Sulla monnezza De Magistris fa promesse impossibili

Sulla monnezza De Magistris fa promesse impossibili

Luigi De Magistris, neosindaco di Napoli con il 65,3% delle preferenze, promette la monnezza via dalle strade. Promette una guerra alla cattiva amministrazione e ai tanti interessi legati alla raccolta e la gestione della spazzatura. L’ex Pm lo ha più volte ribadito in campagna elettorale:«Per comprendere bene il tema dei rifiuti a Napoli è utile comprendere che si parte da un fallimento, con discariche che hanno prodotto un’emergenza ambientale e sanitaria. Con il mio progetto sono sicuro invece di arrivare nei primi sei mesi ad avere un 70% di produzione differenziata». Concetto ribadito anche ieri con l’annuncio della prima delibera per i rifiuti mentre per ora si punta a liberare le strade portando i rifiuti in altre regioni italiane per evitare il rischio epidemia. Ma come riuscire in sei mesi a portare avanti con successo la lotta ad una «emergenza» che dura da 20 anni?

Il primo problema arriva dalla volontà della Regione Campania (guidata dal presidente di centrodestra Stefano Caldoro) che spinge per il secondo termovalorizzatore, dove bruciare i rifiuti per generare energia e ricavi, da affiancare all’impianto napoletano di Acerra. «Chi è contro la realizzazione del termovalorizzatore è contro Napoli» è la posizione del governatore Caldoro. Una divergenza di interessi e di politiche con De Magistris che è invece convinto che il secondo impianto nelle regione sia superfluo. Ma come riuscire dove ha fallito la politica dell’ex governatore Antonio Bassolino che, grazie ai poteri da commissario straordinario per l’emergenza, ha trasferito in Germania una media di mille e 200 tonnellate di spazzatura ogni giorno spendendo 800 milioni di euro in 8 anni?

L’obiettivo per il nuovo sindaco è arrivare al 70% della raccolta differenziata entro sei mesi. Oggi il capoluogo campano è fermo al palo con appena il 18,6% secondo i dati Istat 2010. La media italiana è del 29% mentre la migliore città italiana è la friulana Pordenone che arriva al 76,3%. Questo grazie all’avvio, nel 2009, del sistema di raccolta porta a porta con il ritiro periodico a domicilio che ha consentito di scalare la classifica partendo dal 46,3% del 2008. Insomma ci vuole tempo, oltre  a risorse e politiche virtuose, e solo dopo anni, forse, si raggiungono i risultati.

La strada percorribile è ovviamente la diminuzione della percentuale di rifiuti pro-capite, ma anche in questo caso Napoli ha il risultato poco invidiabile di 580,1 kg di produzione annua per abitante. La migliore è la città veneta di Belluno, poco sotto a 400 Kg, ma anche i capoluoghi campani di Avellino (432,5 Kg/abitante) e Caserta (457,7 Kg/abitante) che riescono a contenere la quantità nonostante la perenne emergenza di tutta la regione. Ma aumentare la differenziata significa aumentare la percentuale di umido (la frazione organica di cucina) che, opportunamente trattata, rappresenta quasi il 40% di quanto finisce in pattumiera. Ma a Napoli e in tutta la Regione Campania non esiste l’impianto per il trattamento della frazione organica e l’unico sito di Pomigliano d’Arco è ancora in fase di realizzazione. Ultimo problema: dove trovare le risorse per attuare il piano dei rifiuti targato De Magistris se lo stesso neosindaco vorrebbe eliminare la tassa dei rifiuti?

michele.sasso@linkiesta.it
 

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