TV e Facebook pigliatutto e i giornali non li legge più nessuno, stateci

Il rapporto Censis sulla dieta mediatica degli italiani, tra mille dati, dimostra due cose: che i giornali continuano a perdere lettori. E che il cocktail tra televisione e social network si sta prendendo tutto: una tendenza pericolosa, che va compresa e governata

Zuckerberg Facebook Linkiesta
10 Ottobre Ott 2017 1100 10 ottobre 2017 10 Ottobre 2017 - 11:00

La nostra società sta cambiando molto velocemente. Un modo per rendersene conto è osservare come si sta trasformando il contesto comunicativo. La comunicazione infatti rappresenta lo specchio della nostra epoca, in grado di rappresentarne fedelmente tendenze e caratteristiche. Il quattordicesimo Rapporto Censis- Ucsi presentato a Roma lo scorso 4 ottobre dal titolo: “I media e il nuovo immaginario collettivo” usa addirittura la locuzione “rivoluzione copernicana” e fornisce dati espliciti a riguardo.

Nella dieta mediatica degli Italiani del 2017 la tv resta in cima con il 95,5% e perde solo 2 punti rispetto allo scorso anno. A farla da padrone sono la televisione digitale terrestre e quella satellitare ma web e smart tv guadagnano 2,4 punti percentuali sul 2016 e quella attraverso mobile raddoppia addirittura il numero di utenti. Anche la radio è uno dei canali preferiti dai nostri connazionali e il numero di ascoltatori persi da quella tradizionale viene compensato da quelli guadagnati dalla radio consultata in rete. Uno degli aspetti più indicativi del rapporto Censis è l’uso delle piattaforme come strumenti multicanale, basti pensare che l’11,1% le usa per guardare programmi e il 10,4% per usufruire di contenuti audio ma le percentuali in entrambi i casi raddoppiano tra chi ha meno di 30 anni. Un discorso analogo vale per l’informazione. Solo il 35,8% degli Italiani consulta i giornali cartacei, i quotidiani stampati in dieci anni hanno perso addirittura un quarto dei propri lettori (-25,6%) ma anche quelli online hanno avuto scarso successo. Ciò accade perché la maggioranza considera ancora i telegiornali come vetrina sul mondo, seguiti da Facebook usato addirittura da quasi la metà dei giovani. Parliamo quindi ancora una volta di una piattaforma e dunque di Internet. La rete ha stravolto abitudini e comportamenti delle persone sebbene non sempre ne siamo del tutto consapevoli.

Solo il 35,8% degli Italiani consulta i giornali cartacei, i quotidiani stampati in dieci anni hanno perso addirittura un quarto dei propri lettori (-25,6%). Ciò accade perché la maggioranza considera ancora i telegiornali come vetrina sul mondo, seguiti da Facebook usato addirittura da quasi la metà dei giovani

Internet è uno spazio nato per documentarsi e interagire con altri mentre si è a casa, a lavoro o in viaggio e dunque appartati, ma in realtà è un palcoscenico virtuale, un suggestivo gioco di ruoli dove si è allo stesso tempo spettatori e protagonisti. Non solo siamo sotto i riflettori, ma al contrario possiamo decidere liberamente tempi e modi della fruizione dei contenuti, che peraltro ciascuno di noi contribuisce a creare. L'accesso ai mezzi di comunicazione perciò smantella la gerarchia delle fonti, dal momento che in rete è tutt’altro che semplice individuare veridicità e autorevolezza di chi diffonde informazioni. Ritornando ai dati Censis, solo il 38,3% degli over 65 è su Internet ma l’87,8% di chi ha tra i 30 e i 44 anni e addirittura il 90,5% dei giovanissimi tra i 14 e i 29 anni. Giovani e giovanissimi sono assimilabili nell’uso della rete, degli smartphone e delle attività svolte online, al contrario chi è più anziano ha abitudini totalmente differenti e una minore predisposizione all’uso delle nuove tecnologie. La maggioranza della popolazione tuttavia è online e il rapporto Censis descrive la nostra come l’era biomediatica, in cui ognuno descrive la propria vita in rete, in tempo reale a un numero impressionante di persone. Tasselli di biografie personali sono disseminate nei social network. Il 65,7 % della popolazione scandisce le proprie giornate attraverso la messaggistica di Whatsapp, addirittura l’85,8% di chi ha tra i 14 e i 29 anni. Più della metà degli Italiani, per la precisione il 56,2% e quasi l’80% dei giovani, trascrive la propria quotidianità con i post di Facebook. Il 21% e quasi la metà dei ragazzi, immortala letteralmente la propria esistenza su Instagram.

Le nostre storie sono in rete e si intrecciano con le storie degli altri in un racconto collettivo senza soluzione di continuità in cui ciascuno di noi è narratore, lettore e soggetto. Ma siamo protagonisti o comparse? Ci siamo davvero emancipati con Internet oppure stiamo usando uno strumento senza le competenze digitali necessarie e senza essere pienamente consapevoli delle dinamiche della rete? Con un semplice “condividi” o “invia” diamo avvio a un effetto domino, produciamo contenuti che talvolta sono pezzi delle nostre vite e le affidiamo a una platea sterminata di cui siamo noi stessi parte. Siamo stati travolti dalla trasformazione indotta dalla rete senza esserne preparati, sebbene il discorso cambi tra una generazione e un’altra come testimoniano i dati del Rapporto Censis. L’utente che si tratti di un over 65 o di un giovanissimo va accompagnato nel suo viaggio virtuale, va messo nelle condizioni di capire davvero rischi e opportunità della rete. Nessuno può però esaurire da solo il tema e pretendere di spiegarlo agli altri, lo si può fare solo assieme, basta alzare lo sguardo dal proprio dispositivo mobile, incrociare quello degli altri per capire che in effetti stiamo facendo tutti lo stesso viaggio.

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