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Asili nido, prima i veneti: approvata la legge che esclude i bambini immigrati

Il consiglio regionale veneto ha approvato una legge che dà la priorità nei nidi comunali ai bambini figli di genitori che vivono o lavorano in Veneto da almeno 15 anni. Gli altri restano in coda

Asilo Nido
15 Febbraio Feb 2017 1150 15 febbraio 2017 15 Febbraio 2017 - 11:50

«Prima i veneti» ora non è più soltanto uno slogan. Il consiglio regionale veneto ha approvato la proposta di legge che dà la priorità negli asili nido comunali ai bambini residenti in Veneto da almeno 15 anni. Gli altri si mettono in coda e aspettano che rimanga qualche posto libero.

La proposta di legge, presentata dal tosiano Maurizio Conte e dalla collega Giovanna Negro, modifica la legge regionale sui servizi alla prima infanzia inserendo un articolo. In cui non solo si dice che hanno la precedenza per l’ammissione al nido i bambini disabili, ma anche «i figli di genitori residenti in Veneto ininterrottamente da almeno quindici anni o che prestino attività lavorativa in Veneto ininterrottamente da almeno quindici anni». Quindi, una volta fatta domanda per il nido, nelle graduatorie passeranno prima i veneti di lungo corso, poi tutti gli altri. «Riteniamo che si debbano privilegiare quei cittadini che dimostrino di avere un serio legame con il territorio della nostra Regione», sono state le parole della relatrice Giovanna Negro in Commissione sanità.

Il 14 febbraio la proposta di legge è stata approvata in consiglio dalla maggioranza, con l‘eccezione di Forza Italia. «Un’altra legge “leghissima” e fortemente ideologica», critica il consigliere Pd Claudio Sinigaglia. La legge «incide sull’autonomia dei Comuni e impedirà di fare graduatorie rispettose dei bisogni reali di chi deve inserire i figli negli asili nido. È un provvedimento sbagliato e siamo molto preoccupati per gli effetti negativi che andrà a produrre: dalla minor attrattività del Veneto per le giovani coppie all’esclusione di tante famiglie vulnerabili». Tutto per affermare «‘prima i veneti’, ma solo quelli che hanno più di 15 anni di lavoro o residenza: chi ne ha 14, 13 o 10 stiano in coda anche se si trovano in condizioni di maggiore difficoltà». Il Partito democratico aveva proposto un sistema di punteggi graduali che aumentavano all’aumentare degli anni di residenza. In Veneto la copertura dei nidi comunali arriva a malapena al 10%, con circa un centinaio di strutture e 4mila posti disponibili. Oltre il 20% dei bambini resta in lista d’attesa. E lo scorso anno sono stati anche ridotti i finanziamenti regionali agli istituti paritari per l’infanzia. Dalla maggioranza tosiana ribadiscono: «Vogliamo dare priorità alla nostra gente che vive, lavora e paga le tasse qui». Bisognerà vedere ora se il “venetometro” passerà al vaglio costituzionale.

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