All’Inter resta il tavolino, senza lo scudetto

All’Inter resta il tavolino, senza lo scudetto

Altro che scudetto a tavolino, anche l’Inter doveva finire in B o per lo meno subire una penalizzazione. Ma tutto è malinconicamente prescritto. In vista del 18 luglio, quando il Consiglio Federale deciderà (ma poi deciderà?) su quel che resta di una commedia all’italiana, il Procuratore Palazzi ha comunque messo nero su bianco le sue conclusioni. Che coinvolgono quel sant’uomo di Giacinto Facchetti, nella parte sgraziatissima del cercatore di favori arbitrali. Si chiude una pagina amara del nostro amato calcio, con la consapevolezza che quello scudetto 2006 non è più di nessuno. Del resto, l’idea (malsana) di credersi legittimi eredi della perduta verginità bianconera era un atto scellerato già sul piano puramente sportivo, dovendo il calcio misurarsi solo con i rovesci e le sconfitte del campo, più che con tavolini sghimbesci che tolgono a questo per dare a quello.
Lo scudetto 2006 assegnato all’Inter per decreto ministeriale valeva nulla allora, figuriamoci adesso a cinque anni di distanza, in più con le rivelazioni di Stefano Palazzi.
Da che parte ricominciare, allora, per immaginare una nuova decenza? Ci sono molti modi per farsi ancora del male e le cronache degli ultimi tempi ne danno larghissimo conto. Ma se addirittura da un convegno nazionale del Pdl s’alza alto e forte, forse altino e fortino, l’appello al “partito degli onesti”, noi qui praticoni del calcio saremmo già soddisfatti almeno di una “banda degli onesti”.