L’ardimentoso La Russa cade sotto i colpi di un maglione

L'ardimentoso La Russa cade sotto i colpi di un maglione

La querelle del maglioncino, aperta con clamore da Sergio Marchionne appena sbarcato in Fiat, assume ora i tratti epici di una disfida militare e colpisce senza pietà il titolare della Difesa, “colpevole” d’essersi presentato a una manifestazione in Afghanistan (lo scambio di consegne tra Julia e Folgore) con un lupetto color topo morto e con pantaloni da bagonghi – almeno così fa capire una piccatissima nota degli ufficiali dell’Aeronautica. Il povero La Russa, già cadetto fascista, cade sotto il troppo crudele contrappasso di una prosa ardimentosa e senza cedimenti che ne mette alla berlina i tratti meno dignitosi: «La sua camicia azzurrina sportivamente slacciata – così inizia la nota dell’Aeronautica – ed il suo scuro maglioncino a “V” (oltre ai pantaloni troppo abbondantemente ricadenti sui talloni), certamente appropriati per presenziare a una cerimonia di scambio di gagliardetti fra bocciofile, non hanno conferito all’evento quell’importanza ch’esso si proponeva di raffigurare». Firmato: il Generale Giuseppe Lenzi. Che botta.
La nostalgia per l’Avvocato, a questo punto, sorge spontanea. Con Agnelli, il lupetto blu di Sergio M. non sarebbe passato, ma i costumi mutano e il costume pure. E tracima perfino al ministero.

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