In Italia 30 milioni di scommettitori. E 500mila affetti da ludopatia

In Italia 30 milioni di scommettitori. E 500mila affetti da ludopatia

Si chiama ludopatia, o gioco d’azzardo patologico. È una malattia ancora poco conosciuta eppure ne Italia ne soffrono da 500 a 700mila persone. Sono i malati delle scommesse, i dipendenti delle lotterie. Secondo un recente studio Eurispes nell’80 per cento dei casi si tratta di uomini. Molti giovani e giovanissimi, anche se la fascia d’età più coinvolta è quella tra i 40 e i 50 anni. Persone incapaci di resistere all’impulso e all’urgenza di scommettere.

«È più facile che succeda a persone che sono alla ricerca di sensazioni forti» ha spiegato qualche settimana fa in un’intervista al Messaggero Luigi Janiri, il direttore dell’unità dipendenze comportamentali del Policlinico Gemelli di Roma. Nella struttura ospedaliera è stato organizzato uno specifico programma di terapie di gruppo per “disintossicarsi” dal gioco. «Si sta male se non si scommette – continua Janiri – e si hanno crisi di astinenza come per le droghe e l’alcool». E nel 50 per cento dei casi per guarire dalla dipendenza è necessario seguire una terapia di almeno un anno.

Di fronte al problema della dipendenza dal gioco d’azzardo, la risposta della politica non sempre è all’altezza. Prima dell’estate fa il Senato ha votato all’unanimità alcune mozioni bipartisan per arginare i rischi legati al fenomeno. Mozioni che impegnano il governo a prevenire e reprimere il gioco illegale e regolare in modo più severo quello legale. Eppure, stando a quanto lamenta l’opposizione, i primi tagli alla sanità avrebbero interessato proprio i trattamenti terapeutici della ludopatia. Non bisogna dimenticare, poi, che il sistema dei giochi rappresenta ancora oggi uno dei contributi più rilevanti alle casse pubbliche. Solo nella manovra di luglio il gettito atteso dal pacchetto giochi equivale a quasi un miliardo e mezzo di euro in tre anni.

Il paradosso, così, è che a tutelare la salute dei giocatori sono le aziende del settore. A sfogliare l’ultimo bilancio di Lottomatica si scopre che le principali campagne di comunicazione contro i rischi di dipendenza sono studiate e finanziate proprio dal primo operatore di gioco in Italia. È il caso di “Gioca Responsabile”, un servizio realizzato in accordo con la Federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze. Attraverso un numero verde o un sito internet i giocatori a rischio – ma anche i loro amici e familiari – possono contattare un team di psicologi e uno staff di esperti (psichiatri, psicoterapeuti e legali) per raccontare i propri problemi e chiedere aiuto. Dati alla mano, il progetto funziona: dopo un anno di attività si sono registrati oltre 18mila contatti telefonici e 12mila accessi al sito. Quasi 2mila i giocatori affetti da ludopatia che grazie al servizio sono stati curati in apposite strutture di recupero. 

Particolare attenzione è dedicata al problema del gioco minorile. Un protocollo di intesa firmato tra Lottomatica e il Moige, il movimento italiano genitori, ha la finalità di prevenire la diffusione di rischi legati al gioco nei minori di 18 anni. Lo scorso anno è stata presentata la campagna informativa «18+ La prima regola del gioco”. Un progetto che ha visto stampare e distribuire oltre 175mila brochure per offrire informazioni ai genitori sui potenziali rischi connessi al gioco per i minori. Da pochi mesi, grazie a un accordo siglato con la Federazione italiana tabaccai, la campagna di comunicazione sarà presente anche nei principali punti vendita e centri commerciali del Paese. L’obiettivo del progetto “Gioca senza esagerare” – attivo da tre anni – è la sensibilizzazione dei soggetti adulti a comportamenti di gioco responsabile e moderato. Una capillare campagna informativa che ha coinvolto i principali quotidiani nazionali, quelli sportivi, la stampa free press ma anche i più importanti siti internet informativi e social network.

In collaborazione con il Centro interuniversitario per la Ricerca sulla genesi e lo sviluppo delle motivazioni prosociali e antisociali della Sapienza di Roma e GFK Eurisko, infine, lo scorso novembre il gruppo Lottomatica ha curato uno studio di mercato sulla società italiana. La finalità è quella di monitorare il fenomeno del gioco problematico: promuovendo la comprensione gli elementi di rischio e quantificando il fenomeno. Attraverso i risultati della ricerca è stato possibile tracciare un preciso identikit del giocatore “patologico”. È quasi sempre un uomo, vive da solo piuttosto che con partner e figli. È meno capace di gestire il denaro ed è quindi esposto a un maggior rischio di sovraindebitamento. Nella maggior parte dei casi ha iniziato a giocare presto e, spesso, ha avuto almeno uno dei genitori con problemi di gioco. A rischio, secondo i risultati, sarebbe l’1,71 per cento dei quasi 30 milioni di giocatori adulti italiani.