Calcioscommesse e referendum. Di questo si parla sui giornali

Calcioscommesse e referendum. Di questo si parla sui giornali

Le partite truccate fanno da padrone anche sui giornali. Almeno dalla settimana dal 6 al 12 giugno: gli scandali del pallone la combine delle scommesse hanno tenuto banco sui principali quotidiani italiani. Una questione di peso, anzi, centimetri, misurati dalla dalla ricerca Infowatch, eseguita dagli allievi del Master in Giornalismo della scuola “Walter Tobagi” di Milano.

Lo studio considera i cinque più importanti giornali italiani: Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, il Messaggero e il Giornale, e analizza e quantifica in modo oggettivo lo spazio dato a dieci diverse categorie: politica, cronaca, esteri, economia, cultura, sport, spettacoli, costume. Non può mancare la pubblicità.

Cosa si scopre? Pubblicità a parte (che ha di gran lunga il maggior peso sui quotidiani, con il 36,11%), in cima alla classifica è la cronaca, che raggiunge il 13, 38% della superficie dei quotidiani. Merito, o colpa, dell’inchiesta sul caso calcio-scommesse, che ha dominato quei giorni. Messa nelle pagine di cronaca, l’inchiesta ha “rubato” spazio alle pagine sportive, in calo rispetto a precedenti misurazioni (solo al 7,70% del totale) e indebolite da un calciomercato poco ricco di colpi di scena.

Al secondo posto, la politica: con il 12,08%. Trascinata dal referendum del 12 e 13 giugno, i quesiti sono stati trattati – fanno notare gli allievi della scuola Tobagi – secondo una lettura politica, trascurando un approccio che (nel caso di acqua e nucleare) si prestava anche ad analisi di carattere sociale. L’attenzione a queste tematiche nei giornali, del resto, risulta sempre carente, arrivando a rappresentare solo l’1,69% della superficie considerata.

Andando avanti, si vede che la pagina degli esteri, che vale il 7,15%, è dedicata alla diffusione dell’escherichia.coli in Germania e poco ai massacri in Siria. Scarsa l’attenzione anche per le rivolte arabe e per la politica estera del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. L’economia, stabile al 7,17% del totale, ha discusso di Mario Draghi e Bce, crisi greca e i problemi tra Fiat e sindacati.

Come emerge dalla ricerca, la cronaca ha dominato su Repubblica, Stampa e Messaggero, dove ha rappresentato il 21% del totale. Corriere della Sera e Giornale, hanno invece dato più spazio alla politica, rispettivamente l’11 e il 18%. Tutti i giornali, in ogni caso, hanno diminuito la foliazione: dai 221,65 metri quadrati totali di febbraio 2011, si è passati ai 191,38 di giugno.

Per capire il livello di corrispondenza tra le tematiche dei giornali e gli interessi dei lettori, si sono confrontate le indicazioni dell’Infowatch con i trend di Internet. Si nota una generale coincidenza tra le tematiche dei giornali e le parole cercate su Google in Italia nello stesso periodo. Non sembra un caso. Sembra interessante notare, però, che parole come “calcioscommesse” e “beppe signori”, protagonista dello scandalo, superano (di poco) nel periodo considerato, la parola “Obama”. In particolare, “Beppe Signori” conosce, in scala, un punteggio di 15 a 1 rispetto a “Obama” il 2 di giugno. Risultato che, nel giro di pochi giorni, si affievolisce fino a toccare lo zero il 12 giugno. Per quanto riguarda il volume di news pubblicate, “Obama”, invece, è sempre superiore a “Beppe Signori”.

Restando sull’altro grande tema, “escherichia” supera “Obama” il 30 maggio, tocca la cima il 3 giugno e declina fino al 12, in cui mantiene lo stesso livello del presidente americano.

Il “referendum” considerato da solo, cresce da un punteggio di 1 su scala 15, in data sei giugno, e raggiunge un apice di 11, nei giorni delle votazioni. Crolla infine al punteggio iniziale. Confrontato sia con “Obama” che con “Beppe Signori”, la parola “referendum” risulta sovrastante. Per quanto riguarda il volume di news pubblicate sulla rete, invece, la situazione si inverte, con “Obama” sempre in sella, raggiunto da “referendum” solo il 12 e il 13.

Il confronto, parziale, rivela una certa consonanza tra i trend cercati da Google e l’agenda dei giornali. La frequenza e i picchi di interesse, però, sono molto più circoscritti a poche giornate. Come il 12-13 giugno, il giorno del “referendum”. 

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