E i profughi rendono a Ligresti mezzo milione al mese

E i profughi rendono a Ligresti mezzo milione al mese

Oltre 1200 rifugiati scappati dalla Libia  e arrivati in Lombardia. In una prima fase i profughi, di origine africana e asiatica sono stati accolti nel Centro polifunzionale d’emergenza della Croce Rossa, nel parco Nord di Milano. Successivamente, a metà maggio, oltre 400, arrivati via Lampedusa risalendo la Penisola, hanno trovato alloggio a Pieve Emanuele, cittadina alle porte di Milano. Qui sono ospitati nel residence Ripamonti, di proprietà di AtaHotels del gruppo del costruttore Salvatore Ligresti.

Nello specifico il complesso alberghiero risulta controllato dalla Italresidence, una società a responsabilità limitata domiciliata allo stesso indirizzo del residence. La società appartiene al gruppo Atahotels-Premafin Finanziaria e ha chiuso il bilancio al 31 dicembre 2010 con una perdita di 1,6 milioni. La permanenza degli immigrati porta nelle casse del residence circa 451 mila euro al mese. Una fonte ha detto a Linkiesta che il complesso alberghiero dal primo giugno sarebbe passato nel perimetro di bilancio di Atahotels ma per ora nelle visure camerali non si trova conferma.      

La cabina di regia messa a punto da Regione Lombardia, Prefettura e Protezione civile (nazionale e regionale) ha nelle settimane successive ai primi arrivi «smistato» gli immigrati in tutta la Regione grazie all’aiuto della Caritas e delle numerose associazioni di volontariato.

Il Residence Ripamonti è un complesso di mini appartamenti, e dal mese scorso è stato adibito per ordine della prefettura milanese all’accoglienza dei profughi provenienti dalla Libia. Si tratta di richiedenti asilo o permesso di soggiorno per motivi umanitari provenienti da Nigeria, Somalia, Ghana, Costa d’Avorio e Bangladesh, scappati dalla Libia. La struttura è già in uso alla Polizia di stato per gli spostamenti del suo personale. Così gli immigrati sono sotto gli occhi vigili dei poliziotti che abitano in parte di questo enorme complesso alberghiero. 

Per questo un sindacato di polizia ha parlato in una nota di un tentativo di «vigilanza fissa a costo zero» chiedendo «l’immediato riconoscimento dell’indennità di servizio esterno e di ordine pubblico per tutti i poliziotti impegnati presso il Residence». Oltre alla conferma che «l’alloggio degli immigrati rientri nella prima fase di gestione dei flussi e quindi termini entro le due settimane» come dichiarato dal Presidente della Regione Formigoni e dalla nota del Dipartimento della Protezione datata 11 maggio 2011. Ma di settimane ne sono già passate quasi quattro. 

Oggi dagli oltre 400 iniziali il numero di ospiti è sceso a 327. Per ognuno di loro la Protezione Civile paga una diaria di 46 euro al giorno, tutto compreso per vitto e alloggio: 450 mila euro che finiscono nelle casse dell’immobiliarista siciliano. Infatti in base all’accordo, raggiunto lo scorso 9 Maggio, tra Regione Lombardia e Protezione Civile, si è optato per la sistemazione dei profughi in strutture ricettive tradizionali, di tipo alberghiero, evitando di ammassarli in dormitori o centri di accoglienza. E a Pieve Emanuele c’è un colosso di cemento che può ospitare 4 mila persone: ed è abitualmente abitato da poliziotti, agenti di polizia penitenziaria del vicino carcere di Opera e personale della polizia stradale. E ora dai profughi.

La situazione potrebbe restare così fino alla fine dell’anno, nonostante le polemiche tra il neosindaco Pisapia e il governatore Formigoni, e gli intenti e il lavoro della Protezione civile. Altri sei mesi di alloggiamento di questi 327 profughi porterebbero nelle bisognose casse dei Ligresti altri 2,7 milioni di euro. Intanto, si sta pensando a organizzare corsi di italiano e di mediazione sociale per favorire al massimo l’inserimento e prevenire al meglio eventuali problemi di integrazione. 

Problemi che fortunatamente finora non ci sono stati. Il commissario provinciale della Croce Rossa di Milano Alberto Bruno, che dal primo giorno assiste i profughi sul posto dice che gli ospiti «hanno dato ampia prova di educazione civica e di rispetto delle regole». 

Di diverso tenore l’accoglienza del Comune di Pieve Emauele e della vicina Opera (dove nel dicembre 2006 une delle tende allestite dalla Protezione civile per ospitare un gruppo di nomadi sono state date alle fiamme) con il sindaco Ettore Fusco (Lega Nord) che al momento dell’arrivo ha dichiarato: «Ci mancavano solo i profughi». Ora dopo un mese tornano a farsi sentire i sindaci locali con una manifestazione contro i migranti prevista per domani mercoledì.

michele.sasso@linkiesta.it

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