Gli infiniti rinnovi di copyright sulle cose del ‘900

Diritto d'autore e pubblico dominio

Action Comics Numero Uno
4 Novembre Nov 2013 0930 04 novembre 2013 4 Novembre 2013 - 09:30
...

Superman avrebbe potuto diventare di dominio pubblico nei prossimi mesi. Pubblicato per la prima volta nel 1938 su Action Comics, avrebbe potuto davvero diventare un eroe del popolo alla fine del 2013, quando sarebbero scaduti i diritti d'autore sulla sua prima incarnazione. Ma nel 1998 una legge voluta fortemente dagli autori e dall'industria dell'intrattenimento ha retroattivamente allungato di 20 anni la durata di quei diritti, portando la scadenza del copyright di Superman al 2033 e prorogando anche i diritti di tantissime altre cose create nella prima metà del Novecento. Il Washington Post fa il punto su cosa succede a queste opere e a cosa succederà nei prossimi anni.

Le estensioni del diritto d’autore
Dal 1790, data della prima legge sul diritto d'autore degli Stati Uniti, la durata del copyright è stata allungata svariate volte.
All'inizio i diritti erano garantiti solo per 14 anni (e rinnovabili per altri 14 se l'autore era ancora vivo). Poi, nel 1909, la durata del diritto d’autore è raddoppiata fino a un massimo di 28 anni (più un possibile rinnovo di 28). Nel 1975, la durata del diritto d’autore cambia di nuovo e in modo sostanziale: si allunga fino a 50 anni dopo la morte dell’autore o 75 anni dalla pubblicazione per opere collettive prodotte non da singoli ma da gruppi, come le case di produzione di Hollywood.

L’ultima estensione è del 1998, sotto la presidenza Clinton. La legge si chiama Copyright Term Extension Act e estende per ulteriori 20 anni la durata del diritto d’autore per le opere prodotte negli Stati Uniti dopo il 1923, portando la durata totale del copyright a 70 anni dopo la morte dell’autore nel caso di opere prodotte da singoli e a 120 anni dopo la data di creazione o 95 dopo l’anno di pubblicazione per le opere prodotte da un gruppo o impresa.
 
La CTEA è nota anche come Mickey Mouse Protection Act. Senza questa legge il primo cortometraggio con Topolino, Steamboat Willie, sarebbe entrato nel pubblico dominio nel 2003. L’estensione del diritto d’autore garantito dal CTEA impedisce a un’altra quantità di opere prodotte nella prima metà del Novecento di finire nel pubblico dominio. Qualche esempio? I diritti di Via col vento, il libro, sarebbero scaduti nel 2011. Quelli di Biancaneve e i sette nani, il film d’animazione, nel gennaio del 2013.
 
 
E se da qui al 2018 non sarà prodotta una nuova legge, queste opere inizieranno a diventare di pubblico dominio dal 1 gennaio 2019. Il primo tra i citati sarà proprio Topolino, di pubblico dominio nel 2023. Non manca molto, scrive il Washintgon Post. E anche se non se ne parla ancora pubblicamente, le trattative per un’ulteriore estensione dei diritti d’autore dovrebbero essere già iniziate.
 
Nel 1975 l'estensione del copyright non suscita praticamente dibattito pubblico (se escludiamo un articolo di mezza pagina su Time). Quella del 1998, invece, fa molto discutere. Ma nemmeno un editoriale del New York Times e un tentativo di dichiararla incostituzionale riescono a fermarla. Al prossimo giro però potrebbe essere tutto diverso.
 
Perché il mondo è cambiato. Prima le discussioni sul diritto d’autore interessavano soprattutto accademici, giuristi e attivisti. Oggi non è più così.
Il 18 gennaio 2012 Wikipedia oscura tutte le sue pagine per protestare contro due proposte di legge (ricordate per i loro acronimi: SOPA e PIPA) dedicate proprio alla protezione del diritto d’autore online. Altri giganti del web come Google, Flickr e Reddit si uniscono alle proteste e 3 milioni di persone scrivono ai loro rappresentanti in Congresso per esprimere il proprio dissenso. Alla fine, la legge viene affossata. 
Negli ultimi anni, insomma, l’attenzione per il diritto d’autore è diventata molto più forte e, insieme, anche le capacità di lobbying di gruppi di cittadini e utenti.
 
E ogni estensione del diritto d'autore dà ai critici motivazioni più solide. In questa forma, dicono, il copyright ha perso completamente il contatto con la realtà e il suo scopo originario: permettere agli autori di produrre con tranquillità opere intellettuali e guadagnare dalla propria produzione. Dicono che oggi il copyright è diventato uno strumento in mano ai grandi gruppi industriali. E che non favorisce più il bene pubblico ma, anzi, privatizza la cultura.
 
L’attuale legge europea, attiva dal 1993, garantisce il copyright fino a 70 anni dopo la morte dell'autore, esattamente come la controparte statunitense.
E non solo. La legislazione europea è, almeno sulla carta, colpevole della legge USA del 1998: i promotori della CTEA la usarono come leva per ottenere un’estensione del diritto d’autore anche negli Stati Uniti. Preston Padden, rappresentante di Disney, parlando col Washington Post dice che:
 
«Non sembrava esserci nessuna ragione per cui gli autori americani dovessero essere svantaggiati rispetto alle controparti europee.»
Le estensioni non mancano nemmeno da noi. Nel 2011 il diritto d'autore sulle performance musicali viene portato da 50 a 70 anni, con la motivazione di proteggere anche chi suona la musica e non solo chi la compone (i 70 anni della legge del '93 valgono solo per gli autori). Wired ne scrive come un affare da un miliardo di dollari che protegge — tra le altre cose — parecchie registrazioni dei Beatles.
 
Nonostante tutte le leggi, sono comunque moltissime le opere che entrano nel pubblico dominio ogni anno. The Public Domain Review è un progetto dalla Open Knowledge Foundation che cura una selezione di musica, film e testi di qualità nel pubblico dominio. Vale la pena farci un giro, anche solo per curiosare.

 

Potrebbe interessarti anche