A Colle Oppio Virginia Raggi sfratta la storia della destra romana

Con un blitz all’alba i vigili hanno chiuso per morosità la storica sezione di Colle Oppio. Dagli esuli istriani agli anni di piombo, qui è nata la leggenda della destra. «È un attacco politico - raccontano i militanti del più grande circolo di Fratelli d’Italia - ma noi siamo in regola».

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11 Novembre Nov 2017 0745 11 novembre 2017 11 Novembre 2017 - 07:45

I vigili sono entrati a Colle Oppio alle cinque di mattina del 31 ottobre scorso. Dopo l’irruzione hanno chiuso per morosità la sede di Fratelli d’Italia, messo i sigilli al circolo e cambiato la serratura. Sgombrando in un colpo solo settant’anni di storia politica. È qui, a due passi dal Colosseo, che sorge uno dei luoghi più evocativi della destra italiana. In questa parte dell’Esquilino, dove Traiano aveva edificato le sue terme, si ritrovarono nel dopoguerra i primi esuli istriani e dalmati. Scappati a Roma dalle vendette titine, trovarono accoglienza in un locale interrato «che scavarono letteralmente a mani nude», racconta oggi il presidente del circolo Federico Mollicone. Con loro c’erano anche alcuni ex combattenti della Repubblica sociale, rappresentanti di un mondo sconfitto ma ancora vivo.

Nel 1948 a Colle Oppio apre una delle prime sezioni del Movimento Sociale. Viene ribattezzata “Istria e Dalmazia”: un luogo ideale più che una sezione di partito. Le difficoltà di quella comunità rispecchiano l’ambiente. La sede è un locale umido, senza finestre, si trova un metro e mezzo sotto il livello della strada. Tre stanze, bagno e sottoscala. «Uno spazio inadatto a qualsiasi attività pubblica, come ha certificato anche il Campidoglio» insiste Mollicone. «E tutti i giovani che negli anni a seguire sono cresciuti in questo circolo lo sanno bene. Siamo pieni di reumatismi». Qualche giorno fa lo scrittore Antonio Pennacchi ha rivelato di aver frequentato quella sezione durante la sua militanza nera. A Colle Oppio ci ha trascorso una notte nel 1966, “a guardia da temuti attacchi comunisti”. Un bel resoconto, pubblicato sul Fatto, racconta quella comunità e la sua piccola sede. «Solo mattoni sgarrupati sui muri e sulle volte, e secchi per la colla, tavoli e palanche su cui sedersi e manifesti della fiamma. Niente di più, niente d’artistico, solo - al massimo - qualche busto del Duce».

È qui, a due passi dal Colosseo, che sorge uno dei luoghi più evocativi della destra italiana. In questa parte dell’Esquilino, dove Traiano aveva edificato le sue terme, si ritrovarono nel dopoguerra i primi esuli istriani e dalmati. Scappati a Roma dalle vendette titine, con loro c’erano alcuni ex combattenti della Repubblica sociale. Rappresentanti di un mondo sconfitto, ma ancora vivo

Adesso su quella storia ci sono i sigilli del Campidoglio. Ufficialmente la sindaca Virginia Raggi denuncia una vicenda di morosità, un immobile pubblico con un contratto d’affitto scaduto da quasi mezzo secolo. I militanti cacciati raccontano un’altra verità. La convenzione con il comune risale al 1959, c’è un contratto rinnovato fino al 1972. Poi di quegli accordi si è persa traccia tra i fascicoli conservati nei polverosi archivi capitolini. Fino a quando, sotto il commissario Tronca, l’immobile è tornato di attualità. Pochi anni fa Fratelli d’Italia e il Campidoglio hanno aperto un dialogo per trovare un’intesa economica. L’altra notte, mentre gli eredi del Msi ancora attendevano una risposta dagli uffici del Comune, è arrivato lo sfratto. «Ma non siamo morosi - racconta ancora Mollicone - Come dimostrano gli atti in nostro possesso abbiamo già sanato gli ultimi cinque anni, siamo in regola». È una vicenda di soprusi e potere, dicono i dirigenti di Fratelli d’Italia. Forse persino una vendetta politica. Nel solo centro storico di Roma ci sono quasi 600 immobili pubblici nella stessa situazione - locali di pregio ben maggiore - perché procedere con tanta urgenza a questo sgombro? «È un atto illecito che a pochi giorni dalle elezioni di Ostia colpisce la sede storica del principale partito di opposizione - tuona il presidente - Neanche in Corea del Nord...».

I ricordi tornano al secolo scorso. Per la destra romana questo è un luogo leggendario. Negli anni Cinquanta Colle Oppio diventa il riferimento per le organizzazioni giovanili che gravitano attorno al Movimento Sociale. Ma il ritrovo dei neofascisti è anche un punto di aggregazione per l’intero quartiere. I militanti di allora ricordano la creazione di una improvvisata balera, i tavoli di biliardino. Qualche anno più tardi sarà allestita anche una palestra di pugilato. È un modo per rimanere vicini alle radici popolari del rione, dove già sorgeva l’Audace di Primo Carnera. Negli anni Settanta Colle Oppio deve attraversare gli anni di piombo. Bombe e scontri, agguati e pestaggi. La violenza politica scandisce quel periodo drammatico. Chi conosce le vicende del circolo ricorda almeno tre attentati incendiari, ne seguirà un altro negli anni Novanta. È una storia di sangue che qui non hanno mai dimenticato. Militava a Colle Oppio Stefano Recchioni, una delle tre vittime di Acca Larentia. Era il 1978, ancora oggi nella sede di Fratelli d’Italia è conservato il calco della lapide di bronzo scolpita dalla madre del giovane.

«Per i neofascisti appassionati di Tolkien, quei ruderi sono diventati una nuova “Contea”» ha raccontato Luca Telese nel suo Cuori Neri. «E tutta la toponomastica del quartiere viene ridisegnata e ribattezzata secondo nomi e coordinate immaginarie che riecheggiano la cronaca, la politica, i punti cardine del loro vissuto. Per dire: la scalinata di piazza Iside è stata ribattezzata "scalinata Mantakas”, il confine della zona sicura - la cancellata di via Labicana che delimita il parco di Colle Oppio - è il “muro di Berlino”. Insomma, è la loro Contea. Ma una Contea che al pari delle più insicure cittadelle medievali si sente assediata: gli assalti alla sezione, la guerriglia con i rossi, con gli extraparlamentari di sinistra che si staccano dal corteo ogni volta che passano dalla vicina via Cavour, sono il pane quotidiano».

I vigili sono entrati a Colle Oppio alle cinque di mattina del 31 ottobre scorso. Dopo l’irruzione hanno chiuso per morosità la sede di Fratelli d’Italia, messo i sigilli al circolo e cambiato la serratura. Sgombrando in un colpo solo settant’anni di storia politica

La storia di questo luogo si perde nelle leggende della destra. Secondo alcuni sarebbe nata proprio in questo circolo l’ostentazione della croce celtica. Il simbolo di una comunità militante che all’inizio, invano, gli stessi dirigenti del Msi provarono a vietare. Probabilmente non è neanche vero. Ma Colle Oppio è anche molto altro. Negli anni Ottanta la sezione diventa un’officina di idee. Avanguardia e tradizione. Cercando di superare il solito approccio nostalgico, si sviluppa l’attenzione per l’ecologia e l’associazionismo. Il circolo missino si lega alla figura di Fabio Rampelli, oggi capogruppo di FdI a Montecitorio, e diventa il luogo di aggregazione della comunità politica dei Gabbiani. Si sperimentano nuovi prodotti editoriali, crescono i gruppi musicali d’area. «Colle Oppio ha anticipato i tempi» racconta orgoglioso il presidente Mollicone. In qualche modo si vogliono tagliare i legami simbolici con un passato che i militanti non hanno vissuto, prima di tutto per motivi anagrafici. Si cercano di superare le contrapposizioni degli anni Settanta tra destra e sinistra. Si organizzano iniziative di solidarietà per i senzatetto del quartiere e nasce una collaborazione con la Caritas di don Luigi Di Liegro. Sono gli anni della metapolitica, la nascita delle strutture di volontariato e le associazioni culturali e ambientaliste. Su tutte Fare Verde, presieduta da Paolo Colli.

Una storia di parte, certo. Legata a un periodo lontano in cui la militanza aveva ancora un significato. Un percorso che arriva fino ai nostri giorni. «Colle Oppio è un santuario della destra, ma anche una comunità viva» spiega Mollicone. Oggi conta seicento iscritti, è il circolo di Fratelli d’Italia più numeroso del Paese. Ospita comitati di quartiere e associazioni. E come spiegano fin troppo orgogliosi i suoi militanti, rappresenta un argine al degrado del parco. «Colle Oppio non è un luogo di individualismi e carrierismo - insiste il presidente - ma il simbolo di una comunità che fa politica». Lo sfratto dei vigili è l’ultima pagina della vicenda. Adesso la comunità di destra si prepara all’ennesima battaglia, stavolta legale. Gli avvocati di Fratelli d’Italia stanno formalizzando gli atti per opporsi all’intervento del Campidoglio. Intanto si valutano gli estremi per procedere contro sindaco e comandante dei vigili per abuso d’ufficio. A mali estremi, qualcuno ha proposto persino di occupare l’immobile. «Siamo sereni ma determinatissimi - dice Mollicone - in ogni caso nessuno ci potrà togliere Colle Oppio».

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