La svolta di Ceccardi: l’integrativo dipende dalle presenze

La svolta di Ceccardi: l’integrativo dipende dalle presenze

Le parole sono incorniciate su una falsa pergamena, tra un vascello e un timone. Pier Luigi Ceccardi, il commendatore, il fondatore delle Raccorderie Metalliche spa, il presidente (dal maggio 2008) di Federmeccanica, le rilegge con orgoglio sulla parete del suo studio, al primo piano della fabbrica di Campitello di Marcaria, 18 chilometri dal centro di Mantova lungo la strada Sabbionetana: «Nel lontano 1970 una piccola imbarcazione guidata da un coraggioso marinaio solcava le prime onde. Oggi, dopo anni di costante impegno, di immensa passione, di grande tenacia e di uniche emozioni, è diventata uno stupendo veliero e quel marinaio ne è il perfetto ammiraglio. Noi tutti orgogliosi di rappresentarne l’equipaggio e desiderosi di affrontare nuovi mari e raccogliere nuove sfide». Seguono numerose firme di lavoratori. E la data: 2005.
Ma da allora c’è stata la tempesta della crisi («superata abbastanza indenni – rivendica lui – senza neanche un minuto di cassa integrazione, come in tutti i quarant’anni della nostra storia, grazie al fatto che esportiamo più del 60% in oltre 60 Paesi del mondo»). E il vento – per proseguire con il linguaggio marinaresco – sta cambiando anche qui, nei due impianti (l’altro è a pochi chilometri di distanza, a Pilastro di Marcaria) dell’azienda «leader nella produzione di raccordi a pressare, raccordi a saldare in acciaio al carbonio, collari e sistemi di fissaggio, tappi e accessori per radiatori».

Le parole che parlano dell’oggi non sono incorniciate su falsa pergamena, ma stampate nero su bianco su un comunicato che si apre con «A tutti i dipendenti» e si chiude con la firma «La direzione». Si riferisce alla trattativa per il rinnovo del contratto aziendale: «È stato previsto un sistema – si legge – per premiare maggiormente le persone virtuose, con percentuali del premio di fine anno che possono raggiungere il 140%, e premiare di meno i soggetti “meno zelanti” nel loro approccio al lavoro». E ancora: «Riteniamo che sia importante iniziare a differenziare in modo significativo coloro che contribuiscono alla produttività dell’azienda (che sono la maggior parte dei dipendenti) da coloro che non hanno la stessa sensibilità e che pensano che la produttività e il futuro dell’azienda non sia un problema loro». Nella bozza, su pressione dei sindacati, è stata inserita una clausola di salvaguardia: «I lavoratori meritevoli saranno premiati anche in caso di andamento negativo dell’azienda e dei reparti in cui lavorano». Fatto sta che, per la prima volta, potrebbe passare un criterio di attribuzione del premio di produzione legato alla presenza. Ma – come confermano dalla Fim-Cisl mantovana – «dopo un lavoro condiviso il percorso si è inceppato e la firma è in standby».

«Il problema dell’assenteismo lo hanno in molti nel settore metalmeccanico», spiega Ceccardi. «E anche da noi è cresciuto negli anni. Non vorrei che qualcuno fraintendesse: la malattia è sacrosanta. Ma, insomma: possibile che così tanti si ammalino proprio a ridosso delle feste? Ridurre l’assenteismo ci consentirà un recupero sensibile di costi».
Dal 2007 al 2009 il fatturato delle Raccorderie Metalliche, che era di 80 milioni, è diminuito del 18%. Il margine operativo lordo si è ridotto e, di conseguenza, è aumentata l’incidenza del costo del lavoro sul fatturato (dal 14,3% del 2007 al 16,3% del 2009). E questo nonostante il costo lavoro per dipendente (i lavoratori sono quasi 300) sia rimasto sostanzialmente invariato (da 40.211 a 40.988 euro). Di positivo c’è che la struttura finanziaria è leggermente migliorata e si è ridotto il peso degli oneri finanziari sul conto economico. Ma il dato che parla più chiaro è il ritorno sui mezzi propri: con un calo dal 23,6% del 2007 al 5,8% del 2009.

«Il 2010 – dice Ceccardi – ha visto un risveglio della produzione. Non è più il buio pesto del 2009. I segnali sono positivi anche per il 2011. Il costo delle materie prime sta aumentando, segno che la domanda cresce». Dati confortanti, ma la prima risposta alla crisi, e al calo del fatturato, è stata comunque individuata nel taglio del costo del lavoro (tramite il «contrasto all’assenteismo»). «Non abbiamo giocato al ribasso, anzi», garantisce il presidente di Federmeccanica, «ma studiato un sistema di premi più equo per i meritevoli che ci permette di recuperare sui costi».
Una scelta sull’onda di Marchionne? «Non mi piace parlare dei singoli. Comunque, Marchionne è un uomo straordinariamente intelligente. Ha una visione globale. Il suo riferimento è l’universo. E Fiat chiede solo che i suoi investimenti abbiano un ritorno e che gli accordi siano esigibili. Non lede nessun diritto, né individuale né collettivo. Vuole riportare nelle sue fabbriche ordine ed efficienza. Combattere l’assenteismo. Rendere insomma i suoi impianti nuovamente profittevoli. Un atteggiamento condivisibile e legittimo su cui, per di più, ha chiesto ai lavoratori, democraticamente, di esprimersi. Poi, se fossi in voi giornalisti, non mi avventurerei più di tanto nell’analisi sul contratto di Mirafiori. È un tema complesso. Chi lo capisce è un Leonardo da Vinci».

Al momento della sua nomina a presidente di Federmeccanica, nel 2008, Ceccardi aveva detto alla Gazzetta di Mantova: «Credo nel dialogo, non sono un falco, ma un’ape laboriosa». E ancora lo scorso 28 dicembre, sul Sole 24 Ore metteva in guardia: «Un conto è concludere un contratto senza la firma della Fiom, un altro è gestire le relazioni industriali in azienda senza una organizzazione che rappresenta una parte cospicua dei lavoratori e che in tante imprese – purtroppo non la maggioranza – ha delegati che dimostrano molta più concretezza e buon senso di quanto non ne esprima il livello nazionale».
Anche alle Raccorderie Metalliche la Fiom è in maggioranza: ha 4 delegati a fronte di uno della Fim-Cisl e di uno della Uilm. «C’è un clima molto buono qui in azienda», assicura Ceccardi. «Si fanno due turni, 6-14 e 14-22, cinque giorni alla settimana; più il sabato mattina su base volontaria. La mensa è a metà turno, e cuciniamo il fresco. E vi parla uno che mangia tutti i giorni quello che mangiano i suoi operai. Io poco, eh. Meno di loro. Mi basta una pastina in bianco, a me…». All’uscita di Fiat da Confindustria e all’indebolimento di quest’ultima dice di non credere: «Lo stesso Marchionne il 3 gennaio ha detto che è “possibile ma non probabile”, e comunque, nel caso, rientrerebbe. Fiat è l’argenteria pregiata di Confindustria, ma un’organizzazione così radicata sul territorio reggerebbe anche questo colpo. Ma non accadrà. Se lo scrivete sarete smentiti, dai fatti prima ancora che da me. John Elkann fa parte del comitato di presidenza di Confindustria e il mio vicario è Paolo Rebaudengo, responsabile relazioni industriali di Fiat. Figurarsi…».

Federmeccanica, a urne di Mirafiori appena chiuse si è espressa il 17 gennaio scorso proponendo una rivoluzione nelle relazioni industriali: rendere alternativo il contratto nazionale e quello aziendale. Ceccardi, intervenendo ancora sul Sole 24 Ore (del 21 gennaio) ha detto di non capire «il polverone improprio suscitato dalla proposta» e ha ribadito che «il tema della flessibilità contrattuale è particolarmente sentito dai metalmeccanici, perché il settore è esposto alla competizione globale e al ruolo delle multinazionali». 

Nei confronti di Fiom l’atteggiamento di Ceccardi resta più prudente di quanto non vorrebbero i falchi di Federmeccanica. Rimira un po’ la falsa pergamena col vascello e spiega: «Io ho delle idee, ma un buon presidente deve fare opera di sintesi fra tutte le istanze». (Molti imprenditori, infatti, soprattutto in regioni come l’Emilia Romagna dove i metalmeccanici della Cgil sono particolarmente forti, temono le conseguenze negative di un aumento della conflittualità in fabbrica). Ceccardi, sui sindacati, sceglie parole caute. «Però, se non parliamo di relazioni industriali ma di regole di vita, io una ce l’ho da sempre: quando hai il tuo nemico nell’angolo, umiliarlo non serve a niente. Lo incattivisci soltanto. Bisogna vincere, ma non stravincere. Meglio dar la mano allo sconfitto e aiutarlo a rialzarsi».

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