La strada (strettissima) che porta a un governo di salute pubblica

La strada (strettissima) che porta a un governo di salute pubblica

I mercati adesso fanno paura davvero. E la paura – lo sa bene Giulio Tremonti che ci ha scritto anche un libro – è il rovescio della speranza. Se Silvio Berlusconi dunque ha paura che siano banchieri e trader a far calare il sipario su questa stagione politica, ci sono tanti attori protagonisti della scena politica italiane internazionale che sulle spallate del mercato contano, e per le stessa ragione.

Dal colle più alto, il Quirinale del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si guarda con grande attenzione alla situazione, all’evoluzione dei mercati, e agli equilibri politici che possono uscire da settimane di turbolenze estive: con l’Italia che di colpo si scopre (o ammette di) essere l’anello debole della catena.

Le vie teoriche, si sa, sono poche: o un governo Berlusconi indebolito che tiene riuscendo in qualche modo a rassicurare i mercati; o elezioni anticipate all’autunno (sarebbe la prima volta nella storia); o un governo di salute pubblica: tecnico o tecnico-politico che sia.

Il nome di Mario Monti continua a correre: è il nome giusto se i grandi elettori sono i mercati. I nodi politici da sciogliere non sono pochi. Anzitutto: governo a termine o per chiudere la legislatura? Nel primo caso, bisognerebbe anzitutto convincere Monti a un’avventura dagli esiti incerti e dalla fine rapida e certa.
Nel secondo caso, tutto sommato, la prospettiva che può aprirsi per l’economista non è priva di soddisfazioni: nel 2013, a fine legislatura, si sceglierà anche il successore di Giorgio Napolitano. Un ruolo cui Monti può aspirare legittimamente e con consensi piuttosto ampi.

Ovviamente, non unanimi, perché ci sono tanti altri che potrebbero vedere in Monti, anzitutto, un concorrente forte rispetto alle proprie aspirazioni. Franco Marini, ad esempio, resta un candidato fortissimo alla successione a Napolitano. E Pierferdinando Casini che oggi ha dichiarato la propria contrarietà a un “governo tecnico”. Più malleabili, in parlamento, dovrebbero essere gli uomini legati a D’Alema e Veltroni: entrambi non escludono il Colle dal loro orizzonte futuro ma sanno bene che, dopo Napolitano, non potrà toccare alla loro età ancora “giovane” né, soprattutto, al loro passato di ex-comunisti.

Sulle obiezioni personalistiche, formalmente, tutti lasciano intendere che sono pronti a transigere: per rispetto alle esigenze superiori del paese, si intende. Ma poi, quando arrivasse il momento di trovare i numeri in Parlamento, si entrerebbe in una dinamica complessa, rischiosa, dagli esiti imprevedibili. Per questo, chi pensa seriamente ad un’alternativa a Berlusconi e a questo governo pensa anche a un “piano b”: un governo tecnico-politico, per esempio guidato da Beppe Pisanu o da Schifani, e irrobustito da qualche nome importante del panorama banco-finanziario italiano a garantire sui conti e le finanze agli occhi di Europa e mercati. 

Trovare prospettive programmatiche sarebbe altrettanto e più difficile. Ma almeno nessuno si intesterebbe troppi rischi né si troverebbe troppo legato a una prospettiva forte, destinata per definizione a sbarrare la strada a tanti professionisti della politica che da decenni lavorano a che arrivi il proprio turno.