Federico Iarlori
From Paris with blog
1 Marzo Mar 2017 2332 01 marzo 2017

Perché Fillon non si ritira dalle presidenziali?

Fillon3

Abbiamo avuto la prova che i politici disonesti (o presunti tali) non esistono solo in Italia. Anzi, di più: abbiamo avuto la prova che anche in Francia, pur avendo il fiato sul collo da parte della magistratura, decidono di restare al loro posto, denunciando con fierezza un complotto mediatico-giudiziario nei loro confronti. Vi ricorda qualcuno?

Ecco a voi Monsieur François Fillon, ex Primo ministro sotto la presidenza Sarkozy, trionfatore delle primarie della destra e (ex) favorito alle prossime presidenziali. Finito sotto indagine per aver creato un lavoro fittizio per la moglie (800mila euro di stipendio rubati allo Stato), poi per aver fatto lo stesso con i due figli e infine (?) - notizia fresca fresca - per aver fatto lo stesso con un ennesimo assistente parlamentare, il leader dei Républicains ha dichiarato in conferenza stampa che “andrà fino in fondo” e che non ha nessuna intenzione di abbandonare la corsa all’Eliseo. Una presa di posizione alquanto surreale per un candidato che ha basato la campagna elettorale sull’onestà, la trasparenza e la solidità dei valori cattolici.

François Fillon e la moglie Pénélope

Come mai questa scelta così incosciente? Fillon si sta scavando la fossa da solo? Può darsi, ma la sua strategia potrebbe essere vincente. Il leader conservatore, infatti, è un politico vecchio stampo. Lontano anni luce sia da Marine Le Pen (donna anti-sistema), così come dal damerino cresciuto nella bambagia Emmanuel Macron e dal candidato socialista, l’outsider Benoît Hamon, Fillon è l'unico che sembra poter incarnare lo spirito del classico presidenzialismo alla francese, quello che il generale De Gaulle, nel fondare la Quinta Repubblica, definì “monarchia repubblicana”. Eh sì, perché è vero che i francesi hanno tagliato la testa al re, ma è anche vero che - fuori da Parigi - restano pur sempre un popolo di cattolici - vedi le clamorose manifestazioni contro la legge sui matrimoni gay - e, sotto sotto, di nostalgici della monarchia. Un altro pianeta, insomma, rispetto ai politici dei Paesi protestanti, capaci di dimettersi per uno scontrino sospetto o per aver copiato la tesi di laurea.

Da buon uomo di Stato, o presunto tale, Fillon ritiene - forse giustamente - che il futuro Presidente della Repubblica debba mostrare al suo popolo di avere la spina dorsale per affrontare tutte le difficoltà che si frappongono fra lui e il ruolo che è chiamato a rivestire. Cosa penserebbero i suoi sudditi di un leader che si lascia scoraggiare da un “insignificante” affare giudiziario? Un uomo così debole, così remissivo, come potrebbe mai affrontare i Putin e i Trump di turno, far valere gli interessi del proprio Paese al tavolo delle trattative europee, combattere il terrorismo, risolvere la piaga della disoccupazione, occuparsi della crescita economica e via dicendo? Chi, inoltre, potrebbe farlo meglio di lui? Marine la xenofoba? Macron lo sbarbatello?

Il generale Charles De Gaulle

Detto questo, è pur vero che Fillon si è ritrovato con le spalle al muro. Aveva due possibilità: ritirarsi dalla corsa all'Eliseo e uscire definitivamente dalla scena politica - così facendo avrebbe perso anche la stima e il consenso di chi, nonostante tutto, lo sostiene ancora ed è disposto a bersi la storia del complotto (un po’ come era accaduto da noi con Berlusconi) -, oppure rilanciare e giocarsi la carta del duro che tutti - avversari politici, media, magistratura - vogliono buttare giù con ogni mezzo, ma che non molla. E’ quello che sta facendo, complice anche la voragine che la ritirata di Sarkozy ha lasciato nel suo partito e la sostanziale mancanza di alternative alla sua candidatura.

Vedremo quale sarà il responso delle urne, l’unico che conta, per un “monarca repubblicano”.

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