Sempre meno vaccini, in Italia torna la paura del morbillo

In tre mesi già mille casi, più di tutto lo scorso anno. È una malattia seria, prima della cura in Italia morivano centinaia di bambini l’anno. Il calo dei vaccini sta portando alla diffusione di malattie che pensavamo sconfitte. «La situazione è grave, le persone si fidino delle istituzioni»

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30 Marzo Mar 2017 1246 30 marzo 2017 30 Marzo 2017 - 12:46

Il mese di marzo non è ancora terminato e in tutta Italia si sono già registrati oltre mille casi di morbillo. Più di tutto l’anno scorso, quando ne erano stati riscontrati 850. Cresce il numero delle persone che decidono di non vaccinare i propri figli. E parallelamente tornano a preoccupare malattie che si pensavano quasi sconfitte. «Lo diciamo da anni, e questa è la conseguenza» racconta Alberto Villani, presidente della società italiana di pediatria e responsabile del reparto medicina generale e malattie infettive del Bambin Gesù di Roma. «Senza un’adeguata copertura vaccinale si finisce per arrivare a queste situazioni. Ed è molto triste». Oggi l’Istituto superiore di sanità rileva l’inversione di tendenza e l’accresciuta incidenza del morbillo. Ma già alcune settimane fa il ministero della Salute aveva sollevato l’allarme. Quando, a fine gennaio, si era registrato un aumento di quasi il 230 per cento della diffusione della malattia.

L’ingiustificata diffidenza verso i vaccini è diventata un problema. Per contenere la diffusione di un virus è importante raggiungere un livello di vaccinazione pari al 95 per cento della popolazione. Purtroppo, per quanto riguarda il morbillo, in Italia la soglia limite è ancora lontana. «Nonostante il piano di eliminazione del morbillo sia partito nel 2005 e la vaccinazione sia tra quelle fortemente raccomandate a gratuite, nel 2015 la copertura vaccinale nei bambini a 24 mesi è stata dell’85,3 per cento» ha recentemente spiegato il ministro Beatrice Lorenzin. Villani conferma: «Questo è il dato nazionale, ma in alcune zone del Paese non si arriva neppure al 70 per cento». E così la malattia torna a diffondersi. Tra le regioni più colpite ci sono la Lombardia, il Piemonte e il Lazio. Colpisce un dato. In tutto il 2016 a Roma e nelle altre province laziali erano stati registrati 107 casi di morbillo. Nei primi tre mesi di quest’anno siamo già arrivati a 312 episodi. Un incremento superiore rispetto al già preoccupante dato nazionale.

Il piano di eliminazione del morbillo è partito nel 2005, la vaccinazione è tra quelle fortemente raccomandate a gratuite. Ma nel 2015 la copertura vaccinale era dell’85 per cento. «E in alcune zone del Paese non si arriva neppure al 70 per cento»

Insieme al morbillo, nel Paese si diffonde l’ignoranza. Molti genitori preferiscono evitare di vaccinare figli perché non conoscono i rischi. Più di qualcuno considera la malattia poco grave e priva di grandi conseguenze. Purtroppo non è così. Prima dell’arrivo del vaccino, ogni anno in Italia morivano di morbillo alcune centinaia di bambini. «È così, ma sono cose che evidentemente si dimenticano», allarga le braccia Villani. Nei soggetti sani raramente nascono complicazioni, l’infezione può manifestarsi unicamente attraverso un’eruzione cutanea. Ma in altri casi può avere esiti molto peggiori. «Per i bambini sotto l’anno di età e nei soggetti immunocompromessi il morbillo può avere gravi conseguenze». Non a caso tra gli oltre mille casi già registrati quest’anno, almeno un terzo delle persone colpite hanno avuto almeno una complicanza. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, il 41 per cento dei malati è stato ricoverato in ospedale. I più colpiti sono i giovani tra i 15 e i 39 anni, non mancano i casi di trasmissioni a operatori sanitari. Ma almeno il 6 per cento riguarda bambini con meno di un anno di età. «Il problema è chiaramente legato al calo di vaccini» insiste Villani. Nove persone colpite su dieci, in effetti, non avevano alcuna copertura.

«È una vergogna che il morbillo circoli in un paese civile». Roberto Burioni è un immunologo all’ospedale San Raffaele di Milano. Negli ultimi tempi è diventato un punto di riferimento in Rete. Sulla sua pagina Facebook invita a vaccinarsi e smonta le principali bufale in materia. Proprio sul suo social network, ieri annunciava con preoccupazione la rinnovata diffusione del morbillo. «È una vergogna che ci sia anche un solo caso, perché nei paesi dove si vaccina in maniera estesa (per esempio la Svezia o il Portogallo) la malattia è eliminata e negli ospedali per morbillo non entra nessuno».

Prima dell’arrivo del vaccino, ogni anno in Italia morivano di morbillo alcune centinaia di bambini. «Sono cose che evidentemente si dimenticano», racconta Villani. «Per i bambini sotto l’anno di età e nei soggetti immunocompromessi il morbillo può avere gravi conseguenze». Non a caso tra gli oltre mille casi già registrati quest’anno, almeno un terzo delle persone colpite hanno avuto almeno una complicanza

E così l’Italia riscopre malattie antiche. Il calo dei vaccini ha riportato in auge la pertosse. «È documentato» racconta Villani. «E anche in questo caso ci troviamo davanti a una malattia che può avere gravi conseguenze, specie nei bambini con meno di tre mesi d’età, che non possono ancora essere vaccinati». Per fortuna negli ultimi tempi qualcosa inizia a cambiare. La diffusione di notizie porta a una maggior consapevolezza. Le teorie antivacciniste vengono pubblicamente e ripetutamente confutate. « Speriamo che le persone capiscano - spiega Villani - Grazie all’impegno del ministero e di molti giornalisti stiamo iniziando a ottenere qualche risultato». Restano ancora troppi allarmi infondati. «Purtroppo persino alcune realtà politiche danno attenzione a sirene che non andrebbero ascoltate. E invece, soprattutto in tema di sanità pubblica, bisognerebbe fidarsi maggiormente delle istituzioni e delle società scientifiche riconosciute».

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