: interviene pesantemente nella struttura stessa dello Stato, del modo di governare e di formare le leggi. La sola domanda che conta è: queste riforme sono efficaci oppure no? Sono logiche oppure no?

Quindi è del tutto irrilevante se chi le ha fatte sia biondo o bruno, bello o brutto, perché è stato seguito il processo di riforma previsto dalla attuale Costituzione, e quindi la polemica sulla legittimità, sulla composizione della maggioranza e così via sono ormai solo folklore politico e zero sostanza.

Leggendomi la nuova versione della Carta, così come uscita dal Parlamento (è stato un esercizio piuttosto noioso, ma che invito tutti a fare, magari con la pazienza di andare a leggere il più possibile i commenti di chi è per il No e di chi è per il Sì) senza la pretesa di sostituirmi a Costituzionalisti, Professoroni e Vati del diritto, espongo ciò che ho compreso.

(Avviso: inizia ora una parte noiosa, se preferite saltate alle conclusioni)

Per chi non lo sapesse. La Costituzione Italiana è divisa in tre parti: Principi Fondamentali, Parte prima (Dei diritti e doveri dei Cittadini, su rapporti Civili, Etico-Sociali, Economici e Politici) e Parte Seconda. La Riforma non tocca nulla di Principi Fondamentali e parte Prima, ad eccezione dell’art 48 adeguato per l’elezione della circoscrizione estero alla sola Camera.

Ad uscire completamente stravolta è quindi la parte Seconda, quella sull’Ordinamento della Repubblica, ad eccezione del Titolo quarto sulla Magistratura.

I vari articoli modificati (tralascio quelli in cui semplicemente si fa ora riferimento alla sola Camera dei Deputati):

ART 55: Articolo cardine perché “rompe” il bicameralismo perfetto. Introduce la fiducia alla sola Camera dei Deputati, e descrive composizione e funzioni del “nuovo” Senato. Peccato che 1) non si sappia come sarà composto 2) che le competenze siano piuttosto confuse 3) cosa sia la “Verifica dell’attuazione delle leggi dello Stato” non si sa.

ART 57: Composizione del Senato che scende da 315 a 100 membri, 95 eletti dalle “istituzioni territoriali” e 5 di nomina presidenziale. Come saranno nominati i 95 si può solo intuire, nel senso che fatte salve 11 regioni con 2 rappresentanti, gli altri saranno in base alla popolazione. Come ogni Ente territoriale nominerà i rappresentanti, garantendo le minoranze, tenendo poi conto che la durata è legata alla carica territoriale? Boh.

ART 59: Addio ai Senatori a vita (eccezione solo gli ex presidenti della Repubblica), ma il Presidente della Repubblica potrà nominarne per 7 anni e non rinnovabili. I Senatori a vita già nominati resteranno tali per norma transitoria.

ART 63: il regolamento del Senato dovrà prevedere le clausole di incompatibilità tra carica Territoriale e Senato

ART 66: la decadenza da carica Territoriale comporta automaticamente la perdita della carica di Senatore

ART 67: Resta il divieto di vincolo di mandato, ma i Senatori non rappresentano più la Nazione

ART 69: Solo i deputati ricevono indennità. Non si sa cosa succede ai senatori settennali e a vita, mentre per gli altri non ci dovrebbero essere indennità. Però non è scritto chiaramente.

ART 70: (Importantissimo) Supera “quasi” il bicameralismo, in quanto le leggi ordinarie saranno approvate dalla sola Camera dei Deputati. Vi sono però delle leggi che restano “bicamerali” e sono indicate tassativamente e cioè leggi:

> attuazione costituzione su certe materie indicate

> riguardanti l’ordinamento degli enti locali

> di principio sulle associazioni fra comuni

> formazione/attuazione diritto UE

> costituzionali

> su prerogative senatori

> elettorale Senato

> ratifica trattati UE

> attuazione titolo V

Vi è poi la possibilità del Senato, se almeno un terzo dei Senatori lo richieda entro 10 giorni, di proporre modifiche alle leggi uscite dalla Camera, che entro 30 giorni deve esprimersi. E’ uno degli articoli più complessi, con meccanismi non sempre chiari

ART 71: Le proposte di legge potranno essere fatte: 1) dal Senato (se a maggioranza assoluta), e saranno valutate entro 6 mesi; 2) su iniziativa popolare con 150.000 firme (prima 50.000, tempi e modi da stabilire dai regolamenti parlamentari); 3) con referendum consultivi ed altre forme le cui modalità saranno stabilite con successiva legge costituzionale e altra legge di attuazione (qui siamo alla fantasia al potere, se mi è consentito)

ART 72: Regola i passaggi delle leggi tra Camera e Senato (se coinvolto), in base alle nuove competenze. Importante la previsione che il Governo possa chiedere alla Camera una corsia preferenziale con voto a scadenza fissa (settanta o ottantacinque giorni). Un’alternativa ai decreti d’urgenza.

ART 73: inserita la previsione che le leggi elettorali saranno sottoposte al vaglio della Corte Costituzionale prima di essere promulgate (L’Italicum lo sarà per norma provvisoria)

ART 75: cambia il referendum abrogativo: se è chiesto non da 500.000, ma da 800.000 elettori, il quorum non sarà più la metà più uno degli aventi diritto, ma la metà più uno di chi ha votato alle ultime elezioni. Si spera così di abbassare il fattore somma astensioni + no.

ART 77: introduce in Costituzione il limite alla decretazione d’urgenza. Viene inoltre proibito che in sede di esame parlamentare di un decreto vengano aggiunte disposizioni estranee (era ora)

ART 80: I trattati internazionali saranno di competenza della Camera. Quelli relativi alla UE di entrambe le Camere. (Mi pare un pochino discutibile la distinzione, ma è un dettaglio)

ART 83: Cambiano i quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica, che vengono alzati, non basterà più la maggioranza assoluta dopo il quarto scrutinio, ma serviranno i 3/5 dell’assemblea e dal settimo i 3/5 dei votanti.

ART 94: Solo la Camera dà la fiducia al governo

ART 97: Introdotto l’obbligo di trasparenza delle pubbliche amministrazioni.

ART 99: Abolito il CNEL, uno degli enti più inutili della Repubblica

ART 114: Abolito il riferimento alle Province, sistemando così il problema per la loro cancellazione definitiva.

ARTR 116: Per le regioni e province a statuto speciale, a determinate condizioni (ad esempio che siano in pareggio di bilancio) potranno essere date altre competenze se richieste ed approvate con legge di Camera e Senato

ART 117: Viene ampliato l’elenco delle competenze esclusive dello Stato (salute, politiche sociali, sicurezza alimentare, sport, istruzione…). Sono abolite le materie concorrenti. Elenca poi le competenze regionali, salvo lasciare aperta la porta (…nonché in ogni materia non espressamente riservata alla competenza esclusiva dello Stato) ad ulteriori competenze. In ogni caso il Governo per garantire l’unità nazionale potrà intervenire anche in materie regionali.

ART 119: tolte le Province, sarà lo Stato a coordinare e definire riferimenti di costo e fabbisogno.

ART 120: singoli amministratori regionali e locali potranno essere esclusi dall’esercizio delle funzioni se avranno portato il loro ente al dissesto finanziario.

ART 122: una legge Statale dovrà stabilire i limiti agli emolumenti dei consiglieri regionali e le modalità per garantire la parità di genere nei consigli regionali

ART 135: I giudici della Corte Costituzionale saranno 3 dalla Camera e 2 dal Senato,

Va detto che molte di queste novità saranno effettivamente chiare nelle loro modalità solo dopo l’approvazione di nuovi regolamenti di Camera e Senato, ulteriori leggi Costituzionali e leggi ordinarie varie.

Conclusioni.

Questa riforma non è certo un correttivo. Incide moltissimo sul processo di formazione delle leggi, più di ogni altro aspetto. Non tocca i poteri del Premier, non tocca quelli del Presidente della Repubblica (forse limita un po’ quello di scioglimento della Camera), non tocca quelli della Magistratura. Affermare quindi che aprirebbe ad una dittatura mi pare del tutto forzato.

Migliora effettivamente la formazione delle leggi? A leggere la risposta dovrebbe essere sì. Va detto però che in realtà per come è scritta potrebbero aprirsi un sacco di dubbi. Inoltre senza sapere come saranno regolamenti e leggi attuative varie si resta al buio su aspetti pesanti. Sui Referendum abrogativi mi convince abbastanza la soluzione proposta, posto che io avrei messo una percentuale per il numero di firme ed eliminato il quorum. I referendum propositivi invece sono ingiudicabili.

Si supera il bicameralismo perfetto? A mio avviso solo molto parzialmente. Bene la fiducia solo alla Camera. Ma tutto il resto, a partire da come è formato il Senato ai suoi poteri non mi convince per nulla. E’ un pastrocchio dovuto ai compromessi, ma il risultato è scarso.

Abolizione del CNEL e delle Province sono benvenuti, ma onestamente non sono certo il cuore della Riforma.

Ora ci attendono mesi di dura campagna. Vedremo se e chi saprà convincere gli elettori che questa Riforma sia un passo avanti o un passo indietro. Ricordiamoci solo, quando andremo a votare, che stiamo decidendo qualcosa di più del destino di un politico di passaggio.

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