Benigni irrompe a Sanremo e Twitter sbadiglia

Benigni irrompe a Sanremo e Twitter sbadiglia

Il Sanremo dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia non convince Twitter. Dal cavallo di Roberto Benigni allo «stiamo uniti» di Gianni Morandi la puntata più nazionalista del Festival è apparsa «lunga ai limiti dello sfinimento». Colpa del comico toscano, cinguettano gli utenti nei canonici 140 caratteri del social network. Infatti, solo dopo un’ora intera di monologo firmato Benigni, le canzoni sono tornate sul palco dell’Ariston. Per fortuna.

Le canzoni non hanno avuto un ruolo marginale, com’era invece prevedibile in una serata di revival. Un’esecuzione su tutte, quella di Patty Pravo, che si è esibita in “Se potessi avere mille lire al mese”. Eterea, sognante, semplicemente magnifica, ha scatenato i tweet positivi. Di contro, bocciatura completa per Al Bano, impegnato nel “Va, pensiero”: più che un tributo al compleanno dell’Italia sembrava un vilipendio bello e buono. Per fortuna che, tra un Max Pezzali incravattato («Telefonata di Masi?», si chiede Twitter) e un Davide Van De Sfroos apparentemente spaesato dalla cantata in italiana, una menzione speciale va a Roberto Vecchioni. Carismatico, dinamico, galvanizzante, è riuscito a far esplodere l’Ariston, mentre Morandi ripeteva il suo mantra «stiamo uniti». Nessuno ha ancora capito cosa significhi. Certo è che tutti stavano aspettando l’entrata in scena di Roberto Benigni.

Il mattatore della serata doveva essere lui e così è stato, arrivato in sella a un cavallo mentre qualcuno da Twitter gridava «salvate il quadrupede!». Il Piccolo diavolo toscano non si è limitato all’abituale ruolo di disturbatore, ma è andato oltre, cercando di passare per intellettuale vicino agli stilemi del radical-chic. Al grido di «parliamo solo dell’inno di Mameli», continuava a girare intorno al tema delle minorenni, ovviamente riferendosi a Silvio Berlusconi e Karima El Marough, alias Ruby. La paura di Benigni? Il telefono: «Ci sono due persone che ultimamente telefonano: una è qua, quindi sappiamo già che se chiamano è l’altra». La platea ride divertita.

L’impressione dei tweet è però diversa, probabilmente legata all’eccessiva lunghezza dell’intervento di Benigni, durato fino alle 23 e 15. Nella migliore delle ipotesi è stato considerato «noioso», nella peggiore «da clinica neurologica». Il feticcio della Rai, ibernato per tutto l’anno tranne che per le serate più importanti (salvo lauto bonifico, meglio se a sei cifre), non ha tradito le aspettative, almeno sotto il profilo dell’audience. Merito, come al solito, di una corretta operazione di marketing televisivo, firmato Viale Mazzini. Peccato, perché se non tenessero Benigni in un criogeneratore, parrebbe più vicino all’uomo della strada a cui dice di rivolgersi e «meno ipocrita», come qualcuno ha twittato ieri.

In grande spolvero Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu. I due sono partiti subito con uno smalto dimenticato nella serata di mercoledì. Due gli obiettivi: Mauro Masi, direttore generale Rai, e nientepopodimenoche Ignazio La Russa, ministro della Difesa. Se il primo lanciava battutine sul futuro dei due comici, il secondo li fulminava con lo sguardo. E Twitter si è scatenato. «Ora La Russa chiama l’Esercito», cinguetta qualcuno. E dire che il sarcasmo di Luca e Paolo è sempre stato sul politicamente corretto andante, forse fin troppo.

Non dimentichiamoci le ragazze. Fra Belen Rodriguez ed Elisabetta Canalis non c’è storia. L’argentina batte cento a zero l’italo(americana), sia per simpatia sia per interazione con il resto del Festival, conduttori compresi. In effetti, l’aspetto più singolare di questo Sanremo è proprio la fidanzata di George Clooney. Impacciata, fuori tempo, lacunosa, la Elisabetta nazionale (ma non troppo) «sarà ricordata solo per tutte le volte che ha dimostrato di sapere l’inglese», twittano. Lo sketch migliore delle due? Quando Morandi ha chiesto alla Canalis di intonare il “Va, pensiero”, con risultati imbarazzanti. Le risponde Belen, che cantando si fa beffe dell’ex velina, che sottovoce dice «ma questa la smette?». Attimi epici.

Momento di commozione generale – anche piuttosto sincera, a dire il vero – quando Morandi ha dedicato una canzone a Gianni Bella, colpito da ictus. L’Ariston si è sciolto di fronte a cotanto spettacolo e l’ovazione dedicata dalla platea ha contagiato anche Twitter. «Finalmente qualcosa di bello a Sanremo», cinguettavano gli utenti del social network.

La più virtuosa di ieri? Nathalie che, con “Il mio canto libero”, è stato l’unica a far applaudire l’Ariston ancora prima che finisse. Brava, bravissima.