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Marchionne un anno dopo: Fabbrica Italia non era un piano industriale

L’amministratore delegato di Fiat-Chrysler, Sergio Marchionne, è tornato ancora una volta su Fabbrica Italia. Da «più straordinario piano industriale che il paese abbia mai avuto», come scriveva nell’aprile 2010, nei giorni scorsi era diventato «una dichiarazione d’intenti». Oggi, invece, «l’espressione di un indirizzo strategico».

L’ad di Fiat-Chrysler Sergio Marchionne (Afp)
L’ad di Fiat-Chrysler Sergio Marchionne (Afp)

Se fosse un film, probabilmente si chiamerebbe Pensavo fosse un piano industriale, invece era una dichiarazione d’intenti”. Ancora oggi l’amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, ha parlato del progetto Fabbrica Italia, presentato durante l’Investor day del gruppo Fiat il 21 aprile 2010. 

Conviene quindi confrontare il comunicato ufficiale di oggi, che potete leggere qui sotto, con la lettera sottoscritta da Marchionne e dal presidente di Fiat, John Elkann, ancora più sotto. Oggi, si legge, «Fabbrica Italia non è mai stato un piano finanziario, ma l’espressione di un indirizzo strategico». Un anno e mezzo fa, Marchionne ed Elkann scrivevano: «Nasce Fabbrica Italia, il più straordinario piano industriale che il nostro paese abbia mai avuto». Delle due l’una.

 

 

Il comunicato del 27 ottobre di Fiat

(...) Fiat elabora piani strategici pluriennali per indirizzare le proprie attività nel loro insieme ed in tutto il mondo e ne comunica al mercato gli elementi essenziali, fornendo indicazioni circa i target finanziari complessivi che si propone di raggiungere nel medio periodo. Variazioni significative dei target costituiscono informazioni price sensitive, che Fiat comunica tempestivamente al mercato, in adempimento degli obblighi di legge. Consob vigila sull’adempimento da parte degli emittenti, tra l’altro, di tali obblighi. 

Il progetto Fabbrica Italia non è mai stato un piano finanziario, ma l’espressione di un indirizzo strategico che Fiat intende seguire ed ha il significato e lo scopo di esprimere l’impegno di Fiat a risolvere le problematiche che interessano i suoi siti industriali italiani e contribuire allo sviluppo delle potenzialità industriali del Paese. Fiat ha sempre indicato con estrema chiarezza che sono condizioni imprescindibili per il raggiungimento di tale risultato, il concorso di tutte le componenti sociali, sindacati ed istituzioni, nell’assicurare la governabilità dei siti produttivi e l’attuazione degli accordi che garantiscono adeguata flessibilità operativa.

Fiat, come ogni suo concorrente, riesamina continuamente i propri piani ed ha la necessità di poterli adeguare alle condizioni del mercato, per replicare alle azioni e posizioni adottate dagli altri produttori ed ai più vari fattori che possono influenzare e condizionare la loro attuazione e ed il loro successo finale. Le assunzioni su cui si basano i piani di Fiat sono di natura generale e non hanno un livello di dettaglio tale da consentire, attraverso la verifica del grado di attuazione di uno specifico target, il riscontro continuo e sistematico del grado di avanzamento di Fabbrica Italia. (...)

La lettera del 21 aprile 2010

La dichiarazione firmata da John Elkann e Sergio Marchionne

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Commenti

Quello che rivela la bibbia e che tutti questi poteri economici che fanno del male alle persone piano piano cadono

Un giorno ognuno di noi dovrà comoparire di fronte al tribunale di Dio! Mi chiedo chi per tutta la vita ha pensato solo ai numeri e non alle persone ed alla situazione? Il lavoro è ossigeno è futurio. L'impresa moderna deve tenerne conto, in nome del profitto, non si deve mai dimenticare la persona umana.

Ecco oggi va di moda fare "lettere d'intenti" nelle quali si dice fra 2 mesi faremo.... fra 4 si farà....
Con una differenza che alle lettera d'intenti del Berlusconi non ci crede nessuno, forse neanche lui, a quelle di Marchionne lui non ci credeva gli altri hanno preso per oro colato tutto quello che diceva. Ma credevate veramente che le sorti della Fiat potessero essere risollevate dalla Fiat 500 USA? Ha fallito la Smart e la Mini va di poco meglio. Chi è stato negli USA sa che gli americani, come minimo hanno bisogno della 5 porta perché quando vanno da Cotsco a fare la spesa come fanno a mettere tutto sul sedile posteriore della 500? Nella parte più abitata degli USA gli inverni sono gelidi e voglio vedere uno di Chicago che va in giro in 500. E poi per gli americani Fiat e acronimo di Fix It Again Toni! Non ci credete leggete la biografia di Jobs dove si legge che la sua Fiat 850 Spider gli prese fuoco.

Ecco oggi va di moda fare "lettere d'intenti" nelle quali si dice fra 2 mesi faremo.... fra 4 si farà....
Con una differenza che alle lettera d'intenti del Berlusconi non ci crede nessuno, forse neanche lui, a quelle di Marchionne lui non ci credeva gli altri hanno preso per oro colato tutto quello che diceva. Ma credevate veramente che le sorti della Fiat potessero essere risollevate dalla Fiat 500 USA? Ha fallito la Smart e la Mini va di poco meglio. Chi è stato negli USA sa che gli americani, come minimo hanno bisogno della 5 porta perché quando vanno da Cotsco a fare la spesa come fanno a mettere tutto sul sedile posteriore della 500? Nella parte più abitata degli USA gli inverni sono gelidi e voglio vedere uno di Chicago che va in giro in 500. E poi per gli americani Fiat e acronimo di Fix It Again Toni! Non ci credete leggete la biografia di Jobs dove si legge che la sua Fiat 850 gli ha preso fuoco.

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