Nessuno vuole pagare per la neutralità della rete

Nessuno vuole pagare per la neutralità della rete

Ora anche l’Europa si occuperà direttamente di neutralità della rete. Il commissario per l’agenda digitale Neelie Kroes, ha annunciato che «la Commissione Europea ha chiesto alla Berec, l’organismo che si occupa di regolamentare il mercato delle telecomunicazioni, di intraprendere controlli fattuali su questioni cruciali al fine di mantenere una rete aperta e neutra». Trasparenza, qualità del servizio e possibilità di cambiare operatore sono i tre cardini sui quali poggia la nuova regolamentazione europea sulle telecomunicazioni, che entrerà in vigore il 25 maggio.

Anche in Italia le cose si stanno muovendo. Il presidente di Telecom Italia Franco Bernabè nel corso di un’audizione presso la commissione Lavori Pubblici e Comunicazione è stato chiaro. La descrizione del traffico internet sulla rete Telecom è stata questa: «Sulla nostra rete circa il 70 per cento del traffico è video, di cui il 50 per cento è peer-to-peer e viene fatto da due applicativi, eMule e BitTorrent, che servono esclusivamente per scaricare illegalmente film dalla rete; un’altra componente è rappresentata da YouTube». Il restante 30 per cento è usato per «servizi che noi consideriamo essenziali, che devono essere sviluppati e sui quali garantire la qualità, occupano una frazione minima delle risorse di rete (2-3 per cento)».

Fra i passaggi più significativi, si legge che, secondo Bernabè, «la crescita della domanda di capacità su Internet rende indispensabile proteggere la rete da fenomeni di sovraccarico e congestione che altrimenti provocherebbero un sensibile decadimento della qualità del servizio». E infatti Telecom ha cominciato, dal 24 marzo, a fare network management. A limitare cioè il consumo di banda di alcuni clienti per far sì che venga rispettata la banda minima garantita a tutti. Si tratta di meno di trenta centrali dove si collegano gli utenti, nessuna di queste di grandi dimensioni e nelle grandi città. I clienti colpiti dal provvedimento, che va da mezzogiorno a mezzanotte di ogni giorno, sono anche stati avvertiti in bolletta.

E l’orientamento in Italia è proprio questo. Anche per Maurizio Decina, professore presso il Politecnico di Milano, ex Direttore ricerca e sviluppo di Italtel ed ex membro del consiglio di amministrazione di Telecom Italia, il traffic management è necessario. «La rete è progettata in modo statistico e la sorveglianza del traffico è necessaria per evitare la congestione, garantire l’equa ripartizione delle risorse di banda e prevenire gli usi illeciti».

Vincenzo Vita e Luigi Vimercati del Partito Democratico hanno presentato in Senato nel 2009 una proposta di legge che ha avuto come riferimento un analogo disegno della Regione Sardegna. La proposta, conferma il senatore Vimercati a Linkiesta «è ai blocchi di partenza», e sono iniziate le audizioni in commissione, fra cui quella del presidente di Telecom. Per l’esponente democratico, «non siamo in presenza di un dibattito ideologico e si sta cercando un punto di intesa per i cittadini e per chi gestisce le reti».

Anche l´Autorità per le Comunicazioni, l´Agcom, parla di neutralità della rete nel suo Libro Bianco sui Contenuti dove scrive che la possibilità di scambiare contenuti in via digitale, «determina conflitti sempre più frequenti fra l’accesso libero e senza limiti ai contenuti e l’esigenza manifestata dagli operatori di rete di gestire il traffico internet sulla propria infrastruttura per evitarne la congestione».
Congestione e diritto all’accesso sono al centro delle linee guida dell’indagine europea. L’analisi riguarderà il comportamento dei gestori di comunicazione e l’eventuale rallentamento di alcuni utenti rispetto ad altri. Tutto questo per favorire un’apertura della rete, anche se in mancanza di una vera e propria definizione di neutralità della rete stessa. 

Una definizione possibile la fornisce Christian Engström, parlamentare europeo del Partito Pirata. «Se dovessi dare una definizione di neutralità della rete, direi che è la possibilità di decidere, sia da parte dei consumatori che delle imprese, quali applicazioni usare e quanti e quali dati mandare» dice a Linkiesta. Engström è stato eletto al parlamento europeo nel giugno 2009, quando il Partito Pirata prese il 7,1%. Il Piratpartiet è nato nel 2006 e da allora si è diffuso dalla Svezia al resto d´Europa, con un programma fondato sulla revisione del concetto di copyright e diritto d’autore. Per il parlamentare, quella della commissione «è un’ottima notizia e una cosa di cui c´è un’effettiva necessità. Si tratta di un problema comune a molti stati membri. È una questione aperta, specialmente per quanto riguarda il traffico mobile». 

Il mercato è al centro della riflessione di Engström, perché da una parte «ci sono molti operatori che partendo da posizioni di monopolio e hanno sviluppato grandi ricavi, tuttavia alcuni hanno anche usato la loro posizione dominante per bloccare nuovi competitor, come ad esempio Skype». L’intersezione fra rete e mercato è un tema anche per chi non vende connettività, ma la usa per la propria impresa: «Il tema della neutralità della rete riguarda anche gli imprenditori. Non vogliamo che le start up aprano un´impresa chiedendosi se gli verrà garantita la banda o meno».

La domanda che sorge è quindi se la neutralità sia un diritto naturale o negoziabile. «La neutralità della rete è un principio di struttura. L’idea è che una rete di informazione pubblica utile alla massima potenza aspiri a trattare tutti i contenuti, i siti e le piattaforme allo stesso modo». Questa è la definizione di Tim Wu, professore alla Law School della Columbia.
 

Il dibattito è in corso e i dubbi sono tanti. Quello che è certo è che entro la fine dell’anno verranno pubblicati i risultati dell’indagine comunitaria, inclusi anche eventuali dati su operatori che dovessero aver bloccato o rallentato alcuni tipi di traffico. E la Commissione europea deciderà allora se ci sarà bisogno di una nuova, e più stringente, regolamentazione.