“Renzi, legalizza l’erba”. Lo dice pure l’Antimafia

Nella relazione della Dna le critiche alla legge che regolamenta in Italia le droghe leggere

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26 Febbraio Feb 2015 1630 26 febbraio 2015 26 Febbraio 2015 - 16:30
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Depenalizzare le droghe leggere, per svuotare le carceri, alleggerire il lavoro di forze dell'ordine e magistrati, soprattutto per colpire la criminalità organizzata che con lo spaccio continua ad arricchirsi. No, non è il leader dei Radicali Marco Pannella a parlare, ma i magistrati della Direzione Nazionale Antimafia che ogni giorno si ritrovano a combattere nel rispetto della legge quello che è ormai in Italia una vera e propria consuetudine: il consumo e il traffico di cannabis o hashish. Eppure, trovare una posizione ufficiale del presidente del Consiglio Matteo Renzi in tema di droghe leggere è un’impresa ardua. Il segretario del Partito Democratico - pur avendo tra i suoi fedelissimi un ex Radicale come Roberto Giachetti e un senatore dentro il partito come Luigi Manconi che ha proposto innumerevoli proposte di legge - non ha mai espresso una posizione precisa sulla legalizzazione della marijuana. Anzi, quando era presidente della provincia di Firenze nel 2007 scrisse una lettera al quotidiano La Nazione (lo ricorda Lanfranco Palazzolo in un articolo sul Tempo del 2014) dove invocava come migliore ricetta contro lo spaccio delle sostanze stupefacenti«la tolleranza zero», che «va usata sugli spacciatori intorno alle scuole e nei luoghi di ritrovo dei giovani». In un mondo occidentale che sta velocemente cambiando idea sulla questione - basti pensare all’ultimo processo di legalizzazione persino del distretto di Washington capitale degli Stati Uniti -, pare incredibile che la questione non sia del tutto affrontata in Italia, persino dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale della legge Fini-Giovanardi: la cannabis è accettata al momento solo in campo medico.

La Direzione Nazionale Antimafia: «spetterà al legislatore valutare se, in un contesto di più ampio respiro (ipotizziamo, almeno, europeo, in quanto parliamo di un mercato oramai unitario anche nel settore degli stupefacenti) sia opportuna una depenalizzazione della materia»

A parlarne questa volta è appunto la Direzione Nazionale Antimafia, che da anni combatte il crimine e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Gli uomini di Franco Roberti lo scrivono nero su bianco, evidenziando «l’oggettiva inadeguatezza di ogni sforzo repressivo» contro lo spaccio e l’uso di droghe leggere. Per questo, si legge «spetterà al legislatore valutare se, in un contesto di più ampio respiro (ipotizziamo, almeno, europeo, in quanto parliamo di un mercato oramai unitario anche nel settore degli stupefacenti) sia opportuna una depenalizzazione della materia, tenendo conto del fatto che, nel bilanciamento di contrapposti interessi, si dovranno tenere presenti, da una parte, le modalità e le misure concretamente (e non astrattamente) più idonee a garantire, anche in questo ambito, il diritto alla salute dei cittadini (specie dei minori) e, dall’altra, le ricadute che la depenalizzazione avrebbe in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite».

Del resto, «per avere contezza della dimensione che ha, oramai, assunto il fenomeno del consumo delle cosiddette droghe leggere, basterà osservare che - considerato che, come si è detto, il quantitativo sequestrato è di almeno 10/20 volte inferiore a quello consumato - si deve ragionevolmente ipotizzare un mercato che vende, approssimativamente, fra 1,5 e 3 milioni di Kg all’anno di cannabis, quantità che soddisfa una domanda di mercato di dimensioni gigantesche. In via esemplificativa, l’indicato quantitativo consente a ciascun cittadino italiano (compresi vecchi e bambini) un consumo di circa 25/50 grammi procapite (pari a circa 100/200 dosi) all’anno». Una volta in possesso di questi dati la Direzione Nazionale Antimafia compie una riflessione che porta il sistema repressivo sui trend che si sono registrati in altre parti del mondo sul fronte della depenalizzazione: «di fronte a numeri come quelli appena visti, e senza alcun pregiudizio ideologico, proibizionista o antiproibizionista che sia,  si ha il dovere - si legge nella relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia - di evidenziare a chi di dovere, che, oggettivamente, e nonostante il massimo sforzo profuso dal sistema nel contrasto alla diffusione dei cannabinoidi, si deve registrare il totale fallimento dell’azione repressiva» o meglio «degli effetti di quest’ultima sulla diffusione dello stupefacente in questione».

Una virata decisa dunque verso la richiesta al legislatore di una depenalizzazione sui reati riguardanti le droghe leggere. Un modo anche per ottimizzare al meglio le attività di contrasto a livello investigativo-giudiziario. Meglio colpire il cuore finanziario del narcotraffico: «questo si sarebbe inizio della fine del narcotraffico quale fenomeno globale che inquina le economie» chiosa la direzione nazionale antimafia.

Da un punto di vista fiscale invece, ha stimato Marco Rossi (La Sapienza) si potrebbero riscuotere dai 7 ai 10 miliardi di euro dalle imposte sulle vendite, ed una somma compresa tra circa 0,5 e 3 miliardi di euro da imposte sul reddito

Cosa fare? Per i magistrati della Direzione Nazionale Antimafia occorre in prima battuta cambiare il target delle attività nella direzione di soggetti collocati nel mondo delle professioni e della finanza (perché sono professionisti e finanzieri a spostare il grosso dei miliardi di dollari in questione, si parla nella stessa relazione di 20 miliardi di dollari globalmente, ndr), penetrare gli ambienti che gestiscono le transazioni finanziarie che si sviluppano parallelamente al traffico attraverso una rete d’informatori di rango più elevato e infine indirizzare le attività degli agenti sottocopertura non solo nel tessuto che gestisce l’approvvigionamento dello stupefacente, ma anche nell’area dei professionisti che gravitano nel settore. Insomma, andare meno a caccia dei pesci piccoli (che porterebbe anche un risparmio alle casse dello Stato e ossigeno al sistema carcerario, secondo il radicale Marco Perduca, almeno 9000 persone uscirebbero dal carcere immediatamente, la maggior parte piccoli spacciatori stranieri. Sulla base di questa cifra, si calcola, scriveva su La Stampa il criminologo di Oxford Federico Varese, che l’amministrazione carceraria risparmierebbe 1.124.640 euro al giorno) e prendere di mira i colletti bianchi «che gestiscono le transazioni di stupefacente da un punto di vista economico finanziario».

Fatta la legge e i conti, andranno poi stimati anche i costi, come un aumento delle spese mediche e per l’educazione al consumo responsabile, ma, citando ancora Varese, «la legge si dovrà adeguare alla nuova realtà». Da un punto di vista fiscale invece, ha stimato Marco Rossi (La Sapienza) si potrebbero riscuotere dai 7 ai 10 miliardi di euro dalle imposte sulle vendite, ed una somma compresa tra circa 0,5 e 3 miliardi di euro da imposte sul reddito.

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