Renzi contro il multiculturalismo, la campagna elettorale si giocherà sugli immigrati

Parlando all'Ispi, il segretario del Pd ha chiesto alla sinistra di riscoprire la parola identità. E ha sostenuto che i numeri dei nuovi migranti sono insostenibili per l'Italia. Tutti i principali leader sono ormai schierati su posizioni rigorose per attrarre elettori

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28 Giugno Giu 2017 1314 28 giugno 2017 28 Giugno 2017 - 13:14

Non ci si gira più attorno. Sarà il tema dell'immigrazione a dominare lo scontro politico nella prossima campagna elettorale. Insieme al tema Europa. E' passato in secondo piano rispetto al gioco delle figurine della sinistra, che ha riportato sul palcoscenico persino Romano Prodi. Ma anche Matteo Renzi, all'indomani della debacle alle Comunali, ha preso una posizione più netta su un argomento che in questi anni era stato lasciato soprattutto alle destre: il segretario del Pd ha sostenuto che la prospettiva dell'Italia non potrà probabilmente essere il multiculturalismo. Lo ha detto parlando all'Ispi, l'Istituto di politica internazionale di Milano, le cui stanze affrescate dal Tiepolo invitano a pesare le parole, dosare i pensieri, contenere la verve politica. "Se non hai un'identità, non integri, sei invaso", ha scandito Renzi di fianco al direttore della Stampa, Maurizio Molinari, che presentava il suo libro sul ritorno delle tribù.

La scelta della parola invasione è un salto terminologico, se pronunciata a sinistra. Renzi ha detto che non vuole rinunciare alla legge per lo ius soli, che probabilmente ha pesato sul ritorno di molti elettori verso il centrodestra: "Non si può negare la cittadinanza italiana a chi è nato qui e ha fatto le scuole qui e si sente italiano". Nemmeno se lo suggeriscono i sondaggi. Ma l'ex premier ha aggiunto un passaggio chiave al suo discorso: davanti ai nuovi sbarchi di migranti dal Mediterraneo ormai "i numeri non sono sostenibili". E, quindi, "è un dovere prendere atto che l'opinione pubblica è esasperata". "I nostri figli staranno in una società sicuramente multietnica, ma io non so se sperare anche multiculturale - la conclusione di Renzi -. Nel senso che ho voglia dell'incontro con le culture altrui ma voglio difende la cultura che anima questo territorio. La sinistra deve prendere atto che la parola identità è bella e positiva e non è il contrario della parola integrazione. L'identità è anzi il presupposto dell'integrazione".

Renzi ha detto che non vuole rinunciare alla legge per lo ius soli, che probabilmente ha pesato sul ritorno di molti elettori verso il centrodestra: "Non si può negare la cittadinanza italiana a chi è nato qui e ha fatto le scuole qui e si sente italiano". Ma ha aggiunto che i numeri di chi sbarca "non sono sostenibili"

Identità, radici, protezione. Quello che quei cittadini più esasperati stanno trovando soprattutto nei partiti anti-sistema, come il Movimento 5 Stelle. O negli schieramenti più tradizionalisti, il centrodestra a guida leghista. Quella di Renzi può essere stata solo una riflessione a voce alta, davanti a una platea di cultori di relazioni internazionali, nelle stesse ore in cui il ministro dell'Interno, Marco Minniti, suo compagno di partito in volo per Washington, decideva di far invertire la rotta dell'aereo per tornare a Roma e gestire un improvviso picco di sbarchi dal Nordafrica. Una reazione quasi di guerra. Oppure, quella del segretario del Pd, è stata l'inizio di un'operazione scaltra per intercettare un malumore che si sta drammaticamente ritorcendo contro il principale partito di governo che dal 2013 ha avuto la responsabilità di gestire l'accoglienza. Si vedrà. E' un fatto, però, che il discorso di Milano di Renzi sta chiudendo il cerchio sul tema dell'immigrazione: tutti i leader dei principali partiti che si sfideranno alle elezioni Politiche in arrivo entro la primavera hanno assunto posizioni rigorose in materia di accoglienza. E questo non potrà far altro che dividere ancora di più il leader Dem dalla sinistra che non si fida di lui e che il mese scorso era in corteo sempre a Milano contro i muri e per dare diritti pieni agli immigrati. Senza se e senza ma.

Inutile, quasi, citare il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, che da tre anni e mezzo lo ripete: a suo avviso è "in corso un'invasione organizzata e finanziata per sostituire gli italiani con gli stranieri". Per Salvini, "non c'è più posto in Italia" per nuovi arrivi. E nemmeno per lo ius soli. Silvio Berlusconi ha posizioni meno roboanti, tiene un profilo più moderato e non deve discostarsi troppo dai suoi alleati europei, i Popolari di Angela Merkel. Ma anche il leader di Forza Italia ha consolidato da tempo una sua linea: diritti solo se i doveri sono rispettati. "Prima di parlare di ius soli in Italia - ha detto per esempio Berlusconi nei giorni scorsi -, bisognerebbe gestire con ordine il fenomeno migratorio che ci sta travolgendo soprattutto in questi quattro anni con governi non eletti dagli italiani. Noi gli sbarchi li avevamo sostanzialmente azzerati". Anche il Movimento 5 Stelle è sulla linea dei diritti-doveri. Ma ha alzato i toni proprio come Renzi all'indomani del pessimo risultato al primo turno delle Comunali. Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha chiesto al ministro Minniti "una moratoria sui nuovi arrivi", sostenendo che di fronte all'aumento dei flussi di migranti "è rischioso ipotizzare ulteriori strutture di accoglienza" nella Capitale.

Quella di Renzi può essere stata solo una riflessione a voce alta, davanti a una platea di cultori di relazioni internazionali, nelle stesse ore in cui il ministro dell'Interno, Marco Minniti, suo compagno di partito in volo per Washington, decideva di far invertire la rotta dell'aereo per tornare a Roma e gestire un improvviso picco di sbarchi dal Nordafrica

Che si esageri o meno, sul tema dell'immigrazione (e dei diritti dei musulmani, a partire dal caso delle moschee associato sempre più spesso a quello della sicurezza) tutti i candidati si dovranno schierare. Sta succedendo quasi ovunque in giro per l'Europa. Ed è la sinistra a rischiare di più. In Olanda, in Austria, nei Paesi scandinavi, ma anche nella Francia in cui Emmanuel Macron ha dovuto battere Marine Le Pen prima di insediarsi all'Eliseo. L'Italia è ovviamente più esposta ai cambi di umore, rispetto agli altri Paesi. Perché si sente la frontiera minacciata, la frontiera debole. E perché la politica ci ha giocato sopra a lungo: ne è una prova il continuo utilizzo della parola emergenza, quando sono ormai anni che si ripresentano gli stessi problemi. Sempre pro o contro, rare le mediazioni. Da qui alle elezioni si assisterà inevitabilmente a un'escalation di notizie sul numero dei nuovi migranti. I dati degli sbarchi nel Mediterraneo sono in crescita. E cresce anche il numero dei sindaci che si rifiutano di offrire sistemazione ai richiedenti asilo, specie dopo la vittoria del centrodestra in quasi tutti i grandi centri andati al voto nelle scorse settimane.

@ilbrontolo

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