Gli altri guai giudiziari del presidente delle Generali

Gli altri guai giudiziari del presidente delle Generali

Cesare Geronzi è coinvolto oltre che nel processo Cirio anche nel crac Parmalat del 2003, in particolare nel filone Eurolat e in quello Ciappazzi-Capitalia, quest’ultimo in corso di fronte al collegio presieduto dal giudice Pasquale Pantalone. Proprio a causa di un problema di salute del giudice il processo ha subito una battuta d’arresto durata alcuni mesi, un fitto calendario è però alle porte in modo che il processo possa arrivare a sentenza possibilmente entro l’inizio dell’estate. La posizione di Geronzi nel procedimento Ciappazzi, lo stesso in cui è coinvolto anche Matteo Arpe, si è divisa in due dopo che il gup di Parma ha inviato gli atti alla Procura di Roma per l’accusa di usura. Lo stesso giudice ha invece disposto il rinvio a giudizio per l’ex numero uno di Capitalia, ora a capo di Generali, per bancarotta fraudolenta in concorso.

Le acque minerali Ciappazzi. L’azienda di acque minerali era di proprietà di Giuseppe Ciarrapico prima di arrivare a Calisto Tanzi. L’ex patron del latte invia a Terme Vigliatore in provincia di Messina, dove ha sede lo stabilimento, un suo uomo per vagliare la situazione di quella fabbrica comprata a scatola chiusa. «Mancano le autorizzazioni per estrarre l’acqua dal sottosuolo, manca anche la recinzione tanto che capre e pecore pascolano indisturbate negli impianti di imbottigliamento» scrive quest’ultimo in un email diretta all’ex cavalier Tanzi. Ciappazzi è quindi un “bidone” che Parmalat pagò oltre 15 milioni di euro ma che valeva solo 1 milione di euro o poco più. Nel 2006 è infatti stata rivenduta a quella cifra. Secondo la ricostruzione della magistratura Tanzi fu spinto a comprare quell’azienda allo sfascio per ripianare i debiti di Ciarrapico con Capitalia e nell’affare vi sarebbe lo zampino di Geronzi, che avrebbe posto l’operazione come condizione per ottenere il finanziamento da parte della sua banca. Avrebbe inoltre gonfiato il valore oltre quello di mercato con l’effetto di spingere così ulteriormente Parmalat verso il dissesto finanziario e la bancarotta.

Eurolat, derubricati i capi d’accusa. Nel mirino dei magistrati è finita l’acquisizione di Eurolat (società che apparteneva al gruppo Cirio e che avea in gestione la centrale del latte di Roma) da parte della multinazionale di Collecchio. Quattro anni prima del crac negli uffici della Banca di Roma s’incontravano i vertici di Parmalat e Cirio per discutere i termini di un’operazione che per il cavaliere si rivelò onerosissima, molto oltre il reale costo di mercato. Eurolat aveva i conti in rosso e per i pm fu strapagata: la somma versata rappresentava oltre il doppio del fatturato della società. Una manovra che per i magistrati contribuì a trascinare il colosso alimentare di Calisto Tanzi nel baratro fino al crac finanziario. Il gup Roberto Spanò nel maggio 2008 ha prosciolto Cesare Geronzi dall’accusa di bancarotta fraudolenta e da quella di estorsione aggravata, rinviandolo invece a giudizio per bancarotta semplice ed estorsione.

Un verdetto subito impugnato dalla Procura di Parma («sentenza non accettabile dal punto di vista logico», ha affermato il procuratore capo Gerardo Laguardia) alla quale, sempre nel 2008, si è allineata anche la Procura generale di Bologna che ha depositato un secondo ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha bocciato il proscioglimento da quelle accuse e ha disposto che il caso venga rivisto anche se, il 18 giugno 2008, il Tribunale di Parma si è dichiarato incompetente a giudicare la posizione di Cesare Geronzi e ha disposto il trasferimento degli atti relativi alla Procura di Roma. Il 23 marzo 2010 il gup di Roma Tommaso Picazio ha prosciolto Geronzi dall’accusa di estorsione mentre ha deciso di inviare gli atti alla Corte di Cassazione per stabilire quale fra i tribunali di Roma e Parma sia competente. Il 15 luglio la decisione: restano a Roma, di competenza del gup capitolino, gli atti che riguardano l’accusa di bancarotta fraudolenta nei confronti di Geronzi, Cragnotti e dell’ex manager di Cirio Riccardo Bianchini Riccardi riguardo al fallimento di Eurolat. La decisione è della prima sezione penale della Cassazione.