Magaldi: «I massoni non si fidano di Renzi»

La versione del Gran Maestro democratico: «Ma anche il fondatore degli scout aveva il grembiulino»

Gioele Magaldi
29 Settembre Set 2014 0930 29 settembre 2014 29 Settembre 2014 - 09:30
Da anni il Gran Maestro Gioele Magaldi e «i suoi fraterni collaboratori» (così li definisce ndr) di Grande Oriente Democratico raccontano sul loro sito le relazioni invisibili della massoneria italiana e internazionale. Magaldi è massone dichiarato, non lo nasconde, e sottolinea le appartenenze massoniche di diversi esponenti del mondo economico e politico italiano. Per Chiarelettere è imminente l’uscita di diversi libri che rischiano di fare molto rumore. Il primo è «Massoni, società a responsabilità illimitata in uscita il 20 novembre».  «Li ho scritti in collaborazione con altri confratelli dell’establishment massonico progressista sovranazionale» spiega in un linguaggio tecnico sconosciuto alla maggioranza degli italiani «Prima verranno pubblicati i tre volumi di "Massoni S.r.ill. Società a responsabilità illimitata, poi i due volumi de Il Potere Globale e i suoi Venerabili Maestri».  
 
Domanda. “Stantio odore di massoneria”, Magaldi, ma lei sul Corriere della Sera aveva mai letto un editoriale come quello di Ferruccio De Bortoli di mercoledì 24 settembre? Stiamo parlando del Corriere, dove negli anni ’70 governava Bruno Tassan Din...
Risposta. L’editoriale di De Bortoli è stato qualcosa di effettivamente inedito e inusuale. Nessuno, però, ha notato la coincidenza tra la sua pubblicazione e la contemporanea presenza di Matteo Renzi alla sede newyorkese del Council on Foreign Relations, solidissimo sodalizio paramassonico istituito nel 1921, mentre nel 1920 era stato fondato il suo omologo britannico, il Royal Institute of International Affairs o Chatham House. Entrambe queste associazioni paramassoniche furono create su iniziativa della Ur-Lodge (termine che indica una superloggia sovranazionale) “Leviathan”. Ed entrambe, sia il Cfr che il Riia, continuano ad essere controllate e gestite da massoni, con la presenza ancillare e subalterna di paramassoni servizievoli, ossia di membri “profani” del jet-set politico, economico-finanziario, mediatico, diplomatico, militare e culturale internazionale, i quali ancora non hanno avuto un’iniziazione massonica presso il circuito elitario ed ambitissmo delle Ur-Lodges, ma aspirano ad averla.
 
D. Come mai questo duro articolo di De Bortoli mentre il premier si trovava negli Stati Uniti? Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, scrive “Da che loggia viene la predica”...
R. Appunto. Sallusti, pur con tutti i limiti di un “non addetto ai lavori” del back-office o high-office del potere, un potere, nel mondo contemporaneo, che ai suoi massimi livelli è strutturalmente massonico, e pur motivato opportunisticamente dalla necessità di contestare a De Bortoli l’attacco a Renzi in tutela del Patto del Nazareno tra il premier e Berlusconi, è quello che è andato più vicino ad una corretta interpretazione dell’intervento debortoliano.
 
D. Ma lei cosa pensa di questo editoriale?
R. Ne ho parlato anche a “La Zanzara” lo scorso 25 settembre. Da anni e mesi Matteo Renzi si comporta da wannabe, da aspirante massone. Ma l’iniziazione cui egli aspira non è presso il Grande Oriente d’Italia o presso qualche altra Comunione massonica ordinaria, su base nazionale italiana o estera. No, il premier italiano punta molto più in alto. Vorrebbe essere iniziato presso la Ur-Lodge “Three Eyes”, la medesima superloggia cui sin dal 1978 fu affiliato Giorgio Napolitano. La stessa superloggia cui è affiliato Mario Draghi, il quale è membro anche di altre Ur-Lodges sovranazionali come la “Pan-Europa”, la “Edmund Burke”, la “Compass Star-Rose” e la “Der Ring”. Ecco, Matteo Renzi vorrebbe essere accolto in uno di questi consessi super-elitari. E badi bene che si tratta di Ur-Lodges di tendenza neoaristocratica e conservatrice, non certo di superlogge progressiste come ad esempio la “Thomas Paine”, la “Montesquieu”, la “Ferdinand Lassalle”, la “Ioannes”, etc. 
 
 
 
D. Addirittura? Quindi secondo lei sono tutti massoni.
R. L’attuale premier italiano, al pari di altri illustri personaggi sedicenti progressisti su un piano ufficiale e profano, in realtà vorrebbe tanto essere incluso - come membro alla pari - in quei salotti buoni dell’aristocrazia massonica reazionaria che attualmente sta ridisegnando in senso oligarchico la politica e la società europea. Il problema è che la sua domanda di affiliazione non è stata ancora accolta.
 
D. E perché non riuscirebbe a entrare in questi salotti che lei definisce massonici? Non le sembra di esagerare? 
R.  I vari Mario Draghi, Giorgio Napolitano, Angela Merkel, Jens Weidmann, Wolfgang Schaüble, Jean-Claude Trichet, Mark Rutte, Peter Sutherland, Anders Fogh Rasmussen, Michael Fuchs, Olli Rehn, Jens Stoltenberg, Lloyd Blankfein, Christian Noyer, Henry Kravis, Christine Lagarde, Frans Timmermans, Peter Mandelson, Jonathan Hill, Juergen Fitschen, Ewald Nowotny, Jyrki Katainen, José Angel Gurria.... non si fidano di Renzi wannabe massone così come non si sono mai fidati del libero muratore Silvio Berlusconi. Questi ed altri esponenti degli ambienti latomistici più elitari e selettivi hanno sempre nutrito diffidenza e insofferenza verso Berlusconi, considerandolo un parvenu del mondo del potere: troppo border-line, ingombrante, imbarazzante e individualista. E analogo sentimento di perplessità nutrono nei riguardi di Renzi, considerato un narcisista, uno spregiudicato e indisciplinato arrivista. Figuriamoci quanto poco venga apprezzato, da questi ambienti, l’asse Berlusconi-Renzi siglato dal Patto del Nazareno. 
 
D. Mi scusi, ma il presidente del Consiglio ha smentito in un’intervista a Repubblica appartenenze o aspirazioni massoniche. Si è definito un boy scout.
R. La smentita di Renzi è insincera e ipocrita. E anche un tantino confusa, come tuttavia si può perdonare ad uno che ancora non ha studiato a fondo la tradizione massonica, nonostante letteralmente "sbavi" per poterne essere parte. E' una smentita confusa perché, forse Renzi non lo sa o finge di non saperlo, proprio Robert Baden Powell (1857-1941), il britannico fondatore dello "scoutismo", era un eminente e notorio massone.Morale della favola: a Renzi ancora non è stato accordato l’accesso ad una almeno delle superlogge sovranazionali sopra elencate. Renzi, allora, approfitta del suo viaggio negli Stati Uniti per conseguire obiettivi di natura personale su questo piano. Alla conferenza stampa pubblica presso il Council on Foreign Relations, ripete le solite banalità melense, ma in privato chiede e ottiene un’udienza presso un massone di spicco come Richard Nathan Haas, presidente dello stesso Cfr. E l’incontro privato è finalizzato a consentire l’accesso di Renzi presso un’altra Ur-Lodge, sostanzialmente fuori dall’influenza dei vari Napolitano, Draghi, etc..  Mi riferisco alla “Leviathan”.
 
D. Ma cosa c’entra l’editoriale di De Bortoli con tutto questo?
R. La notizia di queste manovre renziane negli Usa, ovviamente, era nota sin da prima che il viaggio cominciasse. Il messaggio viene frainteso dai più, ignari di tutto quanto ho spiegato, ma è chiaro e semplice. Dice De Bortoli: “Caro Renzi, riallineati ai desiderata del Venerabilissimo Maestro Mario Draghi, altrimenti comincio a sputtanarti sul versante ‘Massoneria”, sia con riferimento ai tuoi inciuci con Berlusconi, sia, se servirà, sparando più alto”. E il buon Alessandro Sallusti, pur non conoscendo i particolari e i retroscena precisi della vicenda, intuisce qualcosa di vero e lo scrive.
 
D. Si è molto discusso in questi mesi dell’appartenenza o meno del premier Matteo Renzi alla massoneria. Si è parlato del padre e dei suoi rapporti con Denis Verdini. Ma Licio Gelli, ormai storico maestro venerabile della loggia massonica P2, ha smentito. Lei ne sa di più?
R. Tiziano Renzi, padre di Matteo, non è iscritto ad alcuna loggia. Ha rapporti di amicizia e vicinanza con alcuni massoni toscani, ma nulla di più. E comunque si tratta di ambienti di piccolo cabotaggio, gli stessi a cui ha accesso Denis Verdini, un lillipuziano rispetto ai big dell’aristocrazia massonica euro-atlantica che ho citato sopra.
 
D. Rino Formica, ex ministro del Psi, amico del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha ribadito più volte che il governo Renzi è il programma di Rinascita Nazionale del toscano Licio Gelli che potrebbe portare l’attuale presidente della Bce Mario Draghi al Quirinale...
R. Il programma cui allude lei si chiamava “Piano di Rinascita Democratica”. Ma pochi sanno che non era altro che la declinazione su scala italiana dei progetti sovranazionali espressi nel manifesto-saggio “The Crisis of Democracy”, testo promulgato urbi et orbi dalla paramassonica Trilateral Commission nel 1975, su mandato della Ur-Lodge “Three Eyes”, che ne aveva distillato i contenuti oligarchici, tecnocratici e anti-democratici sin dalla fine degli anni Sessanta. Mario Draghi, se non costretto dagli eventi e da necessità superiori di commissariare personalmente l’Italia più di quanto non sia già commissariata, non ci pensa proprio a lasciare la poltrona di presidente della Bce, che è più importante della presidenza della Repubblica italiana, prima della scadenza naturale del suo mandato nel 2019.
 
D. Dietro l’editoriale di De Bortoli c’è chi dice ci sia proprio la mano di Draghi, magari per rimescolare le carte in vista della sempre più vicina elezione del nuovo presidente della Repubblica
R. Le confermo che dietro l’editoriale di De Bortoli c’è la mano di Draghi, ma per le ragioni che le ho spiegato sopra, non per l’irragionevole prospettiva di voler accedere personalmente al Quirinale, quando la sua poltrona all’Eurotower è molto più prestigiosa e influente. Semmai Draghi si preoccupa che, qualora Napolitano dovesse lasciare il Quirinale prima della fine del secondo settennato, al suo posto possa andare persona a lui gradita e fedele. E non qualcuno invece individuato dalla “strana coppia” Renzi-Berlusconi…
 
 
 

 
D. Anche sui presidenti della Repubblica italiana sono sempre circolate voci insistenti sulla loro appartenenza a logge massoniche
R. Tra i presidenti della Repubblica italiana, sono stati massoni Luigi Einaudi, Giuseppe Saragat, Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi. E, naturalmente, è massone Giorgio Napolitano. Ma anche Giovanni Leone e Sandro Pertini, pur non formalmente iniziati, furono eletti grazie al supporto di determinati ambienti massonici italiani, Leone, ed extra-italiani, Pertini.
 
D. Ancora Napolitano? Ma si rende conto di quello che dice?
R. Voi giornalisti dovete capire che dare a qualcuno del massone non equivale di per sé ad accusarlo di qualcosa di brutto.
 
D. Lo sostiene lei. La sua è un'affermazione pesante. Ma come fa a esserne così certo?  
R. Ho avuto accesso ai più riservati archivi delle maggiori Ur-Lodges sovranazionali, come avrà modo di compulsare leggendo la trilogia di "Massoni S.r.ill. Società a responsabilità illimitata".
 
 
D. Lei cosa pensa del Patto del Nazareno? Ha davvero l’aspetto di un patto massonico con Silvio Berlusconi?
R. Il Patto del Nazareno è un banale patto, per il 90% alla luce del sole, tra due capi politici che si somigliano. Simili nell’ambizione internazionale non sempre proporzionata ai mezzi a disposizione, e simili nell’individualismo, nella’autocrazia, nella tendenza a circondarsi di collaboratori “maggiordomi o mezze calzette”, nella spregiudicatezza e anche nella fenomenologia affabulatrice e parolaia, che nasconde però poca sostanza riformatrice. Certo, Berlusconi è stato ed è massone, mentre Renzi aspira a diventarlo, cercando di pervenire a quei salotti buoni dell’aristocrazia latomistica globale che sono sempre rimasti inaccessibili al primo.
 
D. L'Italia è ancora il Paese dei burattinai? Le logge comandano ancora o i poteri forti sono diventati troppo deboli? 
R. E’ sbagliata la prospettiva generale con la quale si affronta solitamente questo tema. I poteri forti, dal Settecento ad oggi costitutivamente massonici, sono sempre stati tali e sempre lo saranno. Ma desta francamente compassione e tenerezza l’insipienza con la quale i giornalisti italiani - e non solo italiani - vanno cercando le tracce di questi poteri fra le mura di Comunioni libero-muratorie nazionali ormai in declino da vari decenni, e non sanno alzare gli occhi al cielo dei circuiti massonici sovranazionali, i quali muovono immancabilmente le loro pedine politico-istituzionali, economico-finanziarie, diplomatiche, militari e mediatiche da Occidente ad Oriente, da Settentrione a Meridione. 
 
D. Attacca la nostra categoria
R. Voi giornalisti e i cittadini italiani ed europei in genere, scoprirete che non è un caso se il fratello Barack Obama, nel suo recente intervento all’Onu, ha citato più e più volte Eleanor Roosevelt e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la più alta espressione ideologica della Libera Muratoria novecentesca. Coloro che animeranno le battaglie della costituenda Associazione “Eleanor Roosevelt” lo faranno proprio per contrastare l’involuzione oligarchica e tecnocratica della governance europea. Una governance di cui Mario Draghi e Giorgio Napolitano sono tra i maggiori responsabili, insieme a diversi loro complici in grembiulino reazionario.
 
D. Stefano Bisi, nuovo Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, ha replicato all'editoriale di De Bortoli, spiegando che la massoneria "è una forza fresca, antica ma allo stesso tempo giovane"
R. Formalmente e idealmente il fratello Bisi ha ragione. E ho anche potuto apprezzare la sua lettera aperta di risposta all’editoriale di De Bortoli (pubblicata sul sito del Goi), specie quando contesta l’uso del termine “stantio”, con riferimento al mondo latomistico. Da che “loggia viene la predica…”, viene da ripetere citando Sallusti. Ciò premesso, mi auguro che i nuovi vertici istituzionali del Grande Oriente d’Italia guidati da Stefano Bisi riescano a schierare Palazzo Giustiniani in modo netto e limpido nel campo della Massoneria progressista. 

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