Sanremo, Gianni Morandi nel mirino di Twitter

Sanremo, Gianni Morandi nel mirino di Twitter

Dopo l’exploit, la noia. Il Festival di Sanremo in formato Gianni Morandi sbaglia la seconda serata e Twitter lo punisce, a ragione peraltro. Colpa forse dello sfondone del ragazzo di Monghidoro che, parlando con Andy Garcia, gli dice che fra poco si festeggeranno i «150 anni dalla nascita della Repubblica italiana». Apriti cielo, devono aver pensato dall’Ariston. Ed era solo la prima gaffe di Morandi, che poi cita Ric e Gian, cioè i mirabili comici Riccardo Miniggio e Gian Fabio Bosco, dimenticandosi però che quest’ultimo è mancato proprio un anno fa. Presa di mira anche la Elisabetta Canalis, tacciata di essere meno espressiva di un dugongo (un simpatico mammifero marino) e di non aver timing degli interventi. «Parla a sproposito», dicono dalla rete. E già si fa il nome del vincitore, cioè quel Tricarico a cui Garibaldi darebbe il primo premio se fosse ancora in vita, al fine di ovviare a Morandi.

La vera sorpresa di ieri è quella di Belen Rodriguez. Sì, perché la sensuale/torbida/scandalosa argentina ha ormai surclassato la Elisabetta nazionale (ma non troppo, dice lei in conferenza stampa). Fra un saluto di rito al parentame sparpagliato nell’Ariston – qualcuno si chiede quanti siano, dato che ogni sera ne spunta uno in più – e un ammiccamento a Morandi, Belen si sta rivelando assai più spigliata e simpatica della Canalis. Momento epico della serata delle due? Il bacio finto-saffico, a suggello di un legame che definire solo professionale è dir poco.

C’è stato poi il caso Andy Garcia. L’attore americano, visibilmente imbolsito, sembrava piovuto dal cielo sul palco dell’Ariston. Dopo una serie di domande banalotte targate Morandi – «ancora un po’ e gli chiede se è felice di essere nato», scherzano su Twitter – il nostro si è seduto al pianoforte cercando di movimentare il momento. Monocorde la canzone, duettata con Morandi e sotto lo sguardo languido di Canalis e Rodriguez. Fra un «Cuba libre» e un «Cuba libre» (sì, la canzone non era solo monocorde, ma anche monosillabica), negli utenti di Twitter cominciavano ad abbozzarsi i primi sbadigli, anche se qualcuno invocava delle lamette. Non ci è dato sapere il loro utilizzo, ma è facile intuirlo.

Delusione invece per Luca e Paolo. I due comici genovesi, peraltro davvero sottoutilizzati, sono stati fortemente ridimensionati dagli ordini di scuderia firmati Mamma Rai. «Par condicio», gridano da Viale Mazzini. Detto, fatto. Ed ecco che arriva la satira politicamente (s)corretta su Roberto Saviano, Michele Santoro, Luca Cordero di Montezemolo e Papa Benedetto XVI. In realtà, tutto lo sketch è apparso piuttosto edulcorato rispetto alla magistrale interpretazione di “Ti sputtanerò” in cui i bersagli erano Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Forse i due hanno patito l’intervento di Mauro Mazza, direttore di Raiuno, che a denti stretti aveva detto: «Quando pensammo a Luca e Paolo sapevamo chi ci saremmo messi in casa. Erano previste l’eresia, la satira, l’irriverenza». Certo è che, fino a ora, in pochi si erano permessi di gigioneggiare contro questi personaggi. Luca e Paolo hanno avuto coraggio e solo il tempo dirà in che modo sconteranno il loro primo (e ultimo?) festival.

Parlando di canzoni, cioè il cuore di Sanremo, è stata discutibile la scelta di replicare con i pezzi dei big, cantati appena 24 ore prima. Tante stecche, due esclusioni eccellenti, qualche sorpresa dai giovani. Partiamo da Patty Pravo e Al Bano, i due eliminati. La Strambelli è entrata sul palco con il sottofondo di “Smoke on the water”, epica icona del rock dei Deep Purple, e Twitter è esploso. «Patty regna», «Patty fatti sentire», «Vai e dimostra quanto sei grande», dicono i cinguettii. Invece no. Stecca, di brutto pure, e non viene capita dalla giuria demoscopica, relegata nel loggione dell’Ariston come fossero gufi malefici. Al Bano invece canta molto meglio della prima sera, con un finale in crescendo. Eppure, i gufi del loggione lo bocciano.

Fra i migliori troviamo La Crus, sempre più eterei, sempre più bravi, sempre meno capiti. Ma la novità più sconvolgente arriva dai giovani in gara. Il jazzista Raphael Gualazzi, già molto celebre nell’ambiente, porta sul palco una canzone che è degna dei migliori club di New York. Vincerà? Ovviamente no. Ma chi sa apprezzare la musica di classe e non lo conosceva ora sa che c’è una nuova stella nel jazz italiano.