I figli nati fuori dal matrimonio non sono più di un dio minore

I figli nati fuori dal matrimonio non sono più di un dio minore

Figli, senza differenze. Senza più discriminazioni tra legittimi e naturali. La Camera dei deputati ha approvato all’unanimità una proposta di legge bipartisan che elimina le distinzioni tra bambini nati dentro e fuori dal matrimonio. Un anacronistico distinguo giuridico previsto dal nostro diritto di famiglia (e mai cancellato dalla riforma del 1975). Una legge giusta e un atto di civiltà. Il Parlamento italiano colma così un imperdonabile ritardo. «Tutti i figli hanno lo stesso status giuridico», recita il primo articolo del provvedimento. Un documento di quattro articoli, sintesi di sei diverse proposte di legge presentate da Pdl, Pd, Udc, Idv, Autonomie e Governo. La presidente della commissione per l’Infanzia Alessandra Mussolini, relatrice, non nasconde la soddisfazione: «È un atto di grande civiltà. Importante anche per la sinergia con cui hanno lavorato maggioranza e opposizione. Che ringrazio».

Naturale, legittimo o adottato che sia, ora ogni bambino vede riconosciuto il vincolo di parentela con tutti i familiari, non più solo con i genitori. «Perché fino a quando questo provvedimento non sarà legge dello Stato – ha chiarito Rosy Bindi nella sua dichiarazione di voto – i figli nati fuori dal matrimonio non hanno parentela, non hanno fratelli, sorelle, zii, cugini. Tanto è vero che quando vengono a mancare i genitori, anche se ci sono i nonni, si apre comunque un processo di adozione».

Il provvedimento modifica l’articolo 315 del Diritto Civile, introducendo “i diritti e i doveri del figlio”. Secondo il nuovo impianto il figlio «ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sua capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni». Il figlio ha il diritto «di crescere in famiglia e mantenere rapporti significativi con i parenti». Da parte sua, ogni figlio «deve rispettare i genitori e deve contribuire in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa». La proposta di legge approvata dalla Camera prevede inoltre la cancellazione da tutti gli articoli del Codice delle parole “figli legittimi” e “figli naturali”. Al loro posto, semplicemente “figli”. Abrogate, poi, tutte le disposizioni sulla legittimazione dei figli naturali.

L’articolo 2 delega al Governo l’adozione di più decreti «per la revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione». Tutte le norme dovranno essere adeguate al principio dell’unicità dello stato giuridico dei figli: dalla disciplina delle successioni e donazioni alla presunzione di paternità del marito.

Nel testo è stato inserito un emendamento del Pd. Secondo la modifica, in caso di paternità riconosciuta successivamente, il figlio potrà aggiungere il cognome del padre. Ma, a dispetto dell’attuale legislazione, non potrà cancellare il cognome della madre. «Un punto fondamentale – spiega la relatrice Mussolini – che segna un cambiamento culturale e sociale: la madre che riconosce per prima il figlio non vedrà cancellato il proprio cognome se in un secondo momento il bambino verrà riconosciuto dal padre».

Equiparati finalmente i diritti di tutti i figli, ma nessuna apertura alle coppie di fatto. Lo specifica Paola Binetti, prima firmataria di una delle proposte di legge confluite nel testo unico: «Il principio è quello di equiparare i diritti dei figli. Ma rimane la distinzione tra le diverse relazioni tra genitori». Dopo il sì della Camera, il testo passa al Senato.