Forse c’è un universo in cui Berlusconi è comunista

Forse c’è un universo in cui Berlusconi è comunista

Immaginate di vivere in un altro universo dove siete appena diventati miliardari. O magari avete sposato Scarlett Johansson (o Javier Bardem, se siete una donna). E in questo momento state leggendo su Linkiesta che il partito comunista è stato rifondato sotto la spinta di un leader marxista leninista di nome Silvio Berlusconi, che ha subito ottenuto la maggioranza assoluta. Scusate le fantasie, ma dopo aver letto l’ultimo libro di Brian Greene non si può resistere alla tentazione di qualche fuga dalla realtà immanente.

Brian Greene è professore di Fisica e Matematica alla Columbia University di New York, è un esperto di teoria delle stringhe ed è anche un autore di best seller di divulgazione scientifica: «L’universo elegante» e «La trama del cosmo» (in Italia pubblicati da Einaudi). La sua ultima opera, appena uscita negli Stati Uniti, tenta una sfida quasi impossibile: racconta quali visioni cosmologiche si aprirebbero davanti a noi se le più recenti teorie sul cosmo si rivelassero vere. E un primo indizio di quello che ci racconta sta nel titolo: «The Hidden Reality. Parallel Universes and the Deep Laws of Cosmos» («La realtà nascosta. Gli universi paralleli e le leggi profonde del cosmo», editore Knopf).

In un altro frangente avremmo detto che si tratta di un libro che racconta le ultime teorie sull’universo. Ma questa volta è diverso perché l’universo di cui parla Greene non è uno solo, sono tanti e Greene conia una nuova parola: «multiversi», il plurale di universo, e in questo modo subito scuote le fragili certezze scientifiche che ci eravamo costruiti supponendo che tutto quello che ci circonda fosse nato qualche miliardo di anni fa con il Big Bang. Ora, racconta Greene, numerosi indizi portano a pensare che il Big Bang non sia l’unico punto di origine di tutte le cose, ma solo uno dei tanti, infiniti Big Bang che hanno generato una molteplicità di universi, i multiversi. Facciamo una pausa e cominciamo a mettere la mani avanti, come fa Greene nel suo libro, per evitare che il lettore assuma un atteggiamento incredulo.

Pensate allo choc culturale che colpì gli eruditi del Cinquecento quando un tale Copernico cominciò a dire in giro che era il Sole, e non la Terra, a essere al centro del Creato. O lo stupore che si diffuse un secolo fa, quando Albert Einstein tirò fuori dal cappello la legge della relatività e l’equivalenza massa-energia. O lo scandalo suscitato nella seconda metà degli anni Venti da Werner Heisenberg quando, con il suo principio di indeterminazione, dichiarò la natura probabilistica della realtà rompendo in modo definitivo con il determinismo newtoniano. Persino Einstein si ribellò a un simile cambiamento di prospettiva e per anni cercò invano di dimostrare che le nuove teorie erano errate. Che cos’hanno avuto in comune queste tre profonde rivoluzioni che hanno cambiato il nostro modo di concepire il mondo? L’uso della matematica come potente strumento per spiegare la realtà.

Galileo diceva che «il libro della natura è scritto con il linguaggio della matematica», l’astrofisico Mario Livio ha addirittura scritto che «Dio è un matematico». E ora, spiega Greene, la matematica sembra portarci inesorabilmente verso una cosmologia basata su un’infinità di universi paralleli. Non si tratta di una novità assoluta. Fin dagli anni Cinquanta il fisico Hugh Everett diceva che la fisica quantistica induce a credere nell’esistenza di «molti universi». Quando pensiamo a una particella, possiamo predire solo la probabilità, ma non la certezza di un evento. Ma nessuno è in grado di spiegare perché solo uno dei possibili risultati si verifica. Già Everett ipotizzò che tutti gli esiti possibili potessero realizzarsi in mondi paralleli. Ma quel sospetto si è rinforzato negli ultimi anni, specie sulla base della teoria delle stringhe, dice Greene. La matematica che sta sotto questa teoria quantistica potrebbe suggerire che tutte le possibili soluzioni possano verificarsi ciascuna in un universo separato dagli altri, in ognuno dei quali esiste una copia di noi stessi (un doppelganger – lo definisce Greene – cioè un alter ego) che pensa di essere l’unico esemplare.

Nel corso del libro Greene descrive almeno otto tipi di universi paralleli, i cui nomi, tradotti in italiano, suonano così: universi a membrana, quantistici, ciclici, inflazionari, imbottiti, olografici, simulati, estremi. Greene usa diverse metafore per descrivere questi universi paralleli che di volta in volta diventano «buchi che si allargano in un formaggio svizzero che si espande inesorabilmente», oppure «bolle in un’infinita vasca da bagno piena di bagno schiuma», o «fette di un’immensa pagnotta cosmica». Il suo multiverso è descritto come un susseguirsi di montagne e vallate, le prime costituite dagli universi ad alta energia che si espandono rapidamente, le seconde da quelli a bassa energia che si dilatano più lentamente, come l’universo che abitiamo.

Ma i buchi, le bolle, o le fette, pur continuando a espandersi, non riescono a interagire reciprocamente. La luce non passa da un universo all’altro e questo – dice Greene – rappresenta il grande limite di queste teorie, che molti non considerano neanche scienza proprio perché per sua natura ogni ipotesi scientifica deve essere non solo prevista dalla teoria ma anche sottoposta alla verifica dei fatti. Greene si dichiara agnostico. Sa che alcuni fisici considerano queste supposizioni addirittura immorali proprio per il loro carattere astratto e metafisico. Ma non rinuncia alla speculazione. Non esclude che prima o poi qualche segno sperimentale possa essere visto. Se gli universi a bolle si scontrassero, per esempio, questo potrebbe lasciare una traccia nella radiazione cosmica che pervade il nostro universo, segno perenne del nostro originario Big Bang, e gli astronomi potrebbero individuarlo.

La realtà, sottolinea Greene nel titolo del libro, è nascosta, separata da noi, invisibile ai nostri strumenti di ricerca. Ma la sua elusività può essere aggirata attraverso l’incredibile capacità della matematica di rivelare verità che neanche possiamo immaginare. È accaduto molto spesso che la matematica abbia indicato strade che la nostra percezione della realtà non avrebbe mai preso in considerazione. A un certo punto nella scienza una nuova idea manda a gambe all’aria le vecchie concezioni del mondo e impone un nuovo paradigma, ed è quasi sempre la matematica ad aprire la strada. Aggiunge che un numero sempre maggiore di scienziati che non riescono a decifrare il mistero della massa (o energia) mancante nel nostro universo stanno seriamente cercando di risolvere il problema ipotizzando l’esistenza di universi paralleli. Inoltre – scrive – una teoria può essere verificabile anche se non abbiamo accesso a tutto ciò che descrive: «Se offre previsioni più accurate e complete sul nostro universo e presuppone anche l’esistenza di altri universi, allora questo ci dà certezza che altri universi esistano».

E se altri universi esistono, e sono infiniti, in uno di essi voi avrete di certo sposato Scarlett Johansson, e in un altro il comunista Silvio Berlusconi starà governando grazie alle sue televisioni rosse.
 

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