Luca Barni
Banchiere di provincia
28 Luglio Lug 2018 1320 28 luglio 2018

Insegniamo cos'è l’acqua ai giovani pesci

Cooperazione

Dopo tanto tempo, tempo fatto di sudore e di lavoro, di riunioni infinite, di passi avanti e di retromarce, la (auto) riforma del Credito Cooperativo corre, finalmente, verso la conclusione. E il recentissimo via libera della Bce al gruppo bancario Iccrea ne è la più solida conferma.Bene, mi viene da commentare. Anche se non è venuta meno la tentazione della politica di entrare a piè pari nelle dinamiche bancarie. Già in un post “acceso”, datato dicembre 2016, ho messo in luce questa tentazione; tentazione alla quale non hanno saputo resistere nemmeno gli attuali governanti, nonostante l’alzata di scudi di (praticamente) tutti gli attori interessati, ovvero le Bcc.

'...la mentalità che c’è dietro la regola rischia di favorire, in contesti più sensibili, la dittatura della piccola minoranza, di far vincere appunto “il più intollerante”, se la maggioranza è troppo flessibile. Basta che un certo tipo di minoranza intransigente raggiunga un livello minimo, come il 3 o il 4 per cento, perché l’intera popolazione finisca per sottomettersi alle sue preferenze. Insieme si produce peraltro un’illusione ottica: un osservatore ingenuo può avere l’impressione che quelle scelte siano volute proprio dalla maggioranza stessa». - Nassim Taleb

Ho letto il Decreto e, senza cadere in un banale quanto sterile grido di “facite ammuina”, preferisco i contenuti alla polemica e non posso che condividere la posizione del Gruppo Iccrea e Confcooperative: il decreto ha degli elementi su cui discutere che meritano attenzione. C’è la volontà di ribadire l’importanza della cooperazione del credito, ma … c’è un “ma” che, in un qualche modo, mi frena. Il terreno della politica non mi interessa. Non è il mio e non mi vede competente. Com’è mia abitudine, guardo al mio mondo che tutti i giorni si ciba di vita reale. E di questo mi permetto di parlare. Anche perché, banalmente, come tutti gli oltre 20 mila colleghi che nelle Bcc lavorano, affronto il mercato ogni giorno e vedo che ogni giorno perso (se li mettiamo in fila tutti cominciano a essere tanti) rappresenta un gap che si allarga rispetto ai concorrenti. Come credo sia normale, le altre banche non stanno a guardare. E, davanti alla nostra situazione di stallo dettata da una transizione epocale, allungano il passo. Che il nostro settore abbia manifestato non poche perplessità davanti al’ipotesi di un ulteriore allungamento dei tempi è testimoniato dalle preoccupazioni sollevate da Bcc, sindacati e stampa specializzata. Un fronte comune pressoché unico ha evidenziato i rischi di un nuovo stop anche per le ripercussioni sui lavoratori. Eppure …

Com’è mia abitudine, guardo al mio mondo che tutti i giorni si ciba di vita reale. E di questo mi permetto di parlare. Anche perché, banalmente, come tutti gli oltre 20 mila colleghi che nelle Bcc lavorano, affronto il mercato ogni giorno e vedo che ogni giorno perso (se li mettiamo in fila tutti cominciano a essere tanti) rappresenta un gap che si allarga rispetto ai concorrenti...(che)... davanti alla nostra situazione di stallo dettata da una transizione epocale, allungano il passo.

Ora, il tema per me è quello delle regole. Le regole condivise di una società. Mi spiego meglio: la partecipazione democratica è sempre stata un plus evidente delle Bcc e del mondo della cooperazione in generale. Una testa un voto, abbiamo sempre detto. Quindi, la maggioranza vince. Eppure - riprendo - è avvenuto il contrario: 134 Bcc su 145 partecipanti al Gruppo Iccrea e 85 su 95 partecipanti a Cassa Centrale Banca hanno detto di non toccare/fermare la riforma. Ripeto, al netto di quanto deciso dal Governo, rispolvero un’utile quanto significativa lettura: “La Dittatura delle minoranze” del professor Nassim Taleb. Il geniale pensatore statunitense, noto per le riflessioni destinate a minare il politically correct, scrive apertamente che «la mentalità che c’è dietro la regola rischia di favorire, in contesti più sensibili, la dittatura della piccola minoranza, di far vincere appunto “il più intollerante”, se la maggioranza è troppo flessibile. Basta che un certo tipo di minoranza intransigente raggiunga un livello minimo, come il 3 o il 4 per cento, perché l’intera popolazione finisca per sottomettersi alle sue preferenze. Insieme si produce peraltro un’illusione ottica: un osservatore ingenuo può avere l’impressione che quelle scelte siano volute proprio dalla maggioranza stessa».

Marchionne, la cui visione tutti in questi giorni omaggiamo, ha affermato: «Dobbiamo evitare di essere arroganti. Il successo non è mai permanente, ma deve essere guadagnato giorno per giorno». Non voglio risultare arrogante, ma credo non sia più possibile accettare compromessi sempre al ribasso per “accontentare tutti”. Occorre fare scelte, senza mai dare per scontato quello che siamo.

Come Taleb, anch’io vado controcorrente davanti ad una contemporaneità caratterizzata da una famelica ossessiva ricerca di velocità. Il mondo delle BCC è in grande stravolgimento e non può rimanere impantanato negli eccessi di una condivisione intollerante. Marchionne, la cui visione tutti in questi giorni omaggiamo, ha affermato: «Dobbiamo evitare di essere arroganti. Il successo non è mai permanente, ma deve essere guadagnato giorno per giorno». Non voglio risultare arrogante, ma credo non sia più possibile accettare compromessi sempre al ribasso per “accontentare tutti”. Occorre fare scelte, senza mai dare per scontato quello che siamo.

Uno scrittore eccentrico quale David Foster Wallace, una volta, al Kenyon College in Ohio, in forma di apologo istruttivo disse: «Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta. Questo fa un cenno di saluto e dice: Salve ragazzi. Com’è l’acqua? I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: Che cavolo è l’acqua?». Il succo della storiella dei pesci, proseguì Foster Wallace, «è semplicemente che le realtà più ovvie e importanti sono spesso le più difficili da capire e da discutere».

Anche se siamo in periodo di saldi, credo sia bene non fare sconti sui valori. Se è l’intero mondo del credito cooperativo a spiegarlo a dei giovani pesci, sono convinto che ci siano ottime possibilità che lo capiscano.

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