Aleksandr Dugin, il filosofo antiliberale di Putin che flirta con la Lega

Intellettuale dalla barba lunga, collaboratore del Cremlino e teorico dell’Eurasia. Parla di «fascismo genuino e rivoluzionario». Salvini? «Concreto»

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23 Giugno Giu 2015 1615 23 giugno 2015 23 Giugno 2015 - 16:15

Può il mondo uniformarsi ad un unico modello politico, culturale ed antropologico? Possono gli Stati Uniti attribuirsi una funzione egemonica da un punto di vista geostrategico a scapito del BRICS, le nuove nazioni emergenti? È questa, in sintesi, la domanda posta lunedì 22 giugno allo Spazio Melampo di Milano durante il convegno patrocinato dall’Associazione culturale Lombardia-Russia – legato alla Lega Nord – e dal Circolo Prudhon, associazione culturale “non conformista” – di destra – che presentava il saggio autoprodotto “La rinascita di un Impero – La Russia di Vladimir Putin”, con la prefazione di Alain de Benoist, teorico della Nouvelle droite (‘Nuova destra’) e dell’Europa federale antiamericana, molto apprezzato dagli ambienti più conservatori del Carroccio e del populismo europeo. La locandina sul sito dell’evento riportava fra gli ospiti d’onore «un intellettuale russo di rilievo internazionale». Si tratta di Aleksandr Dugin, il teorico del neoeurasiatismo vicino a Vladimir Putin, traduttore in russo di Julius Evola.

Gianluca Savoini è il presidente di Lombardia-Russia. L’associazione è nata per promuovere la ripresa di contatti diplomatici con la Russia, aggirando i limiti imposti dalle sanzioni economiche per permette nuove opportunità di business agli imprenditori del nord. Ufficialmente ‘apartitica’, ma promotrice di «idee che combaciano pienamente con la visione del mondo enunciata dal Presidente della Federazione Russa nel corso del meeting di Valdai 2013 e che si possono riassumere in tre parole: Identità, Sovranità, Tradizione». Si scaglia duramente contro le sanzioni dell’Ue, che le starebbero costando ben 100 miliardi di euro, 12 miliardi dei quali alla sola Italia, con la possibilità di circa 2 milioni in meno di posti di lavoro, senza contare i numerosi contratti saltatati, il tutto nel contesto di una crisi economica globale. «Le sanzioni alla Russia fanno [gli] interessi solo delle lobby», spiegava infatti il segretario leghista Matteo Salvini in un’intervista pubblicata il 3 novembre 2014 su Lombardiarussia.org.  

Dall’associazione Lombardia-Russia dicono che le sanzioni dell’Ue stanno costando 100 miliardi di euro all’Europa, di cui 12 solo all’Italia. Col rischio di 2 milioni di posti di lavoro in meno

La platea – presenti, oltre a cittadini russi residenti a Milano, esponenti milanesi del Carroccio e l’ex on. Claudio D’Amico – ha più volte applaudito il neozar Putin non solo perché difende l’economia russa, ma perché è animato da un patriottismo assente in Occidente. L’Europa – concludeva Savoini – sarebbe sotto attacco, vittima di una propaganda russofoba che alterna soft e hard power, disinformazione e sanzioni. Ma la Russia non sta a guardare: se la vecchia URSS, attraverso l’azione combinata dei vari Partiti Comunisti e della sua agenzia-stampa ufficiale, la Tass sovietica, riusciva a fare controinformazione, la Russia si è dotata di un’agenzia simile, la Sputnik (ex La Voce della Russia), con succursali in tutto il mondo e in Italia, per aggirare – come durante la guerra fredda – la voce dell’Occidente, specie in questioni calde come quella Ucraina. 

Ma per capire cos’è veramente la Lega Nord di Salvini dobbiamo analizzare brevemente l’ospite d’onore, Aleksandr Dugin, già invitato dall’Associazione l’estate scorsa a parlare della missione eurasiatica della Russia. Dugin è il teorico dell’edificazione di un vasto “impero euro-asiatico”, una “Terza Roma” da contrapporre alla degradata America mondialista, cioè l’unità d’Eurasia, una teoria geopolitica elaborata negli anni ’60 dall’ex SS Jean Thiriart relativa alla creazione di un blocco continentale da Dublino a Vladivostok. Non è la prima volta che il Carroccio invita intellettuali antimoderni o addirittura reazionari, ma Dugin non è un semplice teorico isolato, collabora all’entourage di Putin. Nei primi anni ’90 ha animato il Fronte nazionalbolscevico contro El’cin. E nel 1997, nell’articolo Fascismo, senza frontiere e rosso, proclama l'arrivo in Russia di «un fascismo genuino, vero, radicalmente rivoluzionario e coerente». Sostiene che non sono stati «assolutamente gli aspetti razzisti e sciovinisti del nazismo a determinare questa ideologia. Gli eccessi in Germania riguardano esclusivamente i tedeschi [...], mentre il fascismo russo è una combinazione del naturale conservatorismo nazionale con un appassionato desiderio di veri cambiamenti». 


 

MESSAGGIO PROMOZIONALE


Il suo pensiero, La Quarta Teoria Politica, riprende il tradizionalismo evoliano e lo trasposta nella Russia del XXI secolo. Il filosofo – colto, con una lunga barba come un pope ortodosso, sguardo ieratico e fiero, capace di parlare in diverse lingue, fra cui l’italiano – inizia il suo intervento sostenendo che «l’Europa e la Russia hanno un nemico comune, ovvero il liberalismo. Ma non nei risultati, bensì nella sua essenza. E questo significa che va ripensato perché si basa sull’identificazione fra l’uomo e l’individuo, inteso come strumento per misurare tutte le cose. L’essenza del liberalismo è quella di liberare l’individuo da tutti i vincoli, iniziando dalla Chiesa intesa come religione, sia a livello collettivo che individuale. Dopo di questo, si passa alla distruzione delle Nazioni nel senso che si tende a mettere tutti insieme, in un unico calderone. L’ultimo tassello di questo liberalismo esasperato, riguarda la sfera sessuale con la nascita dell’ideologia gender che tende ad annullare la differenza fra uomo e donna. Azzerando tutte le radici, si arriva a questa politica che rappresenta l’ideologia nord-americana così come ha dichiarato non a caso Hillary Clinton che vuole il matrimonio gay. Questo rappresenta il fine ultimo del liberalismo che sta distruggendo la famiglia, la società, la religione, la nazione ed anche l’identità sessuale pensando che si possa essere uomini o donne a giorni alterni!».

È la cosiddetta “ideologia gender” il male assoluto per Dugin. «Oggi rivendicare la propria identità sessuale è considerato una forma di fascismo, così come ad un tempo lo era considerarsi cristiani o musulmani. L’ultima fase dell’individualismo porterà ad etichettare come fascista chi non si appiattirà a questa ideologia dominante. Il mondo moderno troverà la propria fine in questa estremizzazione dell’individualismo e del liberalismo, rappresentati dagli Stati Uniti e dalla NATO. Dopo il Medioevo e il Rinascimento, ci troviamo in una modernità che ha distrutto l’identità storica italiana che in eredità ci ha regalato un enorme patrimonio di valori, oltre che culturale. Oggi ci troviamo – ha proseguito – in una schiavitù mascherata da libertà! Che diventerà assoluta, con la perdita dell’identità umana. La Russia vuole conservare la dimensione collettiva dell’identità, opponendosi al globalismo, al matrimonio gay ed a chi vuole togliere la sovranità. La lotta non è contro l’Occidente e l’Europa, ma contro chi sta provando a distruggere la vita. Siamo parte della stessa civiltà, con le nostre radici ellenistiche ed anche latine. Non possiamo immaginare una quarta teoria politica senza di voi, ed è per questo necessario creare una copertura delle libertà umane – ha quindi concluso – contro il liberalismo ed il satanismo», ha concluso, con una sintassi apocalittica, Dugin. 

«Il nuovo Impero Eurasiatico sarà costruito sul principio fondamentale del nemico comune: il rigetto dell£atlantismo e il divieto di permettere ai valori liberali di dominarci»

Questo, in estrema sintesi, il suo pensiero antiliberale, una sintesi fra nazionalbolscevismo tedesco (Ernst Niekisch), fra la corrente di pensiero nota come “rivoluzione conservatrice” (Ernst Jünger e Carl Schmitt) e quello dei comunisti russi più patriottici (Karl Radek e Iosif Stalin), ovviamente senza Marx. L’idea è l’unità del continente sotto quest’ideologia, perché, veniva spiegato in Le basi della geopolitica, del 1997: «Per principio, l’Eurasia e la nostra terra, la Russia vera e propria, restano il centro di una nuova rivoluzione anti-borghese e anti-americana. […] Il nuovo Impero Euroasiatico sarà costruito sul principio fondamentale del nemico comune: il rigetto dell’atlantismo, strategia di dominio degli USA, e il divieto di permettere ai valori liberali di dominarci. Questo impulso civilizzatore sarà la base di un’unione politica e strategica.» È questa la nuova ideologia di Matteo Salvini e dei suoi alleati a livello europeo (anzi, eurasiatico), dato che pure nel Front national esistono realtà simili a Lombardia-Russia? Come riportato in un’intervista rilasciata ad Antonio Rapisarda per Il Tempo, Dugin sostiene che «tra i politici attuali Salvini è il più predisposto. Per il momento risponde alle sfide più concrete». Lanciando effettivamente la Lega, titola il pezzo, come «Ultima speranza per l’Italia». Questi contatti – e molti altri, dato che stiamo parlando di un’area in evoluzione non è affatto vergine nei rapporti con la destra radicale – evidenziano una cosa: nel suo riposizionamento a destra il Carroccio investe in un settore in cui la sinistra ormai sembra estranea, cioè la cultura. È lì la battaglia. Ed è lì che la sinistra sembra paralizzarsi, in assenza di alternative. 

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