Tutti i guai del nuovo Geronzi

Tutti i guai del nuovo Geronzi

Roberto Mercuri resta agli arresti domiciliari. Ai più questo nome potrebbe non dire niente ma il giovane imprenditore nato a Lamezia il 27 agosto del 1971 sta già facendo parlare molto di sé. Mercuri è infatti l’assistente di Fabrizio Palenzona nel suo ruolo di presidente di Aeroporti di Roma (Adr) anche se Palenzona è molto, ma molto di più: vicepresidente di Unicredit, principale azionista di Mediobanca, è l’uomo che sta diventando il nuovo perno della finanza italiana dopo l’uscita di scena di Cesare Geronzi.

L’ex presidente della provincia di Alessandria, quasi due quintali di peso per oltre 190 cm di altezza, di cariche ne somma diverse che vanno da Gemina alla presidenza di Aiscat. Se lui è accusato di ricettazione in merito alle dichiarazioni dell’ex banchiere Gianpiero Fiorani che, dopo l’arresto, nel 2005, dichiarò di aver versato su conti riconducibili a Palenzona 5 miliardi di vecchie lire presso la filiale di Montecarlo della Banca del Gottardo, il fratello, Giampiero Palenzona, dal mese scorso risulta iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Torino per il crac del mobilificio Aiazzone, di cui era socio. Quanto a Mercuri, il «ragazzo di Calabria» che ama la finanza, a fianco del corpulento power broker di strada ne ha fatta parecchia fino ad essere coinvolto in un’inchiesta per truffa della procura di Crotone.  

Il 25 marzo scorso, il giudice del Tribunale del riesame ha rigettato l’istanza della revoca degli arresti domiciliari presentata dai suoi legali. Facendo però cadere le accuse di bancarotta fraudolenta e associazione per delinquere, ma non, appunto, quella di truffa. Sotto la lente degli inquirenti calabresi sono finiti alcuni finanziamenti europei destinati alla costruzione di una centrale a turbogas nel comune di Scandale, in provincia di Crotone, utilizzati invece per ripianare le perdite di alcune società. Uno scandalo ribattezzato «Energopoli».

Secondo gli investigatori, grazie al suo stretto legame con Pino Galati, sottosegretario al Ministero delle Attività Produttive (oggi Sviluppo Economico) dal 2001 al 2006, «riusciva ad ottenere cospicui finanziamenti» per la realizzazione di alcuni insediamenti produttivi in Calabria. Pino Galati è sposato con Caterina Lussana, leghista doc, criticata aspramente dal Carroccio per aver sposato un “Terùn”. L’avvocato difensore di Mercuri è il milanese Massimo Dinoia, lo stesso di Palenzona. Un principe del foro a Milano: di recente ha seguito Ruby in qualità di difensore oltre ai due stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana. 

Al centro della vicenda «Energopoli», c’è anche Aldo Bonaldi che figura assieme a Fabrizio Palenzona nella Global Wood Holding, società attiva nella produzione di biomasse di cui Palenzona è stato presidente dal 2008 al 2009 e Bonaldi amministratore delegato fino allo scorso 29 marzo. Nell’aprile 2008, il fondo Clessidra, guidato da Claudio Sposito, ne acquistò una quota del 30 per cento. Un «self made man» all’italiana, Aldo Bonaldi, che è stato arrestato a fine marzo in Ucraina. Nel 2002, Bonaldi riesce a concludere un affare da 40 milioni di euro con il gruppo Endesa e con l’Asm di Brescia. Sempre nel 2002, attraverso una società di diritto estero e con la complicità di Roberto Baroni, crea la società Eurosviluppo Industriale. Socio della Sixitina Lombard Holding, Baroni nel 2009 viene sorpreso alla frontiera francese con certificati azionari di società italiane per un valore di 21 milioni di euro. Tra queste, la Eurosviluppo Industriale – di cui Mercuri possedeva fino al dicembre 2004 una quota attraverso la società di diritto lussemburghese Fin.Ind.Int – e il Consorzio Eurosviluppo. Quest’ultimo viene creato da Bonaldi per chiedere l’accesso ai finanziamenti ex Pertusola, un’area di Crotone da riqualificare da cima a fondo.

Il progetto prevedeva un «Contratto di Programma». Una serie di investimenti che avrebbero costituito la «filiera energetica» nel comune di Scandale. Dove sarebbe dovuta sorgere una centrale a turbogas di tipo cogenerativo, per fornire energia a basso costo all’area industriale della zona. Nel 2002, il Consorzio ottiene la stipula del contratto di programma con l’ex ministero delle Attività Produttive, grazie all’allora sottosegretario Pino Galati. Un anno dopo, nell’ottobre 2003 arrivano i primi finanziamenti. Il ministero versa la sua prima tranche: 3 milioni di euro. La Regione, in qualità di cofinanziatore, fa la sua parte con poco più di un milione.

Grazie a questo ossigeno finanziario, Eurosviluppo esegue una serie di bonifici a favore della società Pianimpianti, sempre di Bonaldi. Emettendo, secondo i pm, fatture per operazioni inesistenti. La Pianimpianti, scrivono i pm, «società di cui è di fatto proprietario Bonaldi», è quella che avrebbe dovuto progettare la centrale di Scandale – anche se la difesa di Mercuri dice di aver raccolto una documentazione che mostra che Bonaldi non ha mai posseduto neanche un’azione di questa società, elemento confermato anche dal consulente tecnico della procura. Quanto alla centrale, come annotano le Fiamme Gialle, «non risultano acquisizione di parti di impianto né vi è traccia di inizio di lavori». Con la complicità degli amministratori del tempo: Annunziato Scordo, Michelangelo Marinelli e Roberto Mercuri.

Nel board della Pianimpianti, un anno dopo, entra Franco Bonferroni, non coinvolto nell’inchiesta. Reggiano di nascita, politico molto potente dell’Udc. Indagato nel ciclone “Mani pulite”, nel calderone “Why Not” e nella vicenda Parmalat. Sempre uscito pulito. Il politico emiliano siede anche nel Cda di Finmeccanica, il suo nome è stato presentato dal Tesoro nella lista per il rinnovo del cda di Piazza Monte Grappa. Di lui, nel 2006, un testimone dirà: «Aveva rapporti ottimi con Roberto Mercuri. Ritengo che Bonferroni poteva essere utile alla società soprattutto per come si accredita nel sistema bancario». Un altro imprenditore interrogato dai pm ha delineato il sistema ipotizzato dagli investigatori: «Quando Bonferroni è entrato in società ero già andato via- racconta- ma aveva comunque già un ruolo di consulente. Il suo ruolo è stato quello di far ottenere finanziamenti dal circuito bancario, grazie ai suoi rapporti molto buoni con gli istituti di credito. L’inserimento di Bonferroni nella società fu voluto da Mercuri e Galati».

Grazie ai contributi pubblici, scrive il gip, «Bonaldi ripiana gli scoperti dei conti correnti con i quali ha finanziato la procedura per la richiesta dell’autorizzazione a realizzare la centrale di Scandale». In Calabria, tuttavia, le promesse di progresso fanno in fretta a regredire verso forme di malversazione. Il Consorzio Eurosviluppo non realizza nulla di quanto previsto dal contratto di programma, ma utilizza il finanziamento concessogli per pagare i debiti «con Sfc (società di diritto lussemburghese di Bonaldi) per studi di fattibilità e progettazione».

A questo punto, il consorzio Eurosviluppo dà il via libera alla delocalizzazione di due imprese che facevano parte del «contratto di programma» finanziato dal ministero, la Ali.Bio e la Podella Paste Alimentari. Rendendo così inutile la centrale, che doveva fornire energia a basso costo proprio a queste imprese. La Ergosud (ex Eurosviluppo Elettrica) ceduta da Bonaldi, propone ricorso al Tar. Nel 2008, il ministero per lo Sviluppo Economico revoca il finanziamento al Consorzio Eurosviluppo, a Eurosviluppo industriale e ad Ali.Bio Srl, chiedendone la restituzione. Così Eurosviluppo accumula nei confronti del ministero un rosso di 5 milioni di euro. Tra i vari debiti della società di Mercuri e Bonaldi spicca quello di 16 milioni di euro nei confronti della Fecoffe, società lussemburghese.

Ma non solo. Un testimone descrive Mercuri come un «tipo violento». Racconta un episodio in particolare. «Non condividevo i suoi modi e in particolare la sua mania di grandezza: forte dei legami che aveva intrecciato, voleva aumentare il fatturato della società in modo sproporzionato. Un giorno ricordo che avendogli rappresentato la sua inadempienza, chiuse la porta con la chiave e mi scaraventò un armadio sul piede….e dovetti recarmi al pronto soccorso. Ho fatto di tutto per allontanare mia figlia dalla società, la quale lavorava presso l’ufficio del personale. So che ha minacciato di morte anche l’ing. Moroni e sua figlia, tanto da indurlo ad andar via dalla società. Era intollerabile anche il fatto che egli facesse gravitare i costi della società, inserendo spese per fatti che non avevano nulla a che vedere con la Pianimpianti».

Accuse che l’avvocato Dinoia respinge su tutta la linea: «il loro grado di attendibilità è già stato giudicato dalla procura che non ha rilevato alcunché di penalmente rilevante». Più in generale, continua il legale, «abbiamo consegnato alla procura qualche chilo di documenti di consulenze tecniche, la prima redatta dallo studio CSA, un’importante società di ingegneria, e la seconda del professor Mario Massari, docente di economia aziendale alla Bocconi, i quali, dopo aver visto tutti i documenti ed essere andati nei vari posti dove era conservata la documentazione, e dopo aver sentito tutte le persone interessate, hanno attestato la veridicità di tutte le fatture».

Nell’indagine, avviata oltre due anni fa, il pm della Dda di Catanzaro ipotizza dunque l’esistenza di un comitato d’affari costituito da politici, imprenditori e faccendieri che controllava e filtrava il flusso di denaro pubblico destinato a nuove iniziative industriali da realizzare in Calabria. Non a caso, oltre agli otto tra professionisti e imprenditori arrestati lo scorso marzo, tra le persone iscritte sul registro degli indagati figura anche il nome dell’ex sottosegretario alle Attività produttive Galati. 

Le ipotesi di reato a carico degli indagati sono associazione a delinquere, truffa, riciclaggio, malversazione, bancarotta fraudolenta, falso. È quindi lungo l’elenco di contestazioni agli indagati, protagonisti di questo «scandalo di Scandale» e quindi di milioni di euro destinati dal ministero delle Attività produttive alla ricostruzione dell’apparato produttivo crotonese. Soldi che appunto secondo l’accusa avrebbero preso tutt’altra strada, partorendo soltanto l’ennesima cattedrale nel deserto della Calabria: una centrale turbogas.

«I programmi d’investimento in Calabria, per impulso del sottosegretario Galati, facevano parte dell’agenda politica dell’imminente Cipe, e quindi avrebbero avuto la priorità» spiega ai magistrati Michelangelo Marinelli, professionista modenese coinvolto nell’indagine. Come si legge negli atti, alcuni dei testimoni chiamati dal pm definiscono Galati e Mercuri «parenti», «cugini». Uno di loro precisa che Galati e Mercuri « stavano sempre insieme a Roma e Milano». Impressionante la rapidità con cui il Cipe delibera l’approvazione del finanziamento per i progetti promossi da Bonaldi e Mercuri. Due imprenditori sconosciuti fino a qualche anno fa. Èd è poi un conto estero di Bonaldi a portare proprio alla Global Wood Holding. Un aspetto che gli investigatori calabresi stanno ora approfondendo in questi giorni. Proprio per capire la natura dei rapporti tra Mercuri, Bonaldi e Palenzona.
 

(Ha collaborato Antonio Vanuzzo)

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