
Si fa presto a dire Danubio, almeno a Vienna. Infatti, il fiume che si vede più facilmente visitando la capitale austriaca, scorrendo in prossimità del centro, non è il Danubio, che bagna quartieri più periferici, ma il Donaukanal.
In altre metropoli potrebbe ben figurare come un fiume, ma a Vienna è soltanto un canale che nei dintorni di Schwedenplatz è costeggiato da barche-ristorante e locali a pelo d’acqua. All’incirca fino al 1500, però, il Donaukanal corrispondeva al Danubio vero e proprio (il secondo fiume più lungo d’Europa), il cui letto, con il passare degli anni, divenne sempre più irregolare, espandendosi e causando frequenti inondazioni come quella del 1830.
Per contenere le piene del Danubio, nel 1869 l’azienda francese che aveva partecipato alla realizzazione del Canale di Suez fu incaricata di scavare un’area di espansione del fiume per migliorare il drenaggio delle acque. Ma è tra il 1972 e 1988 che si realizzò il progetto principale: il cosiddetto Neue Donau – Nuovo Danubio –, che all’altezza di Klosterneuburg cominciò a scorrere parallelamente al Danubio “principale”.
Il Nuovo Danubio, che con i suoi quasi trecento metri di larghezza ha già l’aspetto di un fiume, è delimitato da tre chiuse che vengono aperte soltanto in caso di grandi precipitazioni, per ridurre la portata del Danubio che, altrimenti, aumenterebbe il suo volume in misura ingestibile. Questo grande intervento di ingegneria idraulica ha evitato, nell’autunno del 2024, un’esondazione potenzialmente tragica.

La mole enorme di materiali derivati dai lavori di scavo del Nuovo Danubio non andò persa. Questi detriti vennero infatti utilizzati per creare un’isola artificiale, l’Isola del Danubio (Donauinsel), larga al massimo duecento metri e lunga ventuno chilometri, che separa il Danubio dal Nuovo Danubio.
L’isola, verdissima, insieme alle sponde del Nuovo Danubio costituisce una grande area di svago per gli abitanti dell’area metropolitana di Vienna (che sono circa tre milioni), con piste ciclabili che corrono per tutta la sua lunghezza, sentieri e spiagge. Tuttavia, funziona anche da barriera verde e permeabile per arginare le piene del fiume. L’opera pubblica è quindi diventata fondamentale per adattare la capitale austriaca all’estremizzazione climatica.
Il “modello Vienna” ha mostrato come una metropoli moderna possa gestire, con una saggia programmazione e una spesa ingente, gli eventi meteorologici estremi, in aumento a causa del riscaldamento globale. I sistemi fognari e fluviali delle città non riescono a gestire i volumi d’acqua dovuti agli stravolgimenti climatici: serviva qualcosa in più.
Un punto di osservazione ottimale dell’opera realizzata e del sistema fluviale del Danubio è il colle del Kahlenberg, tra i vigneti che ricamano le colline intorno a Vienna. Dai suoi quasi cinquecento metri di altezza, infatti, sono perfettamente visibili i due corsi d’acqua (Danubio e Nuovo Danubio) che scorrono affiancati e separati dalla lingua verde dell’isola menzionata in precedenza.
Ma nel panorama rientra anche un altro specchio d’acqua, al di là di una grande macchia verde punteggiata da grattacieli. È l’Alte Donau, il Vecchio Danubio, parte del sistema fluviale del sistema fluviale, ma con connotati lacustri. Per osservare dall’alto l’area dell’Alte Donau bisogna salire in cima a uno dei palazzi di Donau-City. Dal trentatreesimo piano della DC Tower 3, nota come District Living, la zona sottostante appare in tutta la sua sgargiante bellezza: un insieme d’acqua, isole e penisole verdi, ormeggi di barche e ville che, grazie alla natura circostante, sono protette dalle piene fluviali.

Anche un semplice viaggio con la metropolitana viennese, sulla linea U1, è sufficiente per cogliere il fascino di quest’area del Danubio. Poco prima di attraversare il fiume provenendo dal centro cittadino, il treno esce in superficie e sfreccia su un sistema di ponti e viadotti. Scendendo alla fermata Donauinsel si può camminare su un percorso pedonale parallelo alla metropolitana in due direzioni opposte: verso il Danubio, attraversandolo tutto su un ponte, e verso il Nuovo Danubio, anche in questo caso passandoci sopra.
Nel secondo caso, ci si rende subito conto del rapporto dei viennesi con l’Isola del Danubio e le sponde del Nuovo Danubio, frequentate per prendere il sole, passeggiare e fare sport. Allo stesso modo, scendendo due fermate dopo, alla stazione Alte Donau, le rive di quest’ultimo sembrano un luogo di vacanza, tra pontili protesi nell’acqua, imbarcazioni da diporto, ville e giardini.
Alle spalle dell’Alte Donau, la selva di gru annuncia la metropoli che si espande. E le linee moderne del progetto Pier 22 – Donauversum, gestito dallo studio Mostlikely Arkitekten, stanno ridisegnando un tratto del waterfront dell’Isola del Danubio con approdi all’acqua barrier free, piattaforme di legno e un futuro Kulturkiosk (un chiosco culturale), raccontando l’aspetto vivibile e contemporaneo di quello che avrebbe dovuto essere soltanto un intervento per salvare Vienna dall’acqua. E che invece è stato, ed è, molto più. Fino al 7 Settembre, al MAK di Vienna, la mostra Water Pressure: Designing for the Future è incentrata proprio sull’acqua come risorsa, tra scarsità ed eccesso.