Ecco il rapporto Deloitte, il gran segreto di Telecom

Ecco il rapporto Deloitte, il gran segreto di Telecom

L’incarico dei revisori di Deloitte non ha previsto «interviste a persone indicate nelle liste testimoniali né ad altri potenziali soggetti che avrebbero potuto fornire informazioni utili rispetto a quanto desumibile dalle evidenze documentali a noi disponibili». È un passaggio del rapporto Deloitte sulla vicenda della security Telecom, ed è un passaggio che apre alcuni quesiti, di cui il principale è: perché si commissiona un rapporto di questo genere per poi non permettere a chi deve scriverlo di parlare direttamente con gli attori di questa storia, limitandone così l’efficacia?

Prima però un passo indietro. Il rapporto non è stato dato neanche ai consiglieri che potevano consultarlo solo in remoto con delle password. Vi si legge espressamente che non può essere dato all’assemblea, con buona pace dei soci. Quello che si legge nel documento è un primo estratto del lavoro di oltre 400 pagine che la società di revisione Deloitte ha fatto sulle presunte attività illecite che le divisioni Security di Telecom e Pirelli (società all’epoca guidate da Marco Tronchetti Provera) hanno compiuto nel periodo compreso fra il 2001 e il 2006 sotto la guida di Giuliano Tavaroli, l’ex carabiniere che ha patteggiato una condanna a 4 anni e 2 mesi di reclusione per la vicenda dei dossier illeciti. Altre sezioni riguardano il caso delle sim false e la frode sull’iva di Telecom Italia Sparkle.

Il rapporto è stato commissionato dal cda di Telecom guidato da Franco Bernabè. Tuttavia lo stesso cda, il 16 dicembre scorso e con il solo voto contrario del consigliere Luigi Zingales, ha deciso di non mettere all’ordine del giorno della assemblea l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della passata gestione. Il motivo dell’importanza di questo rapporto risiede proprio nel tentativo di fare chiarezza una volta per tutte su vicende che sono ancora al vaglio della magistratura. Da esso dipende appunto la possibilità stessa dell’azione di responsabilità verso la precedente gestione. Per questo il passaggio indicato all’inizio di questo articolo è emblematico dei rapporti di forza in gioco.

Nel documento sono stati tolti alcuni passaggi come ad esempio a pagina 33 (al punto 3.3.4) si legge il titolo «Il budget della Funzione Security di Telecom Italia nel periodo 2002-2007: dati di budget e andamenti» ma poi qualcuno ha levato il paragrafo. Il punto 3.3.5 addirittura non c’è del tutto. Un piccolo giallo. Tuttavia le fonti interpellate da Linkiesta assicurano che il documento è valido.

Le pagine ripercorrono vicende in parte note come quella del fondo Oak che, secondo l’investigatore privato Emanuele Cipriani, che lavorava all’epoca per Telecom, «risultava riconducibile ad esponenti del partito dei Democratici di sinistra». Altri passaggi riguardano il famigerato sistema Radar e la storia della microspia trovata sull’auto di Enrico Bondi, all’epoca alla guida dell’ex monopolista delle tlc. In altre parti si parla dell’applicazione del “processo semplificato” che dal 5 dicembre 2002 viene esteso anche alla divisione Security. Si tratta di una pratica (definita anche “in deroga”) in uso in molte grandi aziende in casi di urgenza e per motivi di riservatezza che appunto semplifica le procedure interne per acquisti e consulenze. Una specie di binario speciale per alcune operazioni. Tutttavia, si legge nel rapporto, «la procedura non chiariva né specificava (in dettaglio e/o con esemplificazioni) i casi di riservatezza e urgenza per i quali veniva concessa l’adozione del criterio semplificato. Ciò comportava il rischio di un’applicazione estensiva dei concetti di “riservatezza” e di “urgenza” e conseguentemente la possibilità di ricorrere al processo semplificato anche in casi non giustificati».

La conclusione a cui arriva Deloitte in questo primo parziale assaggio del rapporto è tranchant: «gli esiti delle verifiche compiute evidenziano un significativo divario per incoerenza tra aspettative di legalità e di sana, corretta, trasparente gestione desumibili dal codice etico, dal principi generali del controllo interno» e le «concrete modalità di svolgimento delle operazioni e di utilizzazione delle risorse della funzione Security nel periodo della gestione Tavaroli». E questo per un «difetto di concreto funzionamento» del sistema di controllo interno. Se questo difetto sia stato casuale è però qualcosa che per adesso il rapporto non dice.

jacopo.barigazzi@linkiesta.it 

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