Up Patriots to armsLa svolta di Trump sull’Ucraina smonta l’alibi dell’escalation

Nel suo cinico pragmatismo, il presidente americano ha preso atto della realtà molto prima di tanti commentatori italiani, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

AP/Lapresse

Preceduta, come al solito, da una lunga e affettuosa telefonata con Vladimir Putin, dalle consuete intemerate contro gli alleati scrocconi e persino da nuove farneticazioni sulla Groenlandia – tutti elementi che avevano spinto molti a prevedere disastrose conseguenze per l’Ucraina e per l’Europa – la partecipazione di Donald Trump al vertice Nato di Ankara si è conclusa ieri, al contrario, con una clamorosa svolta strategica proprio a favore dell’Ucraina, e quindi anche dell’Europa. Una svolta di portata storica, se le decisioni annunciate ieri saranno confermate e non completamente rovesciate domani o al primo sbalzo d’umore, s’intende. La notizia principale riguarda l’autorizzazione a produrre sistemi di difesa antiaerea Patriot, che il presidente americano ha promesso ieri a Volodymyr Zelensky, essenziali per intercettare i missili lanciati quotidianamente sui civili, con cui i russi conducono la propria campagna terroristica e sfogano la frustrazione per l’assenza di qualunque progresso sul campo.

Naturalmente, come scrive il New York Times, un conto è avere la licenza per produrli e un conto è avere i missili pronti in rampa di lancio, e i bombardamenti russi continuano a fare vittime ogni giorno. Ma è anche significativo il fatto che ora sia proprio Trump a dire pubblicamente che la capacità degli ucraini di colpire in profondità e con precisione in territorio russo (capacità cui com’è noto contribuiscono gli americani, attraverso i satelliti e le informazioni di intelligence) «è un’escalation, ma un’escalation che potrebbe portare alla fine della guerra».

Ci sono molti aspetti significativi in questa semplice affermazione, che faceva seguito a una non meno notevole dichiarazione di Marco Rubio (probabilmente il vero vincitore di questa partita, dentro l’amministrazione) secondo cui l’incapacità russa di difendere i propri cieli avrebbe creato lo spazio per negoziare la fine della guerra. Di qui l’efficace sintesi trumpiana, che a ben vedere è il completo rovesciamento dell’ossessivo ritornello sul rischio dell’escalation, utilizzato sempre come alibi, anche dall’amministrazione Biden, per legare le mani agli ucraini, prima negando loro i missili a lungo raggio, poi vietandone l’utilizzo in territorio russo, e così via. Una teoria che continua a essere ripetuta come un mantra anche da noi. Nel suo cinico pragmatismo, Trump ha preso atto della realtà molto prima di gran parte dei politici e dei commentatori italiani, riconoscendo che armare gli ucraini e consentire loro di far pagare alla Russia il prezzo più alto per la sua invasione era ed è l’unico modo di avvicinare davvero la pace. Oltre che di allontanare la guerra dal resto dell’Europa.

Leggi anche l’articolo di Alessandro Cappelli sul tema.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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