Terremoto in Emilia, la ricostruzione è un mistero: seimila persone senza casa e fienili con le scale in marmo

Un gruppo di otto cittadini ha costituito il Comitato verifica ricostruzione (Cvr), che in soli sei mesi ha collezionato 150 tra esposti e segnalazioni nell’alto ferrarese. “Ruderi di campagna abbandonati trasformati in case grandi quanto un ipermercato, mentre 6mila persone sono ancora senza casa”

Mirandola

(OLIVIER MORIN/AFP)

22 Luglio Lug 2017 0830 22 luglio 2017 22 Luglio 2017 - 08:30

Fienili abbandonati trasformati in lussuosi fabbricati antisismici, con tanto di scale di marmo bianco. Ruderi di campagna diventati case «grandi quanto un ipermercato», chiuse e inutilizzate da due anni. Tutto con i soldi della ricostruzione arrivati dopo il sisma dell’Emilia Romagna del maggio 2012. Mentre 6mila persone sono ancora fuori dalle loro case. La denuncia arriva dal Comitato verifica ricostruzione (Cvr), un gruppo di otto volontari costituitosi lo scorso febbraio, che in sei mesi ha presentato 150 tra esposti e segnalazioni alla Procura e alla Guardia di Finanza di Ferrara sul presunto uso illecito dei fondi destinati alla ricostruzione degli edifici dopo il terremoto emiliano. Solo nella zona dell’alto ferrarese, secondo il comitato, ci sarebbe stato uno spreco di denaro pubblico fino a circa 100 milioni di euro.

«Siamo persone che vivono tra i paesini dell’alto ferrarese e la bassa modenese», racconta Nelson Zagni, uno dei componenti del comitato. «Abbiamo vissuto il terremoto. Andando alle poste o dal tabaccaio, vediamo con i nostri occhi i cantieri e ci ricordiamo com’erano questi edifici prima del maggio 2012. Le ordinanze prevedono che i fondi debbano andare solo alle realtà commerciali e alle case utilizzate o in attività prima del sisma. E invece sono stati assegnati centinaia di migliaia di euro a fienili abbandonati, che ora hanno addirittura le scale di marmo bianco all’interno. Ci sono casi di ruderi di campagna accorpati e trasformati in case grandi quanto un ipermercato!».

Il sospetto che qualcuno ne stesse approfittando è venuto. E all’ennesima gru innalzata su un rudere con il tetto crollato prima delle scosse del maggio 2012, non ce l’hanno fatta più. E hanno costituito il comitato, che ha l’obiettivo di vigilare sull’uso dei soldi pubblici per la ricostruzione. Nel gruppo c’è anche l’ex sindaco di Bondeno, Daniele Biancardi, e diversi consiglieri comunali, ma pure contabili ed esperti di appalti e temi ambientali. Che con pazienza certosina si sono messi a studiare le oltre 400 ordinanze firmate da Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna al momento del sisma e commissario alla ricostruzione. Poi, una volta individuate le anomalie, si sono messi a incrociare i dati. E il risultato è che, secondo il Cvr, solo tra l’alto ferrarese e il basso modenese, ci sarebbero almeno 40 casi di finanziamenti irregolari.

Alcune delle foto, con la comparazione del prima e dopo il terremoto, pubblicate da alcuni membri del Cvr

Sono stati assegnati centinaia di migliaia di euro a fienili abbandonati, che ora hanno addirittura le scale di marmo bianco all’interno. E ci sono casi di ruderi di campagna accorpati e trasformati in case grandi quanto un ipermercato

«Oltre a ricordare com’era una certa struttura prima del sisma, ci è bastato andare su Google Street View, dove molte delle foto disponibili sono aggiornate al 2010-2011, cioè prima del terremoto. Controllando alcune strutture in ricostruzione, ci siamo accorti che prima del sisma erano già mezze crollate o abbandonate». Quindi – in teoria – non avrebbero dovuto ricevere i contributi per la ricostruzione. Un allegato a una delle ordinanze del 2013 dice proprio che non sono ammessi ai contributi gli edifici che alla data del sisma erano inutilizzati, inagibili o privi di impianti e non allacciati alla rete dei servizi pubblici. «Una volta avute le foto, chiediamo i dati sugli immobili ai comuni. Raccolta la documentazione, la inviamo alla Procura o alla Guardia di finanza. Siamo a 150 tra esposti esposti e segnalazioni». E commenta: «Bastava incrociare i dati come abbiamo fatto noi per capire che c’erano delle anomalie, monitorare le ultime bollette o il pagamento delle tasse. Tanto più che comuni e Guardia di finanza hanno a disposizione il censimento agricolo fatto dall’Istat nel 2010-2011».

Non solo. Un’altra ordinanza del 2012 dice che l’immobile ristrutturato deve essere riutilizzato entro sei mesi dal completamento dei lavori nel caso di un’attività produttiva, ed entro tre mesi nel caso di un’abitazione. Pena la restituzione del finanziamento. «Qui invece vediamo edifici completati da due anni ancora inutilizzati, e nessuno va a vedere», spiega Zagni.

Il problema, ha scritto il comitato in un esposto inviato alle Procure di Ferrara e Modena, «sta nel fatto che nei primi interventi negli anni 2012/2013 le ricostruzioni rispettavano la normativa, ma con il passare del tempo, si è visto che i controlli erano quasi inesistenti – 5-7%, a sorteggio – e come sempre accade si è iniziato a esagerare nelle richieste dei contributi». E il sospetto dei cittadini è che più d’uno abbia chiuso un occhio.

I casi segnalati dal Cvr vanno dai fienili abbandonati rimessi a nuovo, con finanziamenti dai 400mila euro a 1,4 milioni, agli agricoltori che negli anni hanno comprato piccoli fondi e che hanno chiesto e ottenuto contributi per la ricostruzione anche di 20-30 ruderi prima diroccati e abbandonati. «Cosa facciamo a fare le stalle se in questa zona non abbiamo più le mucche?», si chiede Zagni. «Solo da noi si cominciano a vedere i fienili ricostruiti con le finestre. Tra gli obblighi dei beneficiari guarda caso c’è l’obbligo di non mutare la destinazione d’uso dell’immobile al momento del sisma prima dei due anni dalla data di completamento die lavori. Insomma, dopo qualche anno si può chiedere la variante e i fienili diventano case e appartamenti».

Nei primi interventi negli anni 2012/2013 le ricostruzioni rispettavano la normativa, ma con il passare del tempo, si è visto che i controlli erano quasi inesistenti – 5-7%, a sorteggio – e come sempre accade si è iniziato a esagerare nelle richieste dei contributi

All’indirizzo email del comitato arrivano segnalazioni da ogni parte della regione. «La popolazione è arrabbiata», dice Zagni. «Nel cratere ci sono 6mila persone con le case ancora da ricostruire che vanno in giro e vedono fienili perfettamente finiti da due anni che nessuno userà mai». Ma sono arrivate anche diverse minacce e richieste più o meno velate di smetterla con segnalazioni e denunce. Eppure, denuncia Zagni, «nessun politico, di nessun partito o movimento, finora ci ha contattati. Siamo riusciti a ottenere un incontro in regione. E solo dalla Guardia di finanza di Modena ci hanno chiesto di collaborare».

La Regione Emilia Romagna ha a disposizione circa 5 miliardi di euro per la ricostruzione post-sisma, di cui finora ne sono stati spesi circa la metà, tra fondi Mude (destinati a immobili abitativi e in parte a quelli agricoli, e ai locali commerciali), Sfinge (per gli immobili agricoli in cui il prodotto viene anche trasformato, quelli artigianali e industriali) e Fenice (per le opere pubbliche e i beni culturali). I contributi richiesti e concessi sono facilmente tracciabili sul sito della regione Emilia Romagna. Per i primi, la verifica e il monitoraggio è a carico dei comuni, per i secondi è la Regione che deve vigilare. Il Cvr sta monitorando soprattutto l’assegnazione dei fondi Mude, per i contributi destinati alle imprese non hanno accesso alle pratiche. E lì, dicono, ogni richiesta è di milioni e milioni di euro. «Per non parlare delle attrezzature agricole: ci sono stati segnalati decine di casi di imprenditori agricoli che hanno messo trattori vecchi e inutilizzati vicino alle strutture crollate, ci hanno fatto cadere su un po’ di pietre e così hanno avuto trattori e mietitrebbiatrici nuove», racconta Zagni. «Questo, è chiaro, è difficile da provare. Ma servono più controlli. Qualche giorno fa un imprenditore mi ha raccontato che gli è arrivato un carro raccoglitore della frutta, quando lui non ha più il frutteto ormai da due anni».

Al momento non risultano indagini in corso. Ma il lavoro del Comitato verifica ricostruzione un risultato l’ha prodotto. Se il comune di Mirandola ha smentito la trasformazione di ruderi in spazi di lusso sul proprio territorio, a Bondeno, poco più di 14mila abitanti in provincia di Ferrara, dopo aver visto le comparazioni fotografiche del Cvr, il sindaco ha sospeso l’erogazione di un pagamento già approvato.

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