Dalle amnistie al terrorismo, l'otto settembre e quelle ferite mai sanate

L'armistizio aprì questioni mai risolte nella nostra storia, tra amnistie per i reati fascisti e quel terrorismo rosso e nero degli anni '70 che, forse, ebbe origine proprio dall'annuncio di Badoglio

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ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images

8 Settembre Set 2016 1318 08 settembre 2016 8 Settembre 2016 - 13:18

L'immagine di Alberto Sordi in balia degli eventi nel film Tutti a casa è esemplare: l'otto settembre '43 il generale Badoglio annunciava l'armistizio con gli americani e l'esercito italiano si trovò allo sbando, senza più sapere a chi rispondere e da chi difendersi.

Ma gli strascichi dell'otto settembre e di una resa che colse impreparata la maggior parte degli italiani arrivarono oltre.

Qualcuno rimase fedele ai tedeschi, qualcuno tornò a casa e qualcun altro aderì alla Resistenza, componendo uno scenario che avrebbe scatenato vendette, ripicche e ferite mai sanate. Nel '46 Togliatti firmò un'aministia per i reati fascisti, ma il condono sociale non è mai arrivato.

Ad ogni ricorrenza ci si divide: il 25 aprile è festeggiato da alcuni e ignorato da altri che invece ricordano il 10 febbraio, l'anniversario delle foibe, ma non il 27 gennaio, giornata della memoria per le vittime della Shoah. Non è solo questione di ignoranza o di cieca ideologia. O forse lo è, ma ha radici, appunto, in nodi irrisolti della nostra storia.

Negli anni '70 ci siamo divisi di nuovo in rossi e neri. Era una minoranza di giovani in un'Italia che vedeva esplodere la sua medio-piccola impresa, colonna vertebrale del tessuto economico degli anni successivi, ma quella minoranza dominava le prime pagine. Si sospettò anche che proprio l'otto settembre e quello che venne dopo fosse la causa dell'estremismo rosso degli anni '70. I partigiani di allora non divennero terroristi, se non in rarissimi casi, ma è forse vero che quel mito alimentò una leggenda e una retorica che affascinarono molti della sinistra extra-parlamentare, riferendosi di un pericolo totalitario ancora in corso. Per non parlare dei sospetti sulle armi mai consegnate da chi aveva fatto la Resistenza e che sarebbero state ri-utilizzate trent'anni dopo. In una lotta politica che si alimentava di suggestioni e accuse reciproche, la cesura del '43 era ancora evidente.

In un Paese che ha sempre amato dividersi – il Papa o l'imperatore, un campanile o l'altro, rossi o neri, Stati Uniti o Unione Sovietica – si deve però anche osservare come in fondo siamo stati sempre più forti delle divisioni, magari senza saperlo

I rossi se la prendevano con obiettivi politici più o meno mirati, i neri sparavano nel mucchio. E' la riproposizione del quadro successivo all'armistizio: i partigiani, pur nella loro varietà ideologica, seguivano una logica inclusiva, volta a fare sempre più seguaci per perseguire il disegno politico di un'Italia liberata dal fascismo. Dall'altra parte, chi aderiva all'esercito di Salò lo faceva più per cercar la bella morte che per progammi futuri, per finire la guerra dalla stessa parte in cui la si era iniziata, pur consapevoli che il proprio destino fosse segnato, ma in contrapposizione ai traditori.

L'eredità di questo otto settembre non è stata mai compresa fino in fondo. In un Paese che ha sempre amato dividersi – il Papa o l'imperatore, un campanile o l'altro, rossi o neri, Stati Uniti o Unione Sovietica – si deve però anche osservare come in fondo siamo stati sempre più forti delle divisioni, magari senza saperlo. Lo sfaldamento annunciato da terrorismi, guerre intestine, manovre internazionali e pulsioni indipendentiste non hanno mai avuto la meglio.

In un giorno come questo, oltre a ricordare chi, dopo l'otto settembre, subì la feroce repressione tedesca, dobbiamo omaggiare e tenerci stretto almeno questo: l'otto settembre è stato l'inizio del nostro secondo risorgimento.

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