Francesco Fravolini
Notes da (ri)vedere
21 Maggio Mag 2019 1130 21 maggio 2019

Giovani in viaggio alla ricerca di nuove opportunità professionali

Giovani Uomo Donna_Linkiesta

La maggioranza dei giovani è costretta a partire dal loro Paese per trovare nuove occasioni professionali. Il viaggio verso altre nazioni è divenuta una scelta sociale per conoscere nuove realtà occupazionali, senza tralasciare la tradizione filosofica del luogo che permette di arricchire la propria cultura. Il XXI secolo trasforma la consueta modalità di ricercare aziende ed enti dove lavorare. I viaggiatori motivati a scoprire le nuove opportunità professionali nei Paesi europei fanno parte di un popolo che sta crescendo costantemente. Michele Coletto è un antropologo con un dottorato europeo discusso all'EHESS a Marsiglia nel 2014 sulla mobilità imprenditoriale italiana in Romania. Attualmente collabora con l'agenzia Reframed srl dove realizza progetti formativi e partenariati con le istituzioni e le associazioni, al fine di promuovere la mobilità degli italiani all'estero.

Michele, i giovani dove possono incontrare occasioni professionali per il loro lavoro?

La ricerca del lavoro è focalizzata su regioni europee altamente industrializzate; a volte non rispecchiano la crescita del Paese, penso alla situazione lavorativa del Veneto oppure a quella della stessa Baviera rispetto alla situazione occupazionale nazionale in difficoltà: velocità diverse a livello regionale rispetto al trend nazionale. Poi sono da tenere presenti i Paesi emergenti come l’Ungheria e la Romania che offrono incredibili opportunità lavorative, anche grazie all’insediamento di numerose multinazionali, dove la disoccupazione è del 4% e in alcune città, come a Budapest e Timisoara, sfiora l’1%. I profili ricercati sono diversi con più proposte per coloro che lavorano nell'Information Technology ma c'è domanda anche nei call center dove si possono guadagnare stipendi più alti dell'Italia (circa 800 Euro vivendo in un paese dove il costo della vita è inferiore all’Italia). Lavorando per queste multinazionali le persone possono fare carriera spostandosi da una sede all'altra della stessa multinazionale ma in altre nazioni. Vedo una dinamica mobilità in Europa per coloro che sono disposti a mettersi in gioco e vivere all’estero. Un esempio: recentemente la Camera di commercio di Timisoara ha organizzato un meeting per trovare una soluzione dell'assenza di manodopera per le imprese della regione Timis: manca personale soprattutto quello qualificato. L’agenzia con cui collaboro, Reframed (https://reframed.it/), sta strutturando queste mobilità in questi nuovi Paesi emergenti che offrono ottime possibilità dal punto di vista lavorativo. Ho vissuto sia a Budapest sia a Timisoara, conosco bene la realtà e ho molti amici italiani che lavorano in quel luogo. Viviamo nell’epoca della globalizzazione e le innumerevoli e frequenti mobilità all’estero fanno parte di questo nuovo mondo.

Viaggiare conferisce maturità ed esperienza. Cosa consigli a un giovane per migliorare la sua posizione lavorativa?

Conoscere altre realtà per rendersi conto che si può vivere diversamente così da stimolare la propria immaginazione. Immaginarsi è una proiezione di se stessi nel futuro, è l’inizio della scelta di voler essere. Secondo me è importante pensare a se stessi in maniera diversa per conoscersi più approfonditamente. L'esperienza all’estero è altamente formativa soprattutto a livello personale. Questa mia riflessione si concilia anche nell’ambito lavorativo, soprattutto se si vive in una situazione di frustrazione o di stagnazione e non si riesce a trovare un modo per uscirne, meglio tagliare e andarsene per riscoprire altro.

Lo scambio di vedute filosofiche di vita permette di conoscere meglio la nostra cultura. Quanto influisce questa maturità nelle scelte di lavoro?

Avere una visione aperta e legata alla voglia di conoscere perché spinti dalla curiosità di apprendere è fondamentale per vivere all’estero; considerando che il contesto dove si andrà a vivere sarà diverso da dove si è partiti. Vivendo all’estero e conoscendo altro è un modo per rapportarsi con la propria cultura. Andarsene per conoscere se stessi, per conoscere meglio le proprie filosofie culturali attraverso il rapporto con l’altro, sembra paradossale ma diventa un passaggio importante per la propria crescita culturale. È una buona occasione per partecipare ad una discussione sintetica tra ciò che si era e ciò che si è in un continuo confronto tra prima e dopo, tra ciò che ero e ciò che sono, semplicemente una forma mentis che aiuta a crescere. Ragazzi prendete lo zaino in spalla e buon viaggio.

Francesco Fravolini

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