Palazzi immortaliLa seconda vita del Cnel, l’ex carrozzone che tutti volevano abolire

Da destra a sinistra, quasi tutti i partiti hanno provato a eliminarlo senza riuscirci. Il Csm voleva prendersi la sua sede a Villa Borghese. Oggi l’ente costituzionale, definito inutile e sprecone, sogna in grande. Propone leggi e monitora l’attuazione del Pnrr. Il presidente Treu vorrebbe assumere altro personale: «Siamo francescani, facciamo tutto gratuitamente e abbiamo dimostrato di essere utili»

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Avrebbero dovuto abolirlo, il funerale era pronto. I suoi dipendenti sarebbero stati spostati alla Corte dei Conti. Qualcuno aveva già preparato gli scatoloni. E la sede di Villa Lubin, un magnifico palazzo in stile liberty e neobarocco nel cuore di Villa Borghese, era stata prenotata dal Consiglio Superiore della Magistratura. Era il 2016, l’anno in cui il referendum sulla riforma costituzionale proposta da Matteo Renzi avrebbe dovuto cancellare il Cnel, Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Poi in quel famoso 4 dicembre vinse il No.

Il Cnel era incredibilmente salvo, ma in tanti hanno riprovato a eliminare l’organo di rilievo costituzionale nato per essere una sorta di cerniera tra governo, Parlamento e categorie produttive. Un ente che fa consulenza all’esecutivo, elabora studi e proposte di legge. Costato un miliardo di euro dalla sua fondazione, non era mai riuscito a raggiungere l’operatività che ci si aspettava.

Dal Movimento 5 Stelle alla Lega passando per il Partito democratico, in molti hanno sostenuto progetti di legge per depennare il Cnel dalla Costituzione. La questione faceva parte del programma del governo gialloverde guidato da Giuseppe Conte. Prima ancora ci aveva pensato Massimo D’Alema con la Bicamerale. Destra e sinistra, erano quasi tutti d’accordo ad abolire quello che è sempre stato descritto come un ente inutile, un simbolo della Casta e un cimitero degli elefanti. «A qualcuno piace il Cnel? I suoi estimatori sono più rari dei Pokemon», diceva Matteo Renzi durante la campagna referendaria.

Fino al 2016 il Cnel aveva prodotto solo 14 disegni di legge, sostanzialmente ignorati dal Parlamento. In compenso aveva fatto parlare di sé per consulenze, stipendi e assenteismo dei consiglieri. «Se la sono presa con un microbo quando in giro c’erano gli elefanti – spiega l’attuale presidente Tiziano Treu – Oggi siamo dei francescani, facciamo tutto gratuitamente e le spese sono solo quelle di funzionamento, siamo una carrozzina più che un carrozzone». Il bilancio previsionale del 2022 vale 11,8 milioni di euro, di cui quasi sei per il personale e uno per la manutenzione della prestigiosa sede.

Tutti ci hanno provato, ma nessuno è riuscito a sbarrare le porte di Villa Lubin. Così ora il Cnel vive una seconda vita. Si candida addirittura ad avere un ruolo nell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. E vorrebbe assumere nuovo personale. A Villa Lubin, un gioiello di inizio Novecento con affreschi, fontane e biblioteca da 75mila volumi, sono tornati gruppi di studio e convegni. Si elaborano progetti di riforme e proposte per la politica. La scossa del referendum del 2016 sarà pur servita a qualcosa. «Il Cnel deve dimostrare di essere utile riguadagnandosi il suo ruolo», dice a Linkiesta Tiziano Treu, che dal 2017 guida l’organo costituzionale più disprezzato dalla politica.

Giuslavorista e accademico di fama internazionale, tre volte ministro, Treu aveva fatto campagna per il Sì nel 2016. Ironia della sorte. «Condividevo quasi tutti i punti della riforma ma non l’eliminazione del Cnel, che rappresentava un centesimo di quel testo».

In ogni caso, sembra passata un’era geologica. Oggi intorno a Villa Lubin si respira un clima diverso. «Abbiamo ripreso a fare consulenza per il governo, rafforzato i rapporti con l’Europa e facciamo ricerca con le università. In più portiamo avanti un monitoraggio del Pnrr: così possiamo denunciare ritardi e ostacoli nella sua attuazione».

C’è un dato che, più di altri, spiega la rinascita dell’ente. In questa legislatura il Cnel ha inviato 22 disegni di legge al Parlamento, il doppio di quelli scritti nelle tre legislature precedenti. Ma soprattutto, dopo tempo immemore, è riuscito a far approvare una legge: il codice unico dei contratti. Insieme all’Inps, ha istituito un’anagrafe dei contratti collettivi nazionali che permetterà di scoprire i cosiddetti ‘accordi pirata’. Poi ha presentato un ddl per aumentare le tutele dei lavoratori autonomi. Ma anche un documento di osservazioni e proposte che prevede l’obbligo di casco e assicurazione per i monopattini elettrici.

Nel parlamentino del Cnel siedono 64 consiglieri che rappresentano sindacati, Confindustria e terzo settore. Oltre a loro una sessantina di dipendenti, quasi tutti amministrativi. Gli esperti sono soltanto dieci e part-time, condivisi con le università. Troppo pochi, per i progetti di rilancio. Così il nuovo Cnel vuole assumere. Il professor Treu non ha dubbi: «Per il tipo di lavoro che facciamo, abbiamo chiesto al ministro Brunetta se possiamo avere ricercatori a tempo pieno. Il Cnel francese ha 80 dipendenti e sono tutti ricercatori».

L’ex carrozzone non è più alla deriva. Le minacce di abolire l’ente non sono più così pressanti. E con il governo c’è piena sintonia. Il premier Draghi ha nominato Treu coordinatore del tavolo di Palazzo Chigi per il partenariato economico e sociale nell’ambito dell’attuazione del Pnrr. Treu ne è convinto: «Sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza il Cnel potrà dire la sua». Superato anche «il vento di disintermediazione» favorito negli anni scorsi dai Cinque Stelle, Villa Lubin sogna in grande. «I corpi intermedi non sono mai inutili e il Cnel va potenziato». Chi l’avrebbe mai detto.