Lavoro

Tre anni di Garanzia Giovani: un fallimento tutto italiano

Il programma europeo non ha fatto perdere all’Italia la maglia nera in Europa per numero di Neet. D’altronde sulla piattaforma si offrono soprattutto stage, che rappresentano il 68% delle iniziative di politica attiva avviate

Startup Giovani
5 Maggio Mag 2017 1050 05 maggio 2017 5 Maggio 2017 - 10:50

È tempo di bilanci per Garanzia giovani. Il programma europeo contro la disoccupazione giovanile ha appena compiuto tre anni e nell’estate dovrebbe ripartire con la “fase 2”. Un piano ambizioso, destinato in origine a “risvegliare” dal torpore gli oltre 2 milioni di Neet italiani, e finanziato con 1,5 miliardi di euro della Commissione europea, più il cofinanziamento del nostro Paese. Non briciole, insomma. Usate in Italia per lo più per attivare tirocini a basso costo nei più disparati settori, senza grosse ricadute sull’occupabilità. Stage per ingegneri, commessi, geometri e persino per installatori di vetri e cristalli e mondatori di pesce. Sulla piattaforma di Garanzia giovani si trovano offerte di ogni tipo. Che non sono servite a innescare nessuna inversione di rotta nell’ampio bacino dei giovani inattivi di casa nostra, ancora il più affollato d’Europa.

A tre anni dall’avvio del programma, i ragazzi italiani che non studiano e non lavorano, a cui Garanzia giovani era destinata, sono ancora 2,2 milioni. Il numero si è ridotto del 7,9%, ma l’Italia resta fanalino di coda in Europa. Quasi un quarto degli under 30 rientra in questa categoria, contro una media Ue del 14 per cento. Con un picco nelle regioni del Sud, dove i “né né” superano il 34 per cento.

Quasi un quarto degli under 30 è Neet, contro una media Ue del 14 per cento. Con un picco nelle regioni del Sud, dove i “né né” superano il 34 per cento

Garanzia giovani puntava non tanto a trovare un lavoro ai giovani inattivi, quanto a costruire per loro un percorso di occupabilità. Ma già la Corte dei conti europea qualche mese fa aveva certificato il fallimento italiano, rimproverando al nostro Paese di aver compiuto «progressi limitati e conseguito risultati che non rispecchiano le aspettative iniziali». Come? Puntando troppo sui tirocini, senza offrire proposte di lavoro.

In tre anni, a conti fatti, i Neet italiani sono diminuiti. Ma l’analisi della Corte dei conti europea dimostra che la riduzione non è dovuta all’aumento degli occupati, quanto alla crescita degli studenti e ai fattori demografici. Se non si è più Neet, insomma, è perché nel frattempo si invecchia e si esce dalla categoria senza un ricambio generazionale, e non perché si trova un lavoro.

Anche perché da noi nel paniere delle offerte di Garanzia giovani, come si è detto, c’erano più che altro stage, che spesso – per giunta – non sono stati neanche rimborsati. La neonata Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, ha appena diffuso (in ritardo) il primo monitoraggio (finora il compito spettava all’Isfol) aggiornato a dicembre 2016. E i dati non fanno che confermare le critiche della Corte dei conti europea. Tra i percorsi avviati, il tirocinio extra-curriculare rappresenta addirittura il 68% delle azioni di politica attiva avviate, soprattutto al Centro e nel Nord Est. Di questi, l’Anpal certifica che il 25% viene poi inserito al lavoro, soprattutto al Nord, pochissimo al Sud.

Come hanno fatto notare Francesco Seghezzi e Michele Toraboschi di Adapt, se nella media dei sette Paesi analizzati dalla Corte dei conti europea i percorsi di tirocinio offerti sono il 13%, in Italia il numero è quattro volte superiore, pari al 54 per cento. I posti di lavoro veri e propri sono il 31% (contro l’80% della media Ue), i percorsi d’istruzione l’11% (tre volte la media) e l’apprendistato il 5% (in linea con gli altri Paesi). Gli stage, anche nel circuito di Garanzia giovani, sono stati utilizzati insomma “all’italiana”: cioè come veicolo di risparmio sul costo del lavoro per profili che invece potrebbero senza alcun problema occupare un posto di lavoro vero e proprio. Sul portale si cercano geometri, commessi, aiuto-cuoco. Tutti in stage. Non a caso, quasi il 40% delle risorse progressive programmate dalle Regioni è destinato ai tirocini, con una spesa extra di oltre 241 milioni di euro.

Gli stage, anche nel circuito di Garanzia giovani, sono stati utilizzati “all’italiana”: cioè come veicolo di risparmio sul costo del lavoro per profili che invece potrebbero senza alcun problema occupare un posto di lavoro vero e proprio

Non basta quindi registrare, come fa il ministero del Lavoro nei suoi report settimanali, quanti giovani hanno aderito al progetto Garanzia giovani. Esultando a ogni aumento. Il totale dei registrati, al 28 aprile, superava gli 1,3 milioni. Bisognerebbe chiedersi quali proposte vengono fatte agli iscritti. Ora Bruxelles ha deciso di far partire la “fase 2” di Garanzia giovani, con un budget di 1,2 miliardi di euro. Tra fondi europei e cofinanziamento, in Italia dovrebbero arrivare altri 900 milioni di euro. Verranno utilizzati ancora per un’altra infornata di stage? Staremo a vedere.

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