Merkel comunica su Twitter e i giornalisti si arrabbiano

Merkel comunica su Twitter e i giornalisti si arrabbiano

Immaginate un capo di Governo che annuncia su Twitter, il social network da 140 caratteri, il proprio viaggio ufficiale negli Stati Uniti. E lo annuncia solo in quella sede. Niente missive, niente e-mail, niente fax, niente telefonate. Solo Twitter. Ora immaginate dei giornalisti infuriati, irti di rabbia per l’inaudito sgarbo. Già pensiamo ai volti di queste penne sopraffine che, solo a una settimana dalla pubblicazione del tweet nunziatore, scoprono che Twitter è un mezzo di comunicazione a tutti gli effetti. Ebbene, tutto questo è realmente successo. Dove? In Germania, dove il cancelliere Angela Merkel ha comunicato il suo prossimo viaggio in America proprio tramite Twitter. Apriti cielo!

Al grido di «ma dobbiamo tutti farci un account?» i giornalisti, quasi inermi di fronte a cotanta tecnologia, hanno subissato di domande Steffen Seibert, portavoce della Merkel. Il malcapitato è quasi caduto dalle nuvole, com’è normale che sia. In realtà, a volte la tecnologia corre talmente veloce, entra talmente dentro la vita quotidiana di molti, migliorandola, che sembra quasi inconcepibile che gli altri non la sfruttino. È questo il caso di Twitter, il social network che ha appena compiuto cinque anni e vive di una luce splendente.

Molto più che Facebook, simile più a un aggregatore voyeuristico di foto, video e status, Twitter è la quintessenza del giornalismo 3.0. Sì, non semplicemente 2.0, cioè quello in cui l’internauta non è solo uno spettatore di ciò che succede nel web, ma crea lui stesso contenuti. Twitter va oltre. Twitter è come se fosse un’immensa agenzia stampa, tanto accurata quanto spietata nella gerarchia delle fonti. Gli utenti del social network da 140 caratteri riconoscono subito chi mente e lo tacciano senza troppi scrupoli. È come un motore perpetuo, vorticoso, senza freni, che può raggiungere chiunque nel modo più semplice possibile.

I giornalisti che hanno criticato la Merkel forse dovrebbero ricordarsi l’impatto che ha avuto Twitter nei confronti di Haiti o, più recentemente, del sisma in Giappone. Come parti di un enorme flusso di notizie, gli utenti hanno iniziato fin dalle prime scosse a twittare, comunicando al mondo tramite foto e video la distruzione che vedevano i loro occhi. Ma Twitter serve anche per seguire gli avvenimenti economico-finanziari o politici. Alla stregua della diretta sms che il sito del Corriere della Sera fa nei giorni caldi in Parlamento, Twitter è uno strumento che non può mancare nella vita di un giornalista. Tutte le grandi istituzioni hanno un account: al Fondo monetario internazionale, alla Banca centrale europea, passando per la Casa Bianca. Solo l’Italia è indietro, dato che nemmeno per i 150 anni dell’Unità si è attivato un profilo capace di mappare i festeggiamenti giorno per giorno. Non siamo in cattiva compagnia. Da oggi sappiamo che siamo sullo stesso piano della Germania. Ma solo su Twitter, sia chiaro. 

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