E se il Godot che aspettiamo fosse il terrorismo, qualcosa di cui non sappiamo nulla?

Forse è vero che ha vinto il terrore, forse abbiamo vinto noi, forse si tratta di una guerra intestina all'Islam. Ma la verità è che l'identità dell'Occidente, intesa come desiderio di prendersela con se stessi, è più forte e confusa che mai

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STRINGER / AFP

27 Maggio Mag 2017 0830 27 maggio 2017 27 Maggio 2017 - 08:30

Probabilmente ha ragione il direttore de Linkiesta: questa volta ha vinto il terrore. Questa volta è più difficile reagire con calma e stoica noncuranza. Altro è rimanere tranquilli senza cedere alla violenza spontanea, altro è andare a dire alle proprie figlie adolescenti che la migliore reazione è non far nulla, non perdere la testa e mantenere la calma. I terroristi hanno scelto l’obiettivo con fredda strategia: giovani ragazze adolescenti. Quelle che, pur già femministe, guardano ancora a un padre protettivo. Che poi ci sia questo padre, è un altro paio di maniche.

Oppure no, in realtà sarà facile e reagiremo anche questa volta al solito modo. Forse è vero che abbiamo vinto noi che amiamo la vita ed è vero che si tratta di una guerra intestina all’islam. Diremo alle nostre figlie che non dobbiamo cedere alla tentazione della violenza, che dobbiamo continuare ad andare ai concerti e che la reazione violenta è proprio quello che vogliono i terroristi. Non avremo fegato di aggiungere che poi nemmeno sapremmo bene come attuarla, questa protezione.

Malgrado ciò, non potremmo anche non sentirci un po’ ridicoli e impotenti, o almeno disorientati. E soprattutto deludenti agli occhi di queste figlie. Che poi magari si affretteranno al prossimo concerto per niente deluse di noi confusi genitori, che rimaniamo a casa in apprensione, non si sa bene se di un incidente di auto causato dall’amico brillo o se di un attentato. Forse faremo tutto questo in silenzio, senza troppe chiacchiere, anche perché questi continui richiami al non concedere loro il nostro odio stanno diventando risaputi e obsoleti quasi come un’invettiva razzista.

Il sospetto è che ci divertiamo molto di più criticando i nostri politici, da Hollande a Renzi, in attesa che tocchi a Macron. Per non parlare di Trump, che se non ci fosse dovrebbe inventarselo. L’identità occidentale, intesa come desiderio di prendersela con se stessi, è più forte e confusa che mai

Loro chi, poi? L’avversario è più che mai sfuggente. Va bene non dargli un nome, che i nomi sono pregiudizi. Ma anche questo eterno esercizio di saggio silenzio alla lunga ci imbambola in un attesa non si sa bene di cosa. Va a finire che il Godot che attendiamo è proprio il terrorismo, un qualcosa di cui nulla si sa e del quale possiamo dire solo cosa non è.

Per non parlare poi della confusione che regna anche nel campo sovranista e conservatore, per non dire reazionario. Riscoprire l’identità, ma quale? L’identità in psicologia è in crisi da tempo, ed è sempre più messa in discussione. L’identità individuale come concetto scientifico appare sopravvalutata. Sopravvive in sociologia e nella psicologia dei gruppi.

E quale sarebbe la nostra identità? Giudaico-cristiana, giudaica ma non cristiana, cristiana ma non giudaica, laico-illuminista e cristiana oppure non cristiana, laica ma romantica e anti-illuminista, liberale e liberista o sovranista e neo-nazionalista, filo-europea o viceversa, strapaesana o stracittadina? Il dibattito, soprattutto su Facebook, è oltremodo confuso e ben presto si preferisce tacere. La minoranza chiassosa dei commentatori si rivela sempre più una minoranza ma sempre più chiassosa. E poi il sospetto è che ci divertiamo molto di più criticando i nostri politici, da Hollande a Renzi, in attesa che tocchi a Macron. Per non parlare di Trump, che se non ci fosse dovrebbe inventarselo. L’identità occidentale, intesa come desiderio di prendersela con se stessi, è più forte e confusa che mai.

Quindi continueremo a reagire bene, almeno per ora. Purtroppo non si sa se per saggezza o per stanchezza. O meglio, siamo approdati a un preoccupante stadio in cui stanchezza e saggezza coincidono e forse l’una si traveste nell’altra, senza mai rivelare sul serio la propria vera natura. Come accade nella vecchiaia.

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