Caso Skripal, la spia russa uccisa a Londra: l'Europa si schiera, ma l'Italia rimane in silenzio

Durante la campagna elettorale, non si è quasi mai parlato di politica estera. E anche ora che l'Ue è segnata da una difficile crisi diplomatica, l'Italia continua a non prendere posizione. Di Maio e Salvini non si sbilanciano su Putin. Meglio lasciare il "lavoro sporco" a Bruxelles

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Odd ANDERSEN / AFP

16 Marzo Mar 2018 1225 16 marzo 2018 16 Marzo 2018 - 12:25

La Gran Bretagna risponde con toni da guerra fredda, all’omicidio dell’ex-spia russa, gli Stati Uniti appoggiano il premier May, la Commissione europea si indigna, la Francia fa la Francia e si dissocia da copione e l’Italia… l’Italia non fa assolutamente nulla.

Troppo distratti dall’immane attesa per la soluzione del rebus-Governo, nessuno che a Roma pensi di far sentire la voce del nostro Paese, in una crisi come non se ne vedevano da tanto. Un’ammissione di irrilevanza bella e buona, un rintanarsi nel proprio cantuccio, sperando che qualcuno risolva i problemi e prenda le decisioni anche per noi. La scusa, del resto, c’è ed è anche di quelle buone: non abbiamo un Governo pienamente legittimato politicamente e dunque è meglio starsene zitti e buoni. Troppo comodo e assolutamente insufficiente. Sarebbe carino sapere dai vincitori delle elezioni del 4 marzo, ad esempio, cosa pensino dei nostri rapporti con Vladimir Putin, presenti e futuri. Perché è (anche) da lì che si capirà dove un ipotetico Governo possa condurre il Paese, in politica estera. Già, ma noi abbiamo una politica estera?

Non avere una strategia, non sapere che strada prendere, procedere per simpatie personali per questo o quel leader, ci costa e potrebbe costarci sempre più. Essere percepiti, per esempio, poco chiari o peggio, nel nostro posizionamento atlantico, mentre Trump scatena la guerra dei dazi, ci porrebbe in una posizione debolissima

In campagna elettorale, il tema non è praticamente esistito e – avendo personalmente rivolto domande in merito a tutti i leader politici – posso testimoniare l’interesse pressoché nullo per argomenti, qui casca l’asino, dalla scarsissima presa sul pubblico. In una politica ridotta, del resto, a specchio fedele delle urgenze più elementari, dei sentimenti più immediati e ‘facili’, non meraviglia nessuno che la realtà internazionale semplicemente scompaia. Troppo complessa e fastidiosa, per farne facili slogan. Peccato che la medesima abbia la spiacevole abitudine di presentarsi alla nostra porta e soprattutto presentarci il conto. Roma sembra trattenere il fiato, in attesa che Di Maio e Salvini scoprano le loro vere carte, ma le partite che contano si giocano molto lontano dai sacri palazzi capitolini. Non avere una strategia, non sapere che strada prendere, procedere per simpatie personali per questo o quel leader, ci costa e potrebbe costarci sempre più. Essere percepiti, per esempio, poco chiari o peggio, nel nostro posizionamento atlantico, mentre Trump scatena la guerra dei dazi, ci porrebbe in una posizione debolissima. Da grande potenza industriale ed esportatrice, non ci resterebbe che sperare nell’Unione Europea, lasciando che sia Bruxelles a fare il lavoro (sporco) al posto nostro. Non meraviglierebbe nessuno, al contempo, un Governo italiano schierato per la fine delle sanzioni alla Russia, un Governo desideroso di apparire amico dello zar Putin. Il non dire, cercare sempre di capire prima dove tiri il vento, per prendere poi una decisione, ci condanna a essere periferia dell’impero. Chi sia l’imperatore, a quel punto, non ha neppure una grande importanza.

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