Porta a Porta, un film d’essai

Porta a Porta, un film d’essai

Gli avversari? “Non hanno esperienze gestionali”. “Sono dei demagoghi, degli incapaci totali”. E Lei, Signor Presidente Berlusconi? “Ho sempre vinto, sono l’italiano che ha governato di più in Italia”. E la Lega? “Suvvia, qualche concessione agli alleati bisogna pur farla”. Ma cosa avete combinato? “È il Parlamento, colpa del parlamento se abbiamo fatto pochino, e del Presidente della Repubblica, che se una legge non gli piace non la firma. E non parliamo poi dei Procuratori di Magistratura democratica, che semmai le leggi le impugnano e poi indagano i loro nemici”. Pisapia? «Ma per favore…». Quindi se perdete a Milano? «Colpa dei media». Se vince De Magistris? “Le manette sulla città”. Poi altre cose: “Faremo la riforma del fisco, sì sì, eccome”. ”Infrastrutture come se piovessero”, “Una mano alle piccole imprese del sud”. New entry: “occhio ai conti pubblici”; “spendiamo troppo in cosmetici”; “Dal 76 hanno preso piede i comunisti e hanno paralizzato il paese”; “nessun governo potrebbe mai risolvere i guai di questo paese”. “Abbiamo fatto dei miracoli”. Poi ancora tasse, comunisti, voglia di tornare privato cittadino: non soddisfatta solo grazie alla resistenza alle accuse, stoica. Silvio Berlusconi, Lui che parla di sé.  “Faccio tutto con grande pena e sacrificio, e mi devo anche difendere dai processi e dai giornali”. Poi passaggi imbarazzanti su Ruby, zio Mubarak e Rosy Bindi.
Insomma, una serata un po’ così, quasi una serie di diapositive. Di tutte, la più significativa quella meno lontana da un’ipotesi di autocritica: “In questo paese non può fare nulla, nessuno potrebbe mai”.È un’interpretazione, naturalmente, di una parte della serata a Porta a Porta con Silvio Berlusconi attore solitario.

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