Altro che Riforme: i privilegi della casta sono più vivi che mai

Banche, aerei, autostrade, persino corsi di lingua: i benefici concessi ai parlamentari sono ancora molti, nonostante da anni si parli di casta da combattere

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ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images

17 Settembre Set 2016 0820 17 settembre 2016 17 Settembre 2016 - 08:20

Che fine hanno fatto i privilegi dei Parlamentari? Dopo anni di prime pagine dedicate ai riborsi degli scontrini dei portaborse, adesso i costi della politica fanno molto meno rumore.

Eppure non è che le cose siano molto migliorate negli ultimi anni.

Tutto sommato oggi, in Italia, essere parlamentare conviene ancora parecchio. Tanto per cominciare, l'indennità netta, di base, percepita da un membro del Parlamento è di 5.304 euro al mese. Accettabile per un lavoro di responsabilità. A far lievitare i costi (nostri) e le entrate (loro), subentrano però rimborsi, agevolazioni e contributi.

Per tutti i 945 parlamentari è prevista una diaria a titolo di rimborso per le spese di soggiorno. Stare a Roma, in effetti, costa, ma i 3.500 euro di rimborso dovrebbero bastare quantomeno per un monolocale ben arredato. Piccolo dettaglio: la diaria per le spese di soggiorno è prevista anche per chi già abita a Roma. Impossibile fare una stima esatta, ma nel 2013 (l'ultima volta che abbiamo votato) gli eletti nella circoscrizione Lazio1 – quella che comprende la provincia di Roma – sono stati 42.

C'è poi un rimborso per le spese di mandato. In questo caso Camera e Senato hanno regole diverse: alla Camera circa 1.800 euro mensili vengono restituiti per spese accertate con fatture (incluse quelle per i collaboratori dei parlamentari), altri 1.800 sono concessi forfetariamente (tradotto: sulla fiducia). Al Senato, invece, 1.650 euro sono concessi ogni mese a forfait per le cosiddette “spese generali”, a cui si aggiungono altri 2.090 euro al mese sottoposta a rendiconto quadrimestrale (dunque lo sforzo sarà tenersi lo scontrino per così tanto tempo), e altri 2.090 di nuovo a forfait.

Spese di viaggio: i senatori se la cavano con il rimborso extra di 1.650 euro, i deputati della Camera circolano liberamente su terra, aria e mare, dato che autostrade, treni, navi e aerei da e per il territorio nazionale sono gratis.

L'indennità base è di circa 5.000 euro al mese, ma a far lievitare gli introiti dei parlamentari sono i rimborsi e i bonus vari, legati solo in alcuni casi a spese rendicontate

Attenzione, perchè dando ancora per scontato che nessuno dei deputati sia di Roma, è previsto un rimborso spese trimestrale di 3.323 euro a testa per gli spostamenti Montecitorio – Fiumicino e tra la residenza del parlamentare e l'aeroporto più vicino. Facciamo due calcoli: 3.323 euro trimestrali fanno 1.107 ogni trenta giorni. Diciamo che, stando agli annunci online, una corsa in taxi Roma – Fiumicino te la mettono a una cinquantina di euro. Morale: 23 viaggi al mese Roma – Montecitorio o viceversa pagati. Non male, considerando la diaria concessa per farli risiedere a Roma.

A proposito di aerei: quanto si vola con gli aerei di Stato? Anche in questo caso bisogna arrangiarsi per avere dei dati. Le fonti ufficiali non ci sono, ma la Fondazione Icsa del Generale Leonardo Tricarico parla di numeri medi tra le 3.000 e le 10.000 ore di volo annue. Una forbice enorme, ma volendo essere ottimisti fanno comunque una decina di ore di volo di stato al giorno. Un numero non esagerato, considerando i viaggi intercontinentali del Premier, ma che appare sensibilmente riducibile se si pensa che gli stessi parlamentari hanno accesso gratuito a treni veloci e voli di linea. Ma, d'altra parte, siamo il Paese in cui l'ex ministro Mastella andava a vedersi il Gran Premio con il volo di Stato.

Se poi dovesse andar male e finire il periodo in Parlamento, niente paura. L'assegno di fine mandato viene corrisposto automaticamente al termine del mandato ed è pari all'80% dell'importo mensile lordo dell'indennità, per ogni anno di mandato svolto. Poco male anche per chi si vede costretto alla pensione. Per gli ex-parlamentari basta essersi fatto 5 anni di legislatura e aver compiuto 65 anni per avere diritto alla pensione. Non solo: per ogni anno oltre il quinto passato in Parlamento, l'età necessaria per godersi la pensione scende proprio di un anno, dunque da 65 a 64, da 64 a 63 e così via, fino a un minimo di 60 anni.

C'è poi la pioggia di soldi data ai gruppi parlamentari, che però si sovrappongono alla copertura di spese per cui esistono già rimborsi specifici.

Sui voli di Stato non ci sono dati certi,ma si calcolano almeno 10 ore di volo di Stato al giorno, un numero largamente riducibile considerando i rimborsi per i voli di linea di cui godono i parlamentari

Se poi al Senato le spese telefoniche sono comprese nei famosi 1.650 euro mensili di rimborso extra, alla Camera si fornisce un bonus apposito: 3.098 euro e spiccioli all'anno. Riprendiamo in mano l'abaco e scopriamo che sono circa 258 euro a testa al mese, quando le compagnie telefoniche offrono dai 5 ai 10 giga di traffico e minuti illimitati con 40-50 euro di tariffa ogni quattro settimane.

C'è poi un vastissimo capitolo di convenzioni, tra cui svetta quella per l'assicurazione medica, che comprende anche i familiari dei deputati e che si basa su un fondo creato proprio con lo stipendio lordo dei parlamentari. A proposito di familiari: all'interno della Camera è istituita la Fondazione Carlo Finzi. Non se ne sente mai parlare, ma nel bilancio 2015 della Camera ci sono spese per 250.000 euro per “borse di studio” che si spiegano proprio con questa fondazione. Presieduta in passato anche da Giorgia Meloni e Rocco Buttiglione, la Fondazione Carlo Finzi assegna ogni anno borse di studio ai figli dei dipendenti della Camera. Iniziativa lodevole, ma restano alcune zone d'ombra (che, per altro, nessuno dei parlamentari chiamati in causa ha saputo o voluto chiarire). Ad esempio: si legge online che le borse di studio sarebbero finanziate con la pensione di reversibilità di Carlo Finzi, ex patriota e deputato. Se così fosse, benissimo; ma se la pensione di questo padre della patria è di 250.000 euro l'anno viene da chiedersi quanto si spenda per mantenere tutta la baracca. Immaginiamo, invece, che i soldi arrivino anche da altre parti. Da quali, non è chiarito. E poi, a chi vanno queste borse di studio? A quanti ragazzi? Come vengono assegnate? Quei soldi sono parecchi e pagherebbero diversi anni di università a molti ragazzi, dunque sarebbe bene fare molta chiarezza a riguardo.

Non è ancora tutto. Se vi aggirate per Montecitorio noterete filiali del Banco di Napoli, gruppo di Intesa Sanpaolo. Quella è la banca “ufficiale” dei parlamentari, quella in cui transitano quasi tutti i movimenti economici dei deputati, che hanno parecchie agevolazioni su mutui e prestiti se sottoscrivono un conto proprio col Banco. Non è obbligatorio aprire un conto, ma in moltissimi ne usufruiscono.

Ci sono poi le convenzioni più light: cinema, teatri, musei, tribune d'onore per gli stadi, corsi di lingua.

Ma è tutto fermo e immutabile? No, almeno in teoria. Il MoVimento 5 Stelle, oltre a restituire parte dell'indennità dei singoli parlamentari, ha presentato diverse proproste su pensioni, auto blu (per cui le spese negli ultimi anni sono passate dai 759.000 euro del 2012 ai 210.000 previsti per il 2016), spese di rappresentanza. I Radicali avevano indagato sull'affaire Banco di Napoli, il governo Renzi ha abolito i vitalizi.

Certo è che siamo ancora molto indietro. Se questa non è una casta, è per lo meno una classe sociale molto, ma molto, privilegiata. A spese nostre, si intende.

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