“Chi vuole una poltrona per me è già cancellato”

“Chi vuole una poltrona per me è già cancellato”

La politica e le aspettative della città

«Io non sono un leader politico, assolutamente. Sono uno che ha fatto politica, che ha la passione della politica, così come ho la passione del diritto e dei diritti, e quindi della mia professione».

«Sono una persona normale, infatti io sono colpito da questo amore che mi dimostra la città, addirittura bellissimo. Non voglio dire esagerato, perché queste cose non sono mai esagerate, però che mi fanno sentire una responsabilità enorme. Il timore di deludere è fortissimo e credo che questo sia proprio l’essere normale, vivere i bisogni delle persone, avere con loro un dialogo, voler essere alla pari ma poi alla fine non puoi essere alla pari. Vorrei riuscire a mantenere questo mio essere e in questi cinque anni spero di poterlo fare».

La coalizione, il governo di Milano e la giustizia
«Abbiamo trovato un’unità di intenti, chiaramente coesa sulla mia persona ma anche questo è importante proprio perché non sono un leader e non voglio fare il leader. Farò il sindaco di Milano».

«L’importante è mantenere le proprie idee, rimanere se stessi, avere il coraggio, anche in posti scomodi, di dire quello che si crede. Poi capire che nell’interesse della città uno deve trovare punti di equilibrio alti. Io ero riuscito a farlo già sui temi della giustizia, però quello era il mio mondo. Oggi leggo sui giornali che Carlo Nordio, con cui ho fatto un libro che molti hanno apprezzato proprio sui temi della giustizia, potrebbe essere il futuro ministro della giustizia del centrodestra e mi è venuto un sorriso perché ho detto ‘pensa un po’ cosa può succedere’».

La giunta e primi 100 giorni
«Innanzitutto ho questo bellissimo peso sulle spalle, cioè il timore di non essere in grado di rispondere positivamente alle aspettative. Le aspettative sono enormi. A Milano, quando c’è stata la festa del 2 giugno, si è aperto Palazzo Marino, e anche questa coincidenza è stata molto bella, ma veniva veramente da piangere. C’è un’attesa e una volontà di cambiamento che necessita anche di dare risposte positive immediatamente. E queste risposte positive già si vedranno dalla giunta».

«Ho dei segnali molto forti di persone che mettono avanti il proprio nome o il nome di altri. Se qualcuno si propone o propone qualcun altro… per me è già cancellato! Quindi riuscire ad eliminare il manuale Cencelli, questo poi lo dicono tutti e poi non fa nessuno, tenere conto – io credo che sia importante il ruolo dei partiti, perché nel ruolo dei partiti io ci credo, ci credo fermamente. Chiaramente credo che ci voglia un rinnovamento e che si debba tener conto anche di quella che io chiamo cittadinanza attiva, perché non mi piace il termine società civile».
 

L’eredità di Letizia Moratti
«Lei rivendica addirittura 48 milioni. Io, per quanto poco ne capisca di bilancio, ho subito scoperto io che era una boutade, tanto è vero che non ho ancora ricevuto – e questo d’accordo perché ho lasciato tempo – ufficialmente il resoconto. Ma questo è il meno. Il problema è questi 48 milioni prevedono una serie di vendite di cui non si sa assolutamente il ricavato, cioè sono illusori. Purtroppo invece gli esperti, che stanno studiando il bilancio, e che avevamo già iniziato a studiare prima ma non avendo tutti i documenti capivano che c’erano delle poste che erano incomprensibili. Adesso che incominciamo ad avere i dati, sono molto preoccupato».

«Faremo chiaramente fare da una società di revisione tutte le verifiche in modo che ci sia un’imparzialità nella valutazione, ma spero di poter dare una notizia, rispetto all’assessorato al bilancio, che sia veramente una nome che garantisca tutti, per cui la sua parola non possa essere messa in dubbio da nessuno e sarà lui alla fine a dire l’eredità che ci hanno lasciato, però penso e temo che sarà un’eredità pesante di debiti e non di crediti».

Referendum
«L’ascolto dei cittadini è fondamentale. Ci sono cinque referendum su temi fondamentali per la città che riguardano la mobilità, il tema dello smog e quale sindaco potrebbe dire di avere fiducia se nel momento in cui si deve decidere non ascolta i cittadini».

«Ecco io il passo indietro che faccio – non so, forse questo sarà criticato, però anche questo mi sembra serio – in campagna elettorale ho detto cosa avrei votato, ho invitato a votare in un certo modo e adesso posso dirlo, lo sanno tutti ’votare sì’ a tutti i referendum. Adesso invece mi sembra giusto fare solo tutto quanto possibile per un’alta partecipazione al voto perché questo è il segnale di un nuovo rapporto fra i cittadini e chi governa la città».

Carcere, garantismo e sicurezza
«San Vittore non deve continuare ad essere un problema, deve essere una soluzione ai problemi, che sono i problemi da un lato della sicurezza, dall’altro del reinserimento sociale, cioè visto dai due aspetti che possono riguardare un sindaco».

«Chiaramente come ho detto in tutta la campagna elettorale, anche questo mi è sembrato un segnale di onestà intellettuale, io non ho la bacchetta magica. Non posso risolvere i problemi in cinque sei mesi, posso dare segnali importanti e anche il fatto di dire che San Vittore è un quartiere di Milano è un segnale importante alla città».

La forza gentile e l’ironia
«La grande novità, oltre alla partecipazione che è rivivere una politica che c’è stata un tempo a Milano e anche nel Paese, è l’ironia. Essere riusciti, con gli insulti che mi sono arrivati, con le menzogne, con le calunnie, perché in alcuni casi – da giurista – parlo anche di calunnie, i tentativi più svariati di screditare prima la mia persona, poi la coalizione e poi tutti e due, aver vinto con il sorriso, con la gentilezza, con l’ironia è stata una cosa grandiosa».

«Ogni tanto quando rileggo cosa che è stato scritto su di me da parte del mondo di internet, da parte di manifesti e singole persone, muoio dal ridere e fare politica ridendo è la cosa più bella che ci può essere».

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