Guerra e media: quando il Pentagono fabbricava finti video di Al Qaeda

Erano uno strumento nella guerra mediatica contro il terrorismo durante l’invasione dell’Iraq. Per realizzarli gli Usa si erano serviti di una azienda britannica, alla modica cifra di 500 milioni di dollari

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Salah Malkawi / Stringer

4 Ottobre Ott 2016 0845 04 ottobre 2016 4 Ottobre 2016 - 08:45

Ogni volta lo si dice, vale la pena di ripeterlo una volta in più: durante la guerra, la prima vittima è la verità. Stavolta la guerra in questione è l’invasione (liberazione?) dell’Iraq da parte degli Stati Uniti + alleati nel 2004. Insieme all’operazione militare è stata portata avanti una massiccia campagna mediatica. E il Pentagono si è avvalso dell’aiuto della multinazionale britannica Bell Pottinger. Obiettivo: diffondere video pre-fabbricati negli uffici militari Usa e farli circolare come servizi di news autentici per mettere in cattiva luce i terroristi. E ancora, diffondere finti video di Al Qaeda, anche questi made in Washington, per individuare i jihadisti in erba.

Lo rivela un’inchiesta del Bureau of Investigative Journalism. L’intera campagna (almeno per quanto riguarda la sola Bell Pottinger) è costata poco più di 500 milioni di dollari e ha coinvolto circa 300 persone. Come spiega Martin Wells, ex dipendente dell’azienda inglese che ha partecipato all’operazione, lavorare insieme agli ufficiali americani è stato “scioccante, qualcosa che apre gli occhi e cambia la vita”.

Per la precisione, Wells ha lavorato a Baghdad, nel centro militare americano, durante l’invasione americana. L’obiettivo era di diffondere nelle persone una percezione positiva della democrazia, di contrastare la macchina di propaganda di Saddam Hussein e di ingentilire le operazioni militari straniere. In aggiunta, c’erano i video falsi, o semi-falsi. A ogni tipologia era associato un colore: il bianco era il materiale più onesto, “in cui era dichiarato il nome di chi lo aveva prodotto”. Il grigio era materiale prodotto dagli Usa ma anonimo: comprendeva filmati contro Al Qaeda e finti servizi televisivi girati nello stile delle “news dei canali arabi”. Le immagini erano girate e montate dagli uomini di Wells e poi venivano distribuite alle televisioni irachene. Infine c’era il nero, cioè “filmati creati dagli Stati Uniti e attribuiti ad Al Qaeda”. Dovevano seguirne lo stile, servirsi di materiali autentici e copiarne la struttura. “Dovevano essere lunghi almeno 10 minuti”.

Lo scopo? Durante i pattugliamenti in zone di caos i militari americani lasciavano, di nascosto, i cd con i documentari “finti”. Il passante casuale li raccoglieva e, se interessato, li guardava. Ogni documento si caricava con Real Player, collegato con Analytics di Google, e forniva a un ufficio centrale la url di chi stava guardando il video. La localizzazione era facile e, nel giro di pochi giorni, permetteva non solo di localizzare cellule terroristiche, ma anche il loro movimento. Alcuni Cd distribuiti in Iraq sono stati visti in Siria, in Iran e perfino in America.

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