Il Cavaliere farà finta di niente ma i suoi alleati no

Il Cavaliere farà finta di niente ma i suoi alleati no

Secondo coscienza, toccherebbe recitare un de profundis che l’uomo rifiuterà. Che l’uomo ha già rifiutato in premessa, sottolineando che con qualunque risultato lui continuerà, come nulla fosse. Ma precipitare a Milano e rovinosamente a Napoli ha il sapore acre di una disfatta personale. Invocare moderazione è buona cosa in presenza di un risultato moderato, ma in questo caso abbiamo sotto gli occhi un vero terremoto.

Attacchiamoci alle cose concrete, senza evoluire narcisisticamente: se lo scontro sulle città fosse rimasto quello metropolitano, senza appesantirlo di rancori personali, senza proiettarlo nelle paure cosmiche, privandolo d’ossessioni senza senso e senza misura, oggi parleremmo semplicemente di due nuovi sindaci. Ma così non è andata, sappiamo tutti. Berlusconi se l’è cercata. E l’ha trovata, la sconfitta.
Nella straordinaria fotogallery che opportunamente Linkiesta vi ha proposto da questa mattina, potete cogliere la malinconica progressione che racconta l’epopea del più grande pugilatore della nostra storia moderna e del suo invariabile declino. Ritrovarlo bolso e Breznev significa attribuirgli l’incapacità ormai cronica di cogliere le mutazioni di quella stessa società di cui è stato interprete maximo per almeno tre lustri.

Che farà ora il Cavaliere, fidando su quel senso di inadeguatezza che ha reso famoso il nostro Paese nel mondo? Ignorerà. Per scacciare via i brutti pensieri, le cassandre del dopo-elezioni, quei maledetti avvoltoi della Lega che incombono sulla sua carcassa, conterà semplicemente sulla “solitudine” numerica di una maggioranza parlamentare. Non ha altre strade, né alternative nelle sue corde, sempre e solo lo stesso (s)partito.
Sull’incoscienza politica, Berlusconi ha costruito un vero e proprio modo di vivere, che non ha parentela alcuna con altri paesi civilizzati. Là dove gli scandali veri, ma spesso anche i sussurri, producono sommovimenti politici di notevole spessore, noi italiani rispondiamo come il “semaforo” di Prodi-Guzzanti: fermi, assolutamente fermi, praticamente immobili.

L’idea che non c’è scandalo, nella sua infinita gravità, che possa produrre indignazione nelle nostre coscienze, è un dato antropologico su cui il premier ha giocato la partita di tutta una vita.
Ora qualcosa si è mosso. Buona parte degli italiani ha percepito uno scandalo politico. Ha “sentito” che quella campagna elettorale dai toni terroristici era un’offesa ai suoi buoni sentimenti, ai sentimenti di chi avrebbe voluto votare in base ai programmi, in base a una sincera contrapposizione. Avergli sottratto questa possibilità, con gli argomenti urticanti che sappiamo, ha prodotto una frattura che non si è più rimarginata.

A questo punto, il destino di Silvio Berlusconi è decisamente in mano alla Lega. Trascinata pericolosamente sui fondali, il popolo di Bossi vuole staccarsi da un alleato imbarazzante. Potrà farlo solo ricattando il Cavaliere sulla media distanza: tu ti sfili, e noi ti restiamo vicini. Con Giulio premier, naturalmente. 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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