Il fondatore di Idealista: «Ai giovani dico: non comprate casa!»

Il futuro del mattone secondo Fernando Encinar, fondatore del portale immobiliare leader in Spagna: « Moltissime persone hanno iniziato a lavorare da casa , potrebbe dare valore alle periferie e alla campagna»

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29 Dicembre Dic 2016 1408 29 dicembre 2016 29 Dicembre 2016 - 14:08
Messe Frankfurt

È un giovane imprenditore, Fernando Encinar. Di quelli a cui brillano gli occhi quando ha l’opportunità di raccontare il proprio progetto. Un giovane manager che ti parla in italiano, spagnolo ed inglese. Sorride. E si capisce che è questo il profilo più comune dei nuovi manager dell’online: Empatici, flessibili, ma soprattutto, multiculturali.

Fernando Encinar, ha un passato come consulente nelle più famose società di relazioni pubbliche del mondo. Nel 2000 co-fonda Idealista, portale immobiliare tra i più visitati in Italia e Portogallo e leader del mercato in Spagna. Un milione di annunci online, 8 milioni di viste al mese e 500 dipendenti. Una crescita a due cifre che parla di case, ma anche di web, di big data, e di nuove tendenze di mercato. A lui chiediamo come cambierà il modo di cercare e vendere casa.

Fernando Encinar: online, offline, giovani e millennials. Quali sono i cambiamenti in atto nel settore immobiliare?
Siamo di fronte a grandi cambiamenti. In Italia, storicamente la mentalità ha sempre condizionato i giovani all’acquisto di una casa. Oggi invece, i millennials sono meno interessati al concetto di possesso. Hanno un modo di vivere completamente diverso dal passato. Ed è un bene.

Perchè è un bene?
Ho sempre pensato che fosse una follia per un giovane di 25, 26 anni, comprare una casa. La casa ti lega alla città, ti vincola. A quell’età bisogna essere liberi di poter decidere quale sarà il proprio futuro. E probabilmente non sarà nella città in cui sei nato. L’acquisto di una casa per me rappresenta una fase da vivere intorno ai 35-38 anni. Quando la tua vita è più stabile, con partner, lavoro, con la tua mentalità.

In Italia esiste però una forte cultura che orienta i genitori all’acquisto di una casa per i figli. Cosa diciamo a questi mamma e papà?
Il mio consiglio per questi genitori è: date ai vostri figli la migliore educazione possibile. Investire nello studio, per un giovane sotto i 30 anni, è meglio che nel mattone. Davvero, essere proprietari della casa rappresenta il finale di una vita e non l’inizio.

Questa nuova mentalità inciderà sul mercato immobiliare?
Sicuramente. I giovani in Italia, preferendo l’affitto all’acquisto stanno iniziando ad adottare una mentalità immobiliare più simile a quella del centro/nord Europa. Questo porterà a dei grandi cambiamenti. Ci troveremo davanti ad un numero inferiore di proprietari, ma ad un numero superiore di investitori immobiliari.

L’avvento della tecnologia ha cambiato il modo di relazionarsi con la ricerca della casa?
È già successo. La prima cosa che è cambiata è la maniera di cercare: oggi è raro che una persona cerchi casa senza internet. Fino a 10 anni fa, questo comportamento rappresentava l’eccezione. Oggi è la norma.

Le “vecchie” agenzie immobiliari resisteranno ai cambiamenti?
L’online metterà alla prova tutti, e cambierà anche il modo di lavorare delle agenzie. I consumatori oggi cercano sempre più professionalità, trasparenza e dati. Elementi tipici di internet. Il mondo è cambiato grazie a internet e chi non rispetta alti canoni di qualità è destinato a restare indietro.

«Ho sempre pensato che fosse una follia per un giovane di 25, 26 anni, comprare una casa. La casa ti lega alla città, ti vincola. A quell’età bisogna essere liberi di poter decidere quale sarà il proprio futuro. E probabilmente non sarà nella città in cui sei nato»

Fernando Encinar

Arriveremo al giorno in cui compreremo una casa online?
Conosco qualcuno che ha comprato la seconda casa all’estero senza neanche vederla. Ma è ancora un’eccezione. Credo che tutti noi, prima di investire nella casa della nostra famiglia, vogliamo prima “calpestarla”.

In futuro quale casa sceglieranno i millennials?
Già oggi viviamo cambiamenti e tendenze completamente diverse rispetto a 20 anni fa. Le famiglie si sono ridotte e cercano case più piccole, un tempo la qualità la faceva la dimensione. Oggi bastano 2 camere.

Esiste un effetto dello smart/home working nella scelta della casa?
Sicuramente. Non so se lo smart working è una causa o una conseguenza dei cambiamenti economici di questi anni, ma sicuramente oggi ci troviamo di fronte a moltissime persone che hanno iniziato a lavorare da casa. Anche questo influenzerà i mercati, per esempio, potrebbe dare valore anche alle periferie e alla campagna. In Spagna tante piccole città che 20 anni fa erano quasi sparite oggi sono rinate. Con una popolazione giovane e diversa.

Chi vuole approfittare di questi cambiamenti cosa può fare?
È un buon momento per chi fa investimenti. In banca i rendimenti sono bassi quindi acquistare per affittare può essere una buona idea. In banca i soldi sono fermi, come leoni marini in spiaggia. Se investi un piccolo patrimonio in mattone e questo appartamento viene trasferito al mercato dell’affitto, puoi generare un circolo virtuoso.

Quali saranno le prossime sfide tecnologiche del mondo immobiliare?
Noi siamo particolarmente “ossessionati” dai dati. Credo che il settore dei “big data” in ambito immobiliare potrà fiorire. Un tempo il mercato immobiliare era poco trasparente, era opaco. Vinceva chi “deteneva” informazioni difficili da reperire. Questo cambierà. E noi vogliamo che gli italiani possano avere avere accesso a prezzi, valori, dati storici. Si tratta di informazioni che, per la loro natura, devono essere chiari, trasparenti, parametrizzati, e accessibili.

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