Gli avvocati: «Liberalizzazioni volute dai poteri forti»
A cura di Carlo Manzo e Paolo Stefanini
Il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa è stato molto duro nella lettera di fine anno agli avvocati (che qui riportiamo integralmente): «L’avvocatura non si piegherà agli interessi dei poteri forti. Non arretreremo di fronte a nulla e non rinunceremo a nessuna iniziativa, anche estrema, per farci intendere. È intollerabile sentire dichiarazioni di fonti autorevoli ma poco informate, o volutamente cieche, che insistono ancora sulla liberalizzazione delle professioni». Tutti i punti in discussione, i dati sugli avvocati (quanti sono, quanto guadagnano…) e molto altro nella nostra infografica. Quarta puntata del viaggio de Linkiesta nelle liberalizzazioni impossibili.
Vai alle altre infografiche sulle liberalizzazioni impossibili:
Ma perché è così difficile liberalizzare i taxi?
Farmacisti, la pillola amara delle liberalizzazioni
I notai, pochi e cari nell’Italia che non liberalizza
La lettera di fine anno del presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa agli avvocati: «L’avvocatura non si piegherà agli interessi dei poteri forti. Non arretreremo di fronte a nulla e non rinunceremo a nessuna iniziativa, anche estrema, per farci intendere. È intollerabile sentire dichiarazioni di fonti autorevoli ma poco informate, o volutamente cieche, che insistono ancora sulla liberalizzazione delle professioni»
Cari Colleghi, cari Amici, si conclude in questi giorni un anno difficile.
La crisi economica ha inciso profondamente la nostra professione, non solo con riguardo alle opportunità di lavoro, ma anche con riguardo alle possibilità di recuperare il corrispettivo del lavoro effettuato.
Il mondo delle professioni ha subìto gli effetti della crisi in modo più sensibile e gravoso di quanto non sia avvenuto per altri comparti economici. Le professioni non hanno avuto riconoscimenti e sussidi, pur comportando la produzione dell’11% del Pil.
E per quanto riguarda la professione forense, la crisi della giustizia, aggravata dalla crisi economica, si è rivelata un campo minato, in cui, da un lato, si è orchestrata una ignobile campagna, anche giornalistica, sulle caste che coinvolgerebbero gli avvocati, dall’altro lato si è voluto individuare anche nella organizzazione dell’avvocatura una delle cause del degrado del sistema giudiziario.Il Consiglio Nazionale Forense ha contrastato con ogni mezzo queste due aggressioni.
Ed ha anche contrastato, con due incontri tenutisi alla Camera – e quindi di fronte agli interlocutori diretti deputati alla approvazione della riforma forense già passata al Senato – sia la connessione tra sviluppo economico e ruolo dell’Avvocatura (un assunto del tutto infondato documentato da un dossier predisposto dall’Ufficio Studi e distribuito anche agli Ordini forensi) sia la connessione tra il numero degli Avvocati e il moltiplicarsi delle cause, posto che il contenzioso non è diffuso ad arte dagli avvocati ma è frutto delle difficoltà in cui si dibatte lo stesso sistema economico.Si è registrata anche una pericolosa continuità – nel corso dell’ultimo quinquennio – di provvedimenti approvati da diversi Parlamenti e da diversi Governi che hanno scelto il codice di procedura civile come palestra per alterare i principi del processo in nome della riduzione delle sue fasi e dei suoi tempi, della economia dei costi e della concentrazione delle sedi. Anche questo indirizzo è stato contestato dal Consiglio Nazionale Forense in quando causa di incertezza giuridica, di fastidiosi aggravi per i difensori e soprattutto perché lesivo dei diritti dei cittadini, la cui tutela è la stessa ragion d’essere dell’Avvocatura.
E l’insistenza di certi settori sulla introduzione di regole di liberalizzazione connesse ad una maggiore concorrenza ha provocato una giusta reazione da parte di tutti gli organismi rappresentativi forensi (posto che il mercato italiano dei “servizi legali” è già ora il più aperto e libero che vi sia in Europa) che è stata scambiata per una difesa corporativa.
È intollerabile perciò sentire dichiarazioni di fonti autorevoli ma poco informate, o volutamente cieche, che insistono ancora sulla liberalizzazione delle professioni.Non arretreremo di fronte a nulla e non rinunceremo a nessuna iniziativa, anche estrema, per farci intendere, e far intendere a chi non vuole informarsi o non vuol capire che la professione forense non è fatta solo di tradizione e di sacrificio, ma è uno dei pilastri dell’economia, oltre che uno dei pilastri dello Stato di diritto.
E quindi deprimere la professione forense è un danno sociale.Ma la grande storia dell’avvocatura non si fermerà qui, non si piegherà ai voleri e agli interessi dei poteri forti, dovremo stare uniti e militare insieme per contrastare pregiudizi e aggressioni, in una continuità – questa sì giusta e utile – di difesa dei diritti dei cittadini che si riflette nella difesa dei diritti dei loro difensori, il diritto all’autonomia, all’indipendenza, alla libertà di esercizio della professione. Ai sacrifici imposti dalla crisi economica dobbiamo dunque aggiungere i sacrifici imposti dalla difesa del nostro ruolo sociale.
A tutti Voi e alle Vostre famiglie giunga l’augurio più fervido del Consiglio e mio personale per il nuovo anno
Guido Alpa

Comments
Salve a tutti... felice di non essere l'unico avvocato favorevole alle liberalizzazioni!
[A proposito, visto che si fanno classifiche (?!) più che classificazioni ho 45 anni, frequento i tribunali dal 1990, ho uno studio mio (insieme con mia moglie) dal 1995 a Roma... in teoria un perfetto candidato per la difesa dello status quo].
Vi dirò che a mio giudizio si doveva fare (e spero si farà) molto di più; l'avvocato è a tutti gli effetti un imprenditore.
Lo è sempre stato nella sostanza, ma ora -visto l'incremento dei concorrenti, che saluto con gioia- è costretto a essere un BRAVO imprenditore.
E le recenti riforme in questo ci aiuteranno, come ho cercato di spiegare qui:
http://www.spinozziecalanna.it/home/il-dottor-stranamore-ovvero-come-imp...
complimenti, finalmente un avvocato preparato. mi complimento con lei per la frase: "l'avvocato è atutti gli effetti un imprenditore" infatti il manuale di diritto comunitario tesauro spiega la nozione d'impresa e arriva alla conclusione che l'avvocato rientra in questa nozione. è un manuale molto interessante che invito a studiare a tutti coloro che, a differenza di noi, sono contro la concorrenza.
distinti saluti
Giusto..bisogna estendere agli avvocati la possibilita' di autenticare una vendita immobiliare, magari ponendo un limite entro un determinato valore catastale..questo significherebbe liberalizzare!!! Spero che l'associazione nazionale forense caldeggi questa causa.. costituirebbe un vero risparmio per i cittadini. Un primo passo puo' essere la srl semplificata, ma e' troppo poco...ma noi stessi cittadini dobbiamo farci semtire dalle forze politiche in tutti i modi..lettere, fax, mail, facebook etc...
Sulle liberalizzazioni
Cominciamo :
principali diritti costituzionalmente garantiti :
1 - Diritto alla salute
2 - Diritto alla difesa
3 - Diritto / Dovere all'istruzione
Come mai per i medici l'accesso alla facoltà è a numero chiuso (da tempo immemorabile) e per gli avvocati si pensa addirittura di liberalizzare l'accesso alla professione ?
Errori in campo sanitario e giudiziario hanno conseguenze devastanti allo stesso modo !!
E' pensabile essere curati e assistiti in giudizio a prezzi irrisori ?
Sarei veramente curioso di conoscere qualcuno disposto a farsi assistere in giudizio (penalmente) da un avvovato proposto da Groupon a 50 / 100 €. !!
Diritto / Dovere all'istruzione : Come mai gli insegnanti Italiani percepiscono da anni stipendi da fame ?
Conclusione :
se un medico non è valido professionalmente si rischia anche la vita;
se un avvocato non è professionalmente formato oltre che sufficientemente retribuito si rischia di ritrovarsi in galera senza sapere perchè;
Sul TAXI ci vai per scelta e in FARMACIA acquisti ciò che ti ha preventivamente prescritto il medico curante, al camposanto e in galera non si va per scelta.
Non so quanti anni abbia lei,nè da quanto pratichi la professione..ma so di per certo che un buon avvocato è un avvocato ben formato sia a mezzo di una carriera universitaria il cui sbocco -ricordiamolo- è una laurea (che un valore lo dovrà pur avere a patto che sia presa meritocraticamente!),sia a mezzo della pratica sul campo: pratica che ad oggi,a meno che non effettuata presso conoscenti o presso qualcuno (esistono?) che abbia la voglia di prendersi in carico la formazione di un neofita nel campo diventa un AVVILENTE,VUOTO,DISPENDIOSO spreco di tempo a far da portaborse o a far fotocopie per il primo avvocato di turno cercando di carpire i segreti del mestiere! Il tutto avviene senza un minimo di retribuzione,di rimborso spese anzi, a dirla tutta , spesso pagando per lavorare perchè andare in udienza,raggiungere uno studio o fare commissioni ha un costo anche solo di benzina tanto per gli avvocati,quanto per i praticanti !
In tutto questo, il malcapitato praticante deve studiare per il fatidico esame di stato i cui risultati non arrivano certo subito, acquistando libri,codici pagando la scuola forense e chi più ne ha più ne metta..il risultato?Niente lavoro (perchè la definizione di lavoro dettata dal codice è ben altra,ma penso che su questo portale la si conosca bene),impossibilità materiale di bastare a sè stessi con la conseguente etichettatura di "bamboccioni" ed un futuro nero e frustrante più che mai.
Ricordo anche,a chi mi ha preceduto nel postare commenti,che per i medici c'è la specializzazione ed è retribuita.
Imparare,sacrificarsi,guadagnarsi i traguardi della vita è giusto,ma così l'iter di un aspirante avvocato prende il nome di "sfruttamento autorizzato".
Parlo per me,non posso erigermi a vox populi :io non spero altro per il mio futuro più immediato (dato che sono prossima alla laurea) che poter esser messa nelle condizioni di imparare,agire,essere utile in un posto di lavoro..di poter lavorare validamente..e per questo dovrebbe esserci a mio parere non un iter così farraginoso e dispersivo come quello attuale.
Laurea,due anni di pratica,altri due (se va bene) per un titolo e poi? ricominciare da zero perchè ancora troppo è quello che ha da imparare un "signor nessuno" che s'è messo in testa di fare l'avvocato.
Cordiali saluti,una futura disoccup..ops!laureata.
ma perchè non liberalizzare quelle attività che oggi sono di competenza esclusiva dei notai? del resto non si comprende perchè gli avvocati possono in tribunale essere delegati alla vendita degli immobili e non lo possono fare nell'ambito della propria professione.E' quindi necessario conferire agli avvocati la possibilità di autenticare le scritture private.(come propose Bersani per quegli immobili a rendita catastale bassa).Se i notai rinunciassero ad una piccola quota di attività certamente non si impoverirebbero,consumatori ne gioverebbero ed alla professione dell'avvocatura si darebbe nuova linfa.
Io da ignorante della cosa vi proporrei trasformare tanti avvocati in giudici in modo da diminuire gli avvocati e velocizzare i processi. Qui si aspetta 50 anni prima di arrivare alla sentenza. Certamente non possono vantarsi di dispensare giustizia, l'unica cosa che non garantiscono a nessuno e non l'hanno mai garantita; la vostra categoria è socialmente controproducente e si può equiparare a quella politica, totalmente controproducente. Gli unici che si salvano sono quei pochi avvocati giovani ancora con la coscienza pulita.
Le leggi attuali sono talmente disordinate che persino un bambino avrebbe fatto meglio.
Appoggio infine le liberalizzazioni dei notai e magistrati le uniche vere caste.
Saluti
Gentile Peppe, per fortuna ammette Lei stesso di essere ignorante dell'argomento di cui parla: si vede che aveva bisogno di farlo sapere ai lettori di Linkiesta!
Sa che in Italia i giudici sono funzionari pubblici nominati per concorso: per trasformare avvocati in giudici bisogna cambiare a fondo l'ordinamento giudiziario, cosa che credo sia oltre l'orizzonte delle cose possibili. Anche a me piacerebbe che avvocati esperti e qualificati potessero entrare nei ranghi della magistratura, come avviene in Inghilterra, ma so bene che è un'ipotesi irreale.
Ciò detto, sarebbe ancora più gentile e gradirebbe spiegare chi non può "vantarsi di dispensare giustizia": i giudici o gli avvocati? è evidente che, dati i differenti compiti degli uni e degli altri, la Sua affermazione avrebbe un significato ben diverso, a seconda del soggetto che vorrà esplicitare.
Le leggi attuali - a partire da quale data? - sono forse opera degli avvocati? o non piuttosto di un Parlamento che, per lo più, mette il sigillo a testi confezionati dagli uffici ministeriali o dall'UE?
Come vede, le cose sono un po' più complicate di quanto Le pare. Coraggio, si informi e studi, se ne ha il tempo!
Anche io sono d'accordo con quanto scritto dagli altri utenti prima, via i settantenni dalle aule giudiziarie, è ora che tutti questi decrepiti col bastone lascino il posto alle nuove leve!
Gentile Luciano Pontiroli,
Mi dispiace se lei ha preso il mio intervento come un attacco personale, io di certo non ho sostenuto che lei è raccomandato o altre cose simili.
Io di certo non sostengo che l'esame venga passato solo da raccomandati (non vedo per quale motivo lei cita la sua vita personale e familiare, io di certo non ho sostenuto che lei è raccomandato o che non abbia superato l'esame per merito) ma ho evidenziato l'innegabile fatto che i commissari hanno tutti sostenuto l'esame pre-riforma del 2003, ed è innegabile che prima di quella data ci fosse il "turismo forense" presso sedi del sud, in cui era più facile superare l'esame, con percentuali di promossi ben sopra l'80 per cento, mentre ora a malapena si raggiunge il 25 per cento dei promossi, e non credo che su questo dato ci sia da dibattere in quanto è certo e assodato.
Peraltro, rimango dell'idea che l'esame così come ora previsto è demenziale, sfiancante, con percentuali di promossi non in linea con qualsiasi altro esame di stato professionale, troppa disparità sussiste tra le correzioni che vengono fatte nelle svariate corti d'appello, così come è deprecabile che l'esame si svolga una sola volta l'anno, bloccando di fatto, tra scritto e orale, per almeno due anni, l'accesso alla professione.
Continuo a ribadire e mantenere la mie riserve sulla preparazione di coloro che saranno chiamati a correggere gli elaborati, se poi lei ritiene che la classe forense sia composta da gente preparatissima e ben formata, è una sua opinione, rispettabile, ma che io non condivido.
Detto questo, non si preoccupi, la Costituzione la conosco bene e anche l'art. 33 comma 5, infatti sostenere che l'attuale esame è demenziale non significa che debba essere spazzato via, forse è il caso che dia un'interpretazione autentica delle mie parole.
Non sostengo che si debba abolire l'esame, ma è innegabile la necessità di una sua modifica: nè mi sembra che le attuali proposte di riforma avanzate negli ultimi anni e avallate dal cnf (che vorrebbe addirittura togliere l'ausilio dei codici annotati all'esame, come se la giurisprudenza non costituisse oggigiorno diritto vivente nel nostro ordinamento) siano degne di essere prese in considerazione.
Rimango sempre convinto che questo esame, con le attuali modalità, serva soltanto a impedire l'accesso ai giovani alla professione, di certo non a garantire la qualità della classe forense, e ripeto il mio suggerimento di inserire un test periodico quinquennale per valutare la preparazione degli iscritti all'albo, ma questa è una mia opinione personale, che ovviamente non avrà alcun seguito e sicuramente non piacerà a chi avvocato già lo è.
Infine, con riferimento al suo "elegantissimo" augurio finale, non aggiungo nulla in quanto c'è ben poco da commentare e lascia il tempo che trova, io al contrario non le auguro proprio nulla, continui a vivere la sua vita che io vivo benissimo la mia così come è, grazie.
Gentile (?) Anonimo,
la pratica di nascondere la propria identità è diffusa in rete, eppure non solo resta poco commendevole, ma è anche controproducente. Molto probabilmente io ho criticato le affermazioni di un altro Anonimo, che aveva affermato proprio quello che Lei nega di avere scritto: se scorre i vari commenti, se ne renderà conto.Di conseguenza, ho criticato la capacità di un altro Anonimo di comprendere la Costituzione: se le affermazioni da me criticate non sono Sue, perché se la prende?
Per il resto: si può discutere circa la forma dell'esame, che io ritengo più orientato alla pratica forense di quello che sostenni io, certo più teorico. Ma dal Suo intervento - e da quelli di altri Anonimi - mi sembra emergere il desiderio che esso sia reso meno oneroso, possa essere ripetuto spesso, quasi che sia una mera formalità. Mi perdoni, sono uno di quei vecchi che ammorbano la professione: io credo che un (aspirante) professionista serio debba cercare di temprarsi con prove difficili, non trovare la porta aperta per entrare in un mercato in cui conta solo la disponibilità a offrire servizi a prezzo più basso. Non posso condividere le doglianze Sue e degli altri Anonimi.
Gentile Luciano,
rispondo a Lei perche' era tra i piu' recenti commenti fatti da un avvocato, ma naturalmente e' estesa a tutti e non e' assolutamente un attacco personale. Sono laureato in Finanza ed esercito la professione senza aver sostenuto alcun esame di stato; la mia universita' (e non la laura, noti la differenza), e' stata la certificazione che mi ha permesso di entrare nel mercato
Un qualsiasi avvocato, se vuole, puo' esercitare la mia stessa professione, senza dover chiedere il "permesso" allo stato (o meglio, ad altri uomini della finanza). Io sono sottoposto alla concorrenza di chiunque, voi dall'altro lato avete creato, e volete mantenere, questa placenta per proteggervi dall'esterno. Il motivo e' molto semplice, mantenere una rendita di posizione che sicuramente verrebbe erosa dall'apertura alla concorrenza. Naturalmente questa rendita grava sulle spalle di tutto il sistema, cosa non piu' accettabile nel 2012
L'equazione: abolizione dei tariffari (e dell'esame) = avvilimento della professione e peggioramento della qualita', non regge! Vorreste affermare che in media gli avvocati italiani sono migliori di quelli americani (dove non esistono tariffari) o che un avvocato americano sia professionalmente "meno rispettato" di un avvocato italiano. Porto come esempio la mia esperienza professionale, tra i primi 15 studi professionali non esiste nessun italiano. Non solo, ma anche in Italia hanno la prevalenza gli studi stranieri
L'esame di stato e' una inutile perdita di tempo, di soldi ed un perfetto nido per raccomandazioni e baronato. Anche io ho dovuto sostenere un "esame" per lavorare (chiamasi colloquio) ma il rapporto tra il mio ed il vostro e' completamente diverso. La qualita' nel mio lavoro incide notevolmente sulla qualita' del lavoro di chi mi ha scelto, mentre nel vostro caso c'e' una completa mancanza di relazione tra ente certificatore e aspirante avvocato (non mi si dica che la relazione esiste in termini di immagine, perche' seppur vero, e' talmente marginale che non incide sul giudizio finale, ricadendo l'effetto su una non meglio definita "immagine dell'avvocatura" e non direttamente sull'intervistatore)
Dopo aver smontato tecnicamente gli unici 2 appigli, vengo ad una considerazione da figlio (considerato che ho 26 anni) e da futuro padre. Io e la mia generazione stiamo pagando gli eccessi dei nostri genitori. Hanno vissuto sopra le loro possibilita' scaricando l'intero loro benessere sulle nostre spalle. La creazione di corporazione ricade in questo, padri avidi hanno scaricato sui figli l'impossibilita' di una scalata sociale per continuare a mantenere le loro posizioni di privilegio
Sono comunque convinto che la forza che l'avvocatura esprime in parlamento e' notevole e che quindi nonostante le buone intenzione di Monti la miopia/ingnoranza bipartisan impedira' queste modifiche. Allo stesso tempo sono convinto che tra 30 anni (purtroppo in questo paese bisogna aspettare 50 per avere posizioni di ruolo per per le cause esposte prima), vi daremo uno schiaffo morale lasciano ai vostri nipoti un futuro migliore
io credo che piuttosto che parlare di liberalizzazione dela professione di avvocato sia neceessario parlare di modernizazione della stessa e di svecchiamento della " casta " che gestisce e controlla ordine e cassa di previdenza.
sono particolarmente sensibile all argomento poiche' mi e stata respinta la domanda di pensione di vecchiaia, avendo compiuto 65 anni e con 41 anni di versamenti ( ho versato tra ricongiunzioni, riscatti e contributi ) oltre 200.000 euro che mi si dice non potro' ne' utilizzare ne riavere. E sapete perche''? Perche avrei assunto in alcuni anni tra le altre mie attivita' la carica di amministratore di alcune societa e cio costituirebbe incompatibilita con la professione e con l iscrizione all albo. Vi sembra che sia possibile nel 2012 negare il diritto costituzionalmente protetto alla pensione per una norma che risale al 1933, ovvero uqna norma di chiara natura corporativa e fascista. E ancora la carica di amministratore di societa sarebbe incompatibile, ma non e' incompatibile la funzione di onorevole con la professione di avvocato ovvero come amministratore si potrebbe essere in conflitto di interesse, mentre non sarebbe in conflitto la funzione di uno dei 161 avvocati presenti in parlamento, che invece possono liberamente far approvare norme a favoree di loro clienti ( si pensi a ghedini e berlusconi!!!).
A chi chiede ironicamente quali sarebbero i poteri forti di cui parla Alpa. La risposta non è difficile, banche, assicurazioni, grandi gruppi industriali. A loro vantaggio praticamente esclusivo andrebbero le "liberalizzazioni". I principali e praticamente unici beneficiari delle misure di Bersani di qualche anno fa, per fare esempi pratici, dalle quali in poi hanno potuto permettersi di imporre agli avvocati, in virtù della loro posizione contrattuale dominante, convenzioni tariffarie ben al di sotto dei minimi tariffari, prendere o lasciare (mentre magari al cliente normale cittadino per contro è diventato necessario per molti avvocati fargli pagare tutto il pagabile).
Se adesso si dà la possibilità di creare società di capitali, tanti ringraziamenti da parte dei soggetti di cui sopra, si potranno fare per conto proprio lo studio legale interno, con l'avvocato di fatto come proprio dipendente.
Come altri hanno scritti, cui prodest, oltre a soggetti già economicamente forti? Per il privato cittadino? Già come da molti evidenziato, il conseguimento dell'esame non è certo di per sé garanzia di professionalità, né gli ordini a oggi sono in grado di assicurare i necessari controlli: con una deregolamentazione assoluta, abolizione dell'esame di abilitazione, degli ordini, cosa succederebbe, pensiamo veramente che il cittadino ne trarrebbe beneficio? Che "il mercato" sia in grado di aumentare la qualità dell'offerta, premiando i professionisti "meritevoli"? Oppure si creerebbe un "mercato degli avvocati" selvaggio, e magari il cittadino a maggior ragione per evitare rischi si rivolgerebbe ai soliti noti, ai grandi studi affermati?
Ne trarrebbero vantaggio i giovani avvocati dalle "liberalizzazioni"? Ma avete letto i dati, col reddito medio dichiarato di 26.000 € annui per la fascia fino ai 44 anni? Che se poi la scaglionassero ulteriormente, fino ai 37 anni magari, per la grande maggioranza altro che 2000 e rotti al mese. E' appunto la fascia d'età dell'esplosione del numero degli avvocati in Italia, per le storture all'inizio del percorso formativo, nonostante un esame estremamente selettivo (e aleatorio). Non ci vuole una scienza per capire quali sarebbero gli effetti per i giovani avvocati delle "liberalizzazioni" di un mercato già del tutto saturo.
Mi piacerebbe vedere la persona che si chiama "Mimmu", che "brillantemente" sostiene che chi non passa l'esame è un "asino" e che l'abilitazione dovrebbe essere fatta per concorso (come se l'abilitazione all'albo comportasse il diritto a percepire di denaro pubblico).
Vorrei proprio vederla sedersi all'esame scritto di avvocato, dove la selezione viene fatta sulla quantità (nel 2007, ultimo dato ufficiale, su 40.000 presenti, gli idonei sono stati 9.905, circa uno su quattro, con stima al ribasso per gli anni successivi, di cui ancora non vi sono dati ufficiosi) di certo non la qualità, vorrei proprio vedere se lei rientra nella categoria di persone che definisce "asini", o meno.
I test quinquennali dovrebbero mettervi, e pensionare gli ottantenni che affollano le aule giudiziarie, allora si che se ne vedrebbero delle belle e si ridurrebbe drasticamente il numero di iscritti all'albo, sono pronto a scommettere che nel giro di 10 anni il numero di avvocati scenderebbe da 230.000 a meno di centomila.
Infine, andate pure alle manifestazioni davanti a Palazzo Chigi e agli incontri coi cittadini, vedrete quante persone capiranno le vostre ragioni e sicuramente appoggeranno la vostra causa!
bravo
E concludo, come mai gli avvocati non vanno mai in pensione? Persino i notai e i magistrati vanno, che ci fanno ancora tutti questi ottuagenari nelle aule giudiziarie?? Facciamo lì la selezione, e vedrete come di colpo si abbatterà il numero degli iscritti all'albo, i giovani non lavoreranno mai se i vecchi non si alzano dalle sedie e vanno via!
Concordo!!! Collaboro in uno studio dove un ottantenne ancora scrive atti che devo leggergli io perché lui non vede più bene...ma dai......cose da pazzi...è certo che se continua così per garantirmi la pensione anche io dovrò lavorare (se Dio vorrrà) fino a 80 anni!!!!
Luciano Pontiroli scrisse:
"abolire l'esame di Stato? è previsto dall'art. 33 della Costituzione, non sarà cosa facile; d'altra parte, non vi è dubbio che vi sia un interesse generale a che le professioni siano esercitate da persone preparate e l'esame di Stato ha un sicuro effetto selettivo (ah, certo, la selezione di classe ...):"
Mi domando, lei ci fa o ci è? E' davvero convinto che l'attuale esame forense selezioni i migliori sulla piazza? Forse non si è mai recato a vedere come si svolgono gli esami di avvocato.
E inoltre, bisogna mantenere l'esame per mantenere la preparazione degli esercenti la professione? Ma di cosa stiamo parlando? Ritengo che nemmeno il 10% per cento dei commissari (tutte persone che hanno almeno 10 anni di iscrizione all'albo, quindi iscritti con la riforma pre-2003, magari scendendo da milano a catanzaro per fare l'esame) sarebbe stato in grado di svolgere in modo corretto l'atto giudiziario civile in 5 ore (almeno 2 servono a ricopiare in bella) e nel bel mezzo di un pollaio, ma di quale preparazione tratta?
Ah ho capito, forse si riferisce agli incontri di aggiornamento-farsa cui gli avvocati mandano qualcuno a mettere la firma per ottenere i crediti formativi annuali richiesti???
Come mai il caro Avv. Alpa, che tiene tanto alla qualità del suo ordine, non propone che periodicamente (magari ogni 5 anni) i suoi iscritti vengano sottoposti a un test per stabilire il loro grado di preparazione? I codici vengono aggiornati continuamente e siamo sicuri che questi eccellentissimi avvocati si aggiornino costantemente (certo già gli incontri organizzati dal cnf sono grandissime occasioni di dibattiti culturali!)?
Su questo lei non dice nulla vero? L'importante è dare fiato alle trombe e mantenere un esame con delle modalità demenziali per impedire l'accesso alla professione ai praticanti, Bravo! tanto di cappello!
L'esame di abilitazione deve essere modificato. Il praticante che ha voglia di lavorare, non deve essere costretto a far firmare gli atti al suo dominus.
Chi ritiene di aver superato l'esame con merito, non sempre ha ragione. Di meritocratico c'è davvero poco.
Innanzitutto dalle commissioni d'esame devono essere eliminati gli avvocati.
Gli scritti devono essere limitati massimo a due (un parere ed un atto a scelta). Chi non ha svolto pratica in materia civile (o penale) perché deve svolgere un atto in una materia che non eserciterà (e magari non vorrà esercitare !!??)
Alcune considerazioni
1) gli avvocati ora come ora sono TROPPI. I giovani non guadagnano per questo
2) gli avvocati NON sono una casta, al contrario della magistratura e del notariato. Ciò perchè, anzitutto, sono ogni anno sempre di più, e le caste-lobby sono "chiuse" per loro stessa definizione..!
Come si risolve questo problema?
La liberalizzazione non serve a NIENTE: parliamoci chiaro, l'esame di avvocato è il più semplice tra quello delle professioni forensi e soprattutto NON è un concorso. Solo gli asini (i quali necessitano di fare l'esame di ABOGADO in Spagna e poi tornare in Italia etc) o coloro i quali non hanno studiato non lo superano.
Quindi:
o si fa un numero chiuso all'università (perchè a MEDICINA si e a GIURISPRUDENZA no?)
o si mette un numero chiuso all'esame, stile concorso: posti limitati ogni anno in base alle esigenze future e via
I really think you don't know what you're talking about- this country is like a Third world country ! And the lawyers are the proof! In media gli avvocati italiani sono meno preparati dei avvocati stranieri- fanno l'università male e la pratica fa pietà! Nei paesi civili la facoltà di legge e a numero chiuso con frequenza obbligatorio! La pratica si fa realmente e si e ben pagati perché lo studio investe nel praticante- l'esame di stato e solo di rito.... Cosa che nuovi e vecchi avvocati in questo paese ancora fanno fatica a capire....
Le liberalizzazioni servono sai perché? Perché finalmente vi svegliate tutti e vi rendete conto che siamo nel 2012! Essere un avvocato non vuole dire niente !! Il titolo non serve a niente se non si guadagna bene prima di 60 anni! Nei paesi civili se guadagna 100.000 dollari all'anno dopo i primi tre anni che si esercita la professione! In Italia si muore di fame!
E puoi caro "Mimmu" non insultare i cari Abogados perché sono alla tua pari per le legge Europeo! Perché fare un esame in Italia inutile quando un può andare altrove a lavorare prendere esperienza ed imparare una nuova lingua e finalmente- guadagnare?
Da un "Abogado" con tre lauree da tre paesi diversi che parla 4 lingue......
sinceramente l'esame è già a numero chiuso perché ogni anno entra un tot e poi nessuno più, anche se redigi un buon elaborato. Questa non è fantascienza...se diventa un concorso (come sostanzialmente già è) poi allora dovrebbero garantire il posto di lavoro.
Questa "dovrebbe" essere un'abilitazione, come quella degli ingegneri (che peraltro hanno l'esame due volte l'anno).
Le mie proposte di modifica dell'esame già le avevo pubblicate
Sono d'accordo. ma segnalo che l'onerole Alfano nel 2007 aveva proposto la riforma dell'art. 7 della legge istitutiva del giudice di pace. Strano, è rimasta nel cassetto perchè forse aggredito da chi tutt'ora non vuole interferenze nell'ordine degli avvocati. Questi vogliono difendere la loro posizione per dare un futuro ai propri figli e non ad altri. é bene ricordare che chi supera gli esami di avvocato sono i raccomandati, figli di avvocati. E' vero che l'art. 33 della Costituzione dispone che per esercitare la professione occorre un esame di Stato, ma è vero pure che tale comma è in contrasto con il fondamentale art. 3 della Costituzione che al suo secondo comma recita "E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale,che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". Alla facciaccia della concorrenza e della meritocrazia. Molti di questi figli di avvocati non conoscono bene la procedura civile o penale eppure sono avvocati.ù
Gentile (?) Anonimo, io ho superato l'esame nel 1969, mio padre era dirigente d'azienda, non laureato, aveva servito la patria in due guerre mondiali. Non conosceva nessuno nell'ambiente forense, quando ho superato l'esame era in pensione. Perciò non le permetto di affermare che gli esami sono superati solo dai raccomandati.
Per il resto, letto il Suo intervento, mi auguro che nessun albo professionale forense contenga il Suo nome, dato che mostra di non comprendere neppure la Costituzione.
Ci sono altri lavori nei quali potrà meglio espllicare i Suoi talenti, auguri.
Come al solito, molti commenti anonimi da parte di chi crede di sapere tutto e non sa nulla, ma ci tiene a farlo sapere ai quattro venti.
Liberalizzare la professione cosa significa? si possono formulare un po' di ipotesi:
- eliminare le tariffe minime? è già stato fatto, nel senso che non sono più vincolanti e l'avvocato può accettare la proposta del cliente di lavorare per compensi forfetari, cosa che avviene con grandi imprese che litigano professionalmente (banche, assicurazioni, ecc., forse anche grandi industrie manifatturiere e di servizi); poi cercherà di guadagnare sulle prestazioni rese al cliente medio; non è un caso che Confindustria caldeggi provvedimenti di liberalizzazione;
- abolire l'esame di Stato? è previsto dall'art. 33 della Costituzione, non sarà cosa facile; d'altra parte, non vi è dubbio che vi sia un interesse generale a che le professioni siano esercitate da persone preparate e l'esame di Stato ha un sicuro effetto selettivo (ah, certo, la selezione di classe ...):
- abolire gli ordini professionali? e le funzioni che essi esercitano oggi le affidiamo alla burocrazia ministeriale? bel progresso ...
- generalizzare le società con soci di capitale? cui prodest? immaginiamo l'effetto: offerta di servizi legali finalizzati al lucro degli azionisti, non dei professionisti, quindi incremento di un contenzioso già enorme, ingestibile dal sistema giudiziario;
- imporre la retribuzione dei praticanti? più che una liberalizzazione, a me pare una regolamentazione distorsiva, soprattutto quando si intende valutarene la congruità con criteri astratti (sarebbe come imporre il salario minimo garantito in tutti i rapporti di lavoro);
- il giovane avvocato anonimo immagina forse che, con tutte queste riforme, il suo reddito aumenterà ai livelli di quello di professionisti affermati?
Dopo di che discorriamo pure di miglioramenti delle leggi vigenti, di revisione degli ordini, di accelerazione dei procedimenti giudiziari (sono almeno vent'anni che si susseguono riforme del processo civile, con il dichiarato intento di renderlo più rapido, con continui insulti alla certezza del diritto, e con modesti effetti). Forse è ora di ridurre le sedi giudiziarie, organizzare meglio gli uffici, stimolare la produttività dei giudici e degli ausiliari!
Il reale obbiettivo di tutta questa manfrina della liberalizzazione è uno solo: mettere le mani sulla cassa forense, è quella che fa gola.
Sentire parlare voi di poteri forti mi fa sorridere. Non fate voi parte dei poteri forti e corporativi! Allora decidetevi a liberalizzare il vostro ordine e date una mano per estendere le liberalizzazioni dai notai ai giudici ecc...
Nessun problema alla liberalizzazione degli avvocati..ma ripeto se deve essere fatta una riforma deve investire prima di tutto i notai, pochi e ben organizzati nel mantenersi in numero esiguo ponendo limiti assurdi all'accesso..ma volete vedere che alla fine magari toccano gli avvocati e non i notai???
Bisognerebbe distinguere tra varie categorie professionali..gli avvocati sono gia' tanti ( piu' di 200000) quindi che senso avrebbe liberalizzarli..per i NOTAI invece ( meno di 5000 con tante sedi vacanti) il discorso e' completamente diverso..
sinceramente anche abolendo l'ordine e l'esame, non credo che le cose potrebbero cambiare così tanto.
l'esame è brutto, perchè molto aleatorio, e penso che si potrebbe semplicemente riformare. Si potrebbe anche eliminare, è vero, ma allora l'università dovrebbe essere molto piu selettiva: oggi escono persone che non hanno idea di quello che fanno. Non che il problema non ci sia anche oggi, ma almeno devono passare qualche anno a far pratica prima di esercitare. Credo anche nei meccanismi di mercato, tuttavia questi funzionano per le imprese. I privati che si rivolgono a un avvocato, magari una o due volte nella vita, non hanno i mezzi per capire se chi hanno davanti è un ciarlatano o no.
tariffe minime: vi assicuro che non sono così rilevanti. Per fare concorrenza, soprattutto se si è uno studio giovane, è importante coccolare i clienti, assisterli con estrema cura, e avere prezzi un po' piu bassi degli altri. poi col tempo e con la competenza, magari si chiede di più. Un avvocato decente non lavora a prezzi stracciati, perchè ci perderebbe e perchè i clienti non apprezzerebbero il suo lavoro. mai svednersi.
per quanto riguarda i praticanti: a milano, se sei laureato bene e in fretta, ti prendono subito e ti iniziano a pagare - poco, ma non malissimo.
Certo, se ti laurei in 10 anni, con un voto di merda, e vuoi rimanere al caldo nella cittadina di provincia, è difficile essere pagati. Bisogna sbattersi un po', cari miei, perchè la concorrenza è tanta, e una laurea in legge non dà diritto al posto di avvocato ben pagato.
Ultimo: la professione di avvocato è di fatto già "liberalizzata". Ci sono più avvocati in italia che in altri stati europei. Non è come i notai, con posti limitati, o i farmacisti. Chiunque può diventare avvocato. Lavorare da solo o in associazione. Applicare più o meno le tariffe che vuole. Insediarsi dove ritiene. Non capisco davvero quali sarebbero i grandi vantaggi della liberalizzazione. Non vedo nemmeno sto grande stravolgimento della situazione attuale, sinceramente, se non che senza ordine forse verrebbero meno quelle poche regole che adesso, bene o male, vengono rispettate dagli appartenenti alla categoria (es. non procacciarsi clienti come fanno in america nei pronto soccorso, non farsi pubblicità, obbligo di aggiornamento professionale...)
bene se la professione è di fatto già liberalizzata, perchè non prendere atto della cosa e stabilirlo per legge?
perchè non volete la tariffa minima per i praticanti, ma non volete eliminare la vostra? tra l'altro non pagare i praticanti è classista e distorsivo della selezione. chi non può permettersi di fare il lacchè, sorry il praticante, per anni perchè non ha supporti economici è costretto a lasciare.
Ennesima anacronistica e dannosa difesa di privilegio di casta. Abolire gli ordini, non solo liberalizzare.
Da medico temo che la abolizione per l'avvocatura possa creare un "mercato" selvaggio che, già con le poche regole che ci sono ora, ha dimostrato di fare fin troppo danni soprattutto nell'ambito del contenzioso medico-legale. È avvilente per la nostra professione e sopratutto un danno al cittadino/paziente (medicina difensiva) vedere volantini di avvocati che promettono cause a costi zero (per poi ripartire gli utili) per intentare cause su malpractice. Con l'ingresso dei grossi gruppi o l'abolizione delle tariffe minime rischiamo una giungla ed una caccia all'uomo che rischia di minare definitivamente un "Sistema Salute" già provato.
Liberalizzare signori, liberalizzare. Servono meno vincoli e più concorrenza in tutti i settori. Altrimenti faremo una brutta fine, magari lenta ma brutta. Il mondo cambia e bisogna sapersi adattare ai cambiamenti. Oggi la produzione economica è in Asia, domani sarà in Africa e in America Latina; mentre noi continuiamo a comportarci con le logiche degli anni '60-80 come se il tempo si fosse fermato a quella data. Se non vogliamo la concorrenza usciamo dal WTO, magari anche dall'Ue e mettiamo i dazi come nel 1700.
Chi fa finta di non capirlo ha già "svoltato" nella vita, guadagna bene e non vuole rischiare di mettere in discussione ciò che ha raggiunto. Purtroppo nel medio lungo termine coloro che non riusciranno a "sistemarsi" aumenteranno e così anche la pressione e la rabbia su queste corporazioni.
Parla un giovane avvocato che fino a poco tempo fa non poteva neanche mettere un annuncio a causa dei divieti sulla pubblicita' imposti dagli ordini...
Mi auguro un approccio più pragmatico per il 2012 da parte degli "eletti".
Metà dei parlamentari sono avvocati, no?
E l'altra metà dà lavoro alla metà degli avvocati italiani...
La solita accozzaglia di affermazioni apodittiche e non supportate da dati ed evidenze oggettive.
I sacrifici vanno sempre bene per gli altri, l'importante è salvaguardare la "casta", magari attraverso la rituale invettiva contro i poteri forti ( quali sarebbero?, chissà....)
che va sempre bene per allungare il brodo e per sostenere la posizione di vittime.
Fra i maggiori responsabili delle disfunzioni del sistema giustizia ci sono prorio gli avvocati, che hanno sempre compattamente marciato contro ogni tentativo di riforma dei procedimenti giudiziari al fine di allungare i tempi e massimizzare, quindi i loro introiti a i danni dei cittadini.
Non è solo colpa del conflitto d'interessi se sono in vigore provvedimenti ultragarantisti che hanno vanificato i procedimenti accelerati alternativi al procedimeto ordinario in campo penale, o viene ostacvolata ogni semplificazione nel campo dei procedimenti civili.
Tipico, non sia mai che regole che potrebbero semplificare la vita di tutti e abbassare i costi trovino applicazione ai danni dei pochi.
"non nobis domine"
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